Michel Petrucciani – il pianista dalle ossa di cristallo

Michel Antoine Petrucciani , noto pianista jazz francese, nacque a Orange, nel dipartimento di Vaucluse (amata e celebrata da Petrarca per le sue «Chiare, fresche et dolci acque»), il giorno 28 dicembre 1962. Era di origini italiane: il nonno era di Napoli, mentre il padre Antoine, meglio conosciuto come Tony, era un chitarrista dal quale il piccolo Michel assorbì subito la passione per la musica.
Dalla nascita fu colpito da una malattia genetica chiamata osteogenesi imperfetta, nota anche come “Sindrome delle ossa di cristallo”, che impedisce la crescita delle ossa e  lo costrinse a un’altezza inferiore al metro. Considerata la splendida carriera, i riconoscimenti ricevuti, ma soprattutto il carattere forte, combattivo e allo stesso sensibile,  è possibile capire quanto straordinaria sia stata i la sua voglia di riuscire, nonostante il suo handicap. Arrivò al punto di considerarlo  quasi un vantaggio che gli permetteva di dedicarsi totalmente alla musica, anche se per suonare doveva necessariamente utilizzare un dispositivo speciale, realizzato dal padre quando Michel era giovane, per poter raggiungere i pedali del pianoforte.
Morì a New York il 6 gennaio 1999, pochi giorni dopo il suo trentaseiesimo compleanno, in seguito a gravi complicazioni polmonari e fu sepolto al cimitero parigino di Père Lachaise, accanto alla tomba di Fryderyk Chopin.
Il sassofonista Wayne Shorter disse di lui: “C’è un sacco di gente in circolazione, cresciuta completamente e definita normale – che è nata con la giusta lunghezza delle gambe e delle braccia e cose del genere. Sono simmetrici e perfetti, ma vivono la loro vita come se fossero senza braccia, senza gambe, senza cervello. Io non l’ho mai sentito lamentarsi  di qualcosa. Michel non si guardava nello specchio e non si lagnava di ciò che vedeva riflesso. Era un grande musicista. Sì, un  grande musicista. Grande perché era  un grande essere umano che aveva la capacità di sentire e trasmettere agli altri le sue sensazioni attraverso la sua musica “.

 

petrucciani

 

Michel Antoine Petrucciani ( 28 December 1962, Orange, France – 6 January 1999, New York City, U.S.) was a famous French jazz pianist who was born with osteogenesis imperfecta, also known as ”glass bones,” a genetic disease that causes brittle bones and inhibited his growth (he was only three feet tall and weighed barely 50 pounds) . He had to be carried onto the stage, and had to use a special attachment to reach the pedals of the piano
He died from a pulmonary infection a short time after his 36th birthday. He was interred in Le Père Lachaise Cemetery in Paris, next to the tomb of Frederic Chopin.

American jazz saxophonist and composer Wayne Shorter summed up Petrucciani’s essential character and style in this quote:
There’s a lot of people walking around, full-grown and so-called normal—they have everything that they were born with at the right leg length, arm length, and stuff like that. They’re symmetrical in every way, but they live their lives like they are armless, legless, brainless, and they live their life with blame. I never heard Michel complain about anything. Michel didn’t look in the mirror and complain about what he saw. Michel was a great musician—a great musician—and great, ultimately, because he was a great human being because he had the ability to feel and give to others of that feeling, and he gave to others through his music.”

15 thoughts on “Michel Petrucciani – il pianista dalle ossa di cristallo

  1. Vederlo suonare era qualcosa di indescrivibile. Il suono inconfondibile della tastiera “accarezzata energicamente ” delle sue particolari e delicate mani rimarrà sempre nei cuori di chi ama la vera musica e i veri artisti.

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  2. Michel esplose davvero, a livello di fama mondiale, quando seguì un suo amico pittore che doveva reimbiancare la casa di Charles Lloyd. Se lo portò infatti dietro per farlo svagare e Charles, ospite impeccabile e generoso, lo fece alloggiare in una stanza di casa sua. Lloyd aveva smesso da tempo di avere entusiasmo nella musica. Per vari motivi: economici, artistici e non ultimo la difficoltà di avere a che fare con altri musicisti dall’ego magari smisurato ma a cui non corrispondeva altrettanto spessore artistico e tecnico. Stava di fatto smettendo di suonare. Però in casa c’era un piano e quando egli sentì inaspettatamente suonare questo meraviglioso essere umano rinchiuso in una coppa di vetro fragile, rinacque all’istante, prese il sax e iniziò a dialogare. Lo cooptò immediatamente. Da lì la stratosfera. Tra i tanti dischi in cui Petrucciani eccelle, ce n’è uno che toglie il fiato: “A night in Copenaghen” registrato nel 1984, subito dopo la formazione europea del nuovo gruppo di Lloyd. E come trascurare la versione di “Very Early” e di “Estate” incluse nel 1982 in uno dei suoi primi album in trio: “Estate”, appunto… 🙂

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