Melodia blu

salinger

“Blue Melody” (Melodia blu) è un racconto di J. D. Salinger, lo scrittore americano noto per il suo romanzo “The Catcher in the Rye” (il giovane Holden).  Questo racconto, pubblicato per la prima volta nel numero di settembre 1948 di Cosmopolitan, narra la tragica storia di una cantante jazz afro-americana, ispirata alla vita di Bessie Smith e originariamente intitolata “Needle on a Scratchy Phonograph Record” (Puntina su un disco graffiato)

Ne ho tradotto alcuni passi:
Durante la settimana di Natale Lida Louise iniziò a fare serate cantando da suo zio Charles. Rudford e Peggy (due bambini bianchi di Agersberg) riuscirono a ottenere il permesso, per la sua serata di apertura, di frequentare una fantomatica lezione di igiene a scuola. Quindi si trovavano lì anche loro: Black Charles li fece sedere al tavolo più vicino al piano e vi mise sopra due bottiglie di salsapariglia, ma erano entrambi troppo eccitati per bere. Peggy picchiettava nervosamente la bocca della bottiglia contro i denti anteriori; mentre Rudford non aveva neanche preso in mano la sua bottiglia.
….
Lida Louise cantò da Black Charles per circa sei mesi consecutivi. Poi Lewis Harold Meadows la sentì e la riportò a Memphis con lui. Se ne andò senza però mostrare un grande entusiasmo per la Grande Opportunità

Nello stesso settembre in cui Lida Louise ritornò ad Agersberg, Rudford era pronto per andare in collegio. Prima di andarsene, Black Charles, Lida Louise, la madre di Louise e Peggy gli offrirono un picnic di addio.

I bambini mangiarono tutto, poi Black Charles, tenendo fuori un’ultima costoletta per Peggy e un’ultima ala per Redford, legò perfettamente tutti i contenitori del cibo. La signora Jones si distese sull’erba e si addormentò. Black Charles e Lida Louise cominciarono a giocare a casinò. …
Rudford era coricato sull’erba e osservava le grandi nuvole di cotone che scivolavano nel cielo. Poi, quando il sole si offuscò momentaneamente, chiuse gli occhi per riaprirli aprì quando il sole tornò scarlatto contro le sue palpebre. Il mondo poteva anche finire mentre teneva gli occhi chiusi! E lo fece: il suo mondo, per lo meno.
All’improvviso udì un breve, terribile grido di donna dietro di lui. Girando la testa, vide Lida Louise che si contorceva sull’erba. Si teneva il piccolo ventre magro. Black Charles cercava goffamente di girarla verso di lui, per tirarla fuori in qualche modo dalla spaventosa e strana posizione che il suo corpo aveva assunto in un’apparente agonia. Aveva la faccia grigia.
Rudford e Peggy raggiunsero contemporaneamente il punto in cui i due si trovavano.
“Che cos’ha mangiato? Che cos’ha fatto?” chiese istericamente la signora Jones a suo fratello.
“Niente! Non ha mangiato quasi niente “, rispose Black Charles, disperato. Stava ancora cercando di fare qualcosa di costruttivo con il corpo contorto di Lida Louise. Un pensiero si affacciò alla mente di Rudford, qualcosa che proveniva dal volume di Pronto Soccorso di suo padre. Nervosamente cadde in ginocchio e premette l’addome di Lida Louise con due dita. Lida Louise rispose con un grido cocente.
“È l’appendice, si è perforata la sua appendice, o sta per farlo” informò freneticamente Black Charles. “Dobbiamo portarla in ospedale.”
…..

“Portala al Samaritan, in Benton Street”, disse Rudford a Black Charles …
“Ma il Samaritan è un ospedale privato,” disse Black Charles grattando le marce.
“Qual è la differenza? Sbrigati, sbrigati, Charles, “disse Rudford, …
La macchina finalmente raggiunse l’Ospedale Samaritan, a circa un miglio e mezzo di distanza.
“Va’ all’ingresso principale,” suggerì Rudford.
Black Charles lo guardò. “L’ingresso principale, ragazzo?” disse
” L’ingresso davanti, quello davanti,” disse Rudford, e diede un colpo sulle ginocchia dell’’uomo.
Black Charles obbedientemente percorse il vialetto di ghiaia e si fermò davanti alla grande entrata bianca. Rudford saltò fuori dalla macchina senza aprire la porta e si precipitò dentro.
Alla reception un’infermiera sedeva con gli auricolari in testa.
“Lida Louise è fuori, e sta morendo”, le disse Rudford. “Deve essere operata all’ appendice immediatamente.”

“Mi dispiace, ma le regole dell’ospedale non permettono di accogliere pazienti neri, mi dispiace molto.”
Rudford rimase per un momento a bocca aperta. … poi si voltò e corse fuori dall’edificio.
Tornò in macchina, ordinando: “Va’ al Jefferson, Spruce e Fenton”.
Black Charles non disse nulla. Avviò il motore – lo aveva spento – e partì velocemente facendo sobbalzare la macchina.
“Che cos’ha il Samaritan? È un buon ospedale,” chiese Peggy accarezzando la fronte di Lida Louise.
“No, non lo è,” disse Rudford, guardando dritto in avanti, cercando di non lanciare nemmeno uno sguardo laterale a Black Charles.
L’auto svoltò in Fenton Street e si fermò davanti al Jefferson Memorial Hospital. Rudford saltò giù di nuovo, seguito questa volta da Peggy.

“Per favore, affrettatevi, abbiamo una signora in macchina che sta morendo, la sua appendice si è perforata o qualcosa del genere. Fate in fretta, vi prego”
L’addetto si alzò in piedi facendo cadere a terra il suo giornale.
Seguì Rudford, che aprì la porta della macchina e si allontanò. L’ addetto guardò Lida Louise, pallida e sofferente, distesa sul sedile anteriore con la testa appoggiata alla testa di Black Charles.
“Oh, beh, io non sono proprio un dottore. Aspettate solo un secondo.”
“Ci aiuti a portarla dentro”, urlò Rudford.
“Solo un minuto”, disse l’addetto. “Chiamerò il chirurgo interno.” Se ne andò, entrando nell’ospedale con una mano nella tasca della giacca, solo per darsi una posa …
“Ascolti, lo so, non vuole accettarla, non è vero?”
“Aspetta solo un minuto, chiamo il chirurgo residente … e lascia andare la mia giacca, per favore, questo è un ospedale, figliolo.”
“Non lo chiami,” disse Rudford tra i denti. “Non chiami nessuno.”
“La porteremo in un buon ospedale. A Memphis. ” disse Rudford voltandosi,”Andiamo, Peggy. ”
Ma Peggy rimase in piedi per un momento. Tremando violentemente, si rivolse a tutti nella hall: “Accidenti a voi , dannazione a tutti voi!”
Poi corse dietro a Rudford.
La macchina ripartì ma non raggiunse mai Memphis. Non raggiunse neanche metà strada da Memphis.
Fu così: la testa di Lida Louise era posata sulle ginocchia di Rudford e finché l’auto si muoveva, i suoi occhi erano chiusi.
Poi all’improvviso, per la prima volta, Black Charles dovette fermarsi al semaforo rosso. Mentre la macchina era immobile, Lida Louise aprì gli occhi e alzò lo sguardo su Rudford.
“Endicott?” lei disse.
Il ragazzo la guardò e le rispose: “Sì, sono qui, tesoro!”
Lida Louise sorrise, chiuse gli occhi e morì.

(trad. L.Z.)

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