“La ragazza con il cappotto rosso” di Nicoletta Sipos 📕

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Quando muore sua madre Sara, Nives Schwartz deve occuparsi di tutti quei compiti di cui di solito si fa carico una figlia, cioè “distribuire mobili, tappeti, cristalli e argenteria – i consueti tesori di una residenza borghese – tra i pochi parenti disposti ad accettarli. Sembra impossibile, ma abbiamo tutti così tanto che nessuno ha spazio per i ricordi altrui.”
Non avrebbe mai pensato che la vita della donna riservasse dei segreti, ma deve ricredersi quando, tra le mille cose, scopre una vecchia scatola di latta. che sembra stridere con l’ordine della madre.
Dentro ci trova una vecchia fotografia che ritrae due giovani sconosciuti, qualche biglietto e una lettera, che non vorrebbe leggere, per non violare l’intimità di Sara, ma che sembra chiamarla in modo quasi irresistibile. Ne derivano mille scrupoli:

“Che diritto avevo di entrare in segreti che non mi riguardavano? Ma la curiosità è stata più forte della discrezione. Ho aperto la busta e mi sono trovata con il cuore in gola per la prima frase che mi è saltata agli occhi: “Sono un’assassina”.

Nives è incuriosita e, pur sentendosi colpevole, non riesce a resistere e si mette a leggere quella lunga lettere, inviata nel 1965 e firmata da una certa Bekka Kis.

Mentre ripiegavo la lettera – ricacciando i residui sensi di colpa – mi sono chiesta chi fosse questa Bekka Kis e quale infamia avesse sulla coscienza. Non ricordavo di averla incontrata, anche se il nome mi suonava familiare. Il riferimento alle mani insanguinate era una figura retorica o questa donna era stata veramente complice di uno sterminio?
E chi era il misterioso Gábor? Ma soprattutto, quale ruolo aveva avuto mia madre nel dramma? Non riuscivo a credere che si fosse resa complice di un delitto. Ero sicura, invece, che si fosse limitata a sostenere la sua amica: del resto, la lettera portava in questa direzione. O forse mi stavo illudendo. Fatto sta che, più tentavo di pensare ad altro, più scoprivo che era impossibile togliermi quella lettera dalla testa.”

Nives entra così in un mondo di segreti di cui non sospettava l’esistenza, quello delle paure di Bekka, il suo tormento per essere sopravvissuta alla Shoah, aver perduto tutto ciò che amava e, forse, aver causato la morte di tanti.
Da quel momento, per Nives inizia un’indagine per ritrovare Bekka, una ricerca che la condurrà nel clima dell’Ungheria della Seconda guerra mondiale-
Ma non sarà solo una storia di dolore, deportazione, morte, perché parlerà anche di amore e speranza.

Il cappotto rosso “da signorina” appartiene a Bekka, ragazza ebrea tenace, coraggiosa e un po’ ribelle, decisa a salvarsi a qualsiasi costo, che lotta per sopravvivere con una determinazione che le vale il rispetto dei suoi aguzzini. Quel cappotto è un dono per il suo compleanno, ricevuta poco prima di venir caricata con la sua famiglia su di un treno e diventerà un po’ il suo talismano durante le mille peripezie di quegli anni drammatici.

📕📕📕

Accanto alla storia di Bekka, nel libro sono raccolte altre testimonianze di sopravvissuti alla Shoah e ai molti drammi del Novecento, testimonianze di grandi dolori, ma talvolta anche di straordinaria generosità.

 

 

 

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