Cenerentola 2.0 🖊️

cenerentola
“Cenicienta” di Liliana Cacais

Cenerentola scese le scale di corsa. Era stata svegliata da un rumore di sedie smosse e sospettava che la colf si fosse messa a lavare il pavimento della cucina. Era una filippina di mezz’età che il padre, impietosito dalle mille incombenze domestiche che la matrigna e le sorellastre, nel loro grande astio, le affidavano in continuazione, aveva assunto perché la affiancasse almeno nelle faccende più pesanti.
Cenerentola l’aveva accettata obtorto collo, ma su una cosa era stata intransigente: la cucina doveva restare il suo regno, spettava esclusivamente a lei che, da brava donnina di casa, trovava una gran soddisfazione nel vederla brillare. Soprattutto da quando la madrina le aveva fatto conoscere quei detersivi miracolosi che facevano scintillare tutto.
E ora non voleva che Filippa invadesse il suo regno, con quei prodotti naturali come la semplice acqua e aceto che le piaceva utilizzare su tutto, come nel suo paese del terzo mondo. No, il pavimento della cucina andava lavato con Pavimar, che la piastrella fa brillar.

“Pippa, cosa stai facendo?”, le chiese prima ancora di entrare. “Giù le mani dalla mia cucina”.
Le tolse con uno strattone secchio e straccio e la spedì a pulire i bagni. Le mise in mano un flacone di  Tuttofare, che leva anche la minima traccia di calcare, consapevole però che la filippina avrebbe usato anche lì acqua e aceto.
Quel giorno le sorellastre e la matrigna erano indaffarate in altre occupazioni, perciò non vennero spesso a importunarla in cucina. Apparivano di tanto in tanto indossando l’abito elegante che avrebbero messo la sera, al ballo dell’impresario più potente del paese, sperando di farla morire di invidia.
Ma Cindy, come le piaceva farsi chiamare, non sollevava neppure lo sguardo dalle pentole di rame che si era messa a lucidare con tanta lena, usando una nuova pasta vischiosa che sapeva di gelsomino. Si trattava dell’ultimo dono della madrina: Abrasìo, che al rame dona luccichio.
Ma il dono più importante sarebbe arrivato quella sera, un abito elegante con cui sgusciare fuori di casa e infilarsi al ricevimento a palazzo. La madrina le aveva detto che era un’opera d’arte, una vera opera d’arte perché intendeva sottrarlo al museo degli abiti teatrali per alcune ore. L’unico inghippo era che andava rimesso al suo posto poco dopo mezzanotte, in tempo per il primo giro d’ispezione notturno.

Lentamente arrivò la sera, le sorellastre e la matrigna, per quella giornata troppo impegnate per dedicarsi al solito mobbing, le concessero di dare un’ultima occhiata al loro abbigliamento, prima di uscire con fare altezzoso.
Alle dieci arrivò la madrina con un gran pacco contenente il vestito che: era favoloso, tutto pizzi e brillantini, ricami e piume.
In un pacco più piccolo aveva le scarpe, che non aveva potuto sottrarre perché quelle in esposizione erano tutte troppo grandi per il piedino minuscolo di Cindy. La ragazza le accarezzò con amore, facendo scorrere le dita sul tacco a stiletto che nemmeno le sorelle avevano mai portato.
“Devi rendere anche queste?” si informò.
“No, queste sono il mio regalo per te. Puoi tenerle. Ma ora preparati perché il taxi con cui sono venuta è fuori che attende.”
Come un fulmine Cenerentola scivolò dentro la ricca veste e le scarpine dal tacco 12 che le calzavano a pennello.

Quando arrivò a palazzo, la festa era al suo culmine, con musica, chiacchiere e risate. Entrò di soppiatto, felice che nessuno chiedesse di vedere un biglietto che non possedeva. Forse, essendo il ballo già in pieno svolgimento, i massicci vigilanti non controllavano più le varie entrate e uscite da palazzo.
Si portò in un angolo, per osservare incantata la splendida scena che si offriva al suo sguardo, cercando di evitare matrigna e sorellastre. A dire il vero queste si accorsero della presenza di una stupenda giovane con addosso un abito da favola, la squadrarono da capo a piedi per trovare qualcosa da criticare, ma non la riconobbero, tanto grande era il cambiamento che quegli abiti eleganti avevano prodotto in lei.

