Manet e la sua modella🎨

Édouard Manet, morto a Parigi il 30 aprile 1883, è stato il maggiore interprete della pittura pre-impressionista.

Nella sua passione per il nudo femminile si cela anche la sua storia d’amore con la modella Victorine Meurent, la musa dai capelli rossi, che appare nel provocatorio DĂŠjeuner sur l’herbe (1863)

A destare scalpore in questo quadro fu la presenza di quella donna senza veli , che non era una divinitĂ  classica o un personaggio mitologico, perfettamente a suo agio tra due uomini borghesi vestiti di tutto punto e impegnati in una conversazione. La tela, criticata anche per la spregiudicata tecnica pittorica, priva dei chiaroscuri e di un solido reticolo prospettico, fu ricoperta di vituperi da parte della benpensante borghesia parigina.

La relazione clandestina tra il pittore e la sua modella, amante e aspirante pittrice, era diventata un’ossessione: le sue continue sparizioni e i tradimenti, la rendevano oggetto ancora più proibito del desiderio del pittore, legato a lei da una grande passione, nonostante il matrimonio con Suzanne Leenhoff.

Olympia Edouard_Manet_

Ancora più violento fu lo scandalo che suscitò due anni dopo, nel 1865, l’esposizione di un’altra opera al Salon di Parigi: l’Olympia. La tela suscitò reazioni furibonde, esacerbate anche dalle novità pittoriche che vi erano state introdotte.
Un critico la definĂŹ un’«odalisca dal ventre giallo […] ignobile modella pescata chissĂ  doveÂť, e il pubblico era risentito perchĂŠ vi vedeva una prostituta d’alto bordo, per di piĂš ben riconoscibile. Ciononostante continuò ad accalcarsi per vedere la tela incriminata.
Alcuni però, trovandola indecente, tentarono di sfondare  il dipinto con i loro ombrelli, per cui il quadro venne dapprima messo sotto la custodia di due poliziotti, e poi appeso molto in alto, al di sopra di un gigantesco portale, in corrispondenza dell’ultima stanza del Salon.

Sebbene il nudo di donna fosse stato spesso protagonista nella pittura, avvallato da temi storici, mitologici (basti pensare alle Veneri di Giorgione e Tiziano, alla Maya di Goya, alle Odalische di Ingres), in nessuna di quelle opere la rappresentazione di un corpo femminile, che guarda davanti a sĂŠ in modo indifferente, senza intenzione di sedurre a dispetto della nuditĂ , rimandava all’idea di una prostituta. E che lo fosse era dimostrato da molti dettagli: la presenza della serva nera (figura frequente all’interno dei bordelli) che le porge un mazzo di fiori, probabile omaggio di un cliente in attesa, il braccialetto e gli orecchini, il piede sinistro con una vezzosa pantofola da cortigiana, il malizioso nastrino di raso nero simile a quello indossato dalle bariste delle Folies-Bergère, la mano impudica appoggiata sul ventre. Lo stesso nome, Olympia, rimandava alle cortigiane.

Anche la tecnica utilizzata da questo pittore audace e anticonvenzionale, desideroso di rompere i ponti con il passato e convinto che prima o poi i suoi meriti sarebbero stati apprezzati, l’allontanava dalla pittura accademica, con la testa della serva e il gatto nero (non un cagnolino simbolo di fedeltà) che quasi si perdono nello sfondo scuro. Manet non definisce le forme, non impiega mezze tinte e chiaroscuro. Semplicemente fissa sulla tela il presente della donna, come in un’istantanea, spianando quasi la strada al presente degli impressionisti.

18 thoughts on “Manet e la sua modella🎨

  1. Amo la storia dei pittori! Ti ringrazio per queste interessanti notizie su questo pittore e quadro molto bello e molto ammirato. La modella sembra voglia alzarsi da un momento all’altro tanto è pitturata bene!!! 🙂

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