Quando il padrone di casa le passò accanto, volteggiando con un’insulsa biondina con la faccia da cavalla, si bloccò ad ammirarla. Accompagnò in tutta fretta a sedere la sua dama e corse da lei, invitandola a ballare.
Danzarono una, dieci, cento volte. Il ricco industriale non riusciva a lasciarla andare, temeva che qualcun altro potesse rubargliela. E anche quando il suo segretario andò a fargli notare che stava contravvenendo all’etichetta, secondo la quale doveva dare a tutte le giovani l’opportunità di ballare con lui, lo allontanò con un gesto di impazienza.

Mezzanotte arrivò in un baleno e il pendolo fece risuonare i suoi rintocchi. Cindy all’inizio finse di non udirli, ma poi, pensando ai guai in cui avrebbe messo la madrina, l’unica persona al mondo che si preoccupava per lei, decise di andarsene. L’imprenditore però la stringeva con passione, non voleva lasciarla allontanare dalle sue braccia. Alla fine, tuttavia, la ragazza riuscì a liberarsi e fuggì via. Per essere più veloce si tolse le scarpette tacco 12, ma ne perse una mentre correva. Non si fermò a raccoglierla, pur rimpiangendo la tragica perdita.

Fu l’industrialotto a scorgerla e a raccoglierla dal suolo: la accarezzò, la baciò e ne aspirò il profumo con voluttà provocandosi una evidente reazione fisica di piacere.
Al momento però si sentiva romantico, e quell’ oggetto indossato da quella ragazza favolosa che gli aveva fatto perdere la testa al punto da fargli dimenticare di chiederne il nome era una dolce metonimia.
Fece appelli per ritrovarla, fece affiggere manifesti che ritraevano la scarpina, ma invano. Allora si decise all’azione e con la scarpetta in mano, vagò per tutto il suo impero, un ricco stalker assistito da decine di aiutanti.
Ma lei non voleva essere scoperta, ci aveva ripensato e non le piaceva molto quel padrone che per trovare moglie aveva avuto la necessità di organizzare un ballo, quasi un concorso, per decidere chi fosse la più carina, socievole, la meglio vestita e ingioiellata, quella capace di danzare con maggior maestria.
Con tutto quello spiegamento di mezzi e quel lavoro sinergico, alla fine l’uomo riuscì a scovarla. Cindy ci pensò un po’, poi accettò di sposarlo, solo per uscire da quella casa dove si sentiva mobbizzata da tutti.
E così vissero felici e contenti.

Per sempre?

No, per quasi tutta la durata della luna di miele, quando lui la coccolava regalandole ogni giorno un diverso paio di scarpine, simbolo del loro incontro. Poi lei capì che forse quell’uomo era un po’ stravagante e non così così abile a gestire un impero. Aveva avuto bisogno di lanciare una specie di contest, organizzando un ballo per trovare una sposa, con tutte le ragazze ben felici di lasciarsi scegliere senza far la fatica di dover decidere, e non sembrava in grado di prendere la benché minima decisione se prima non emanava bandi anche sulle operazioni più insignificanti, facendo affondare la sua colossale impresa in un pantano di burocrazia.
Quello che però la sconvolse maggiormente fu la scoperta che lui era un lurido feticista. All’inizio le era sembrato divertente che le regalasse tutte quelle scarpette e le chiedesse di indossarle mentre facevano l’amore, scegliendole lui con grande meticolosità. Lei acconsentiva anche se spesso non ne aveva una gran voglia, soprattutto quando aveva i piedi gonfi per la stanchezza, dopo aver girato a destra e a sinistra, in cene di rappresentanza o visite di cortesia, ma si sa, lei aveva una lunga esperienza di rassegnazione, quasi si fosse abituata ai soprusi.
Ma quello che la fece esplodere accadde una notte, fu quando lo scoprì in bagno intento a far l’amore da solo: lui e una delle sue scarpe.
Quanto tempo aveva passato a cercarla, quella scarpina rossa col tacco a stiletto, che mancava dalla sua scarpiera!

Luisa Zambrotta

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28 thoughts on “Cenerentola 2.0 🖊️

  1. La prima fase è quella della negazione age del rifiuto. L’atteggiamento più comune in questa secuencia è del tipo: “Accidenti, accidentaccio! Ma proprio a new me doveva succedere?! Caratteristico a me deve capitare che il MIO matrimonio finisca? Non ci posso credere. Non ci voglio credere. Farò di tutto per evitare questo, perché questo non accada! ” E intanto tuo marito se ne è già andato e ha persino una nuova fidanzata…

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