Tamara e il Vate (1)

Oggi ricorre l’anniversario della nascita della pittrice polacca Tamara de Lempicka, nata a Varsavia il 16 maggio 1898.

Nel 1927 fu ospite di Gabriele d’Annunzio al Vittoriale e a lei ho dedicato un capitolo nel racconto lungo (o romanzo breve?) “Le Donne del mio Vate”.

Tamara

cap. 5 – TAMARA (prima parte)

La Polacca è una donna in cui non sono mai riuscita a trovare alcun aspetto accettabile. Ricordo quanto il mio poeta guerriero avesse desiderato incontrarla, forse attratto dalla sua ambiguità, per cui, quando lei si era offerta di ritrarlo, aveva accettato la proposta e l’aveva invitata nella villa.

Lo trovavo ancora affascinante il mio Vate, anche se avanti con gli anni e il fisico che cedeva un po’ (ma non ancora al punto di doverlo già nasconderlo sotto il camicione con il buco davanti), ormai completamente calvo e cieco da un occhio.

La visita della “cavallona” avrebbe fornito anche a me un rilassante intervallo, mi avrebbe permesso di sottrarsi alle pressanti richieste di lui. Anche se non più giovane, lui esigeva sempre nuove badesse, mi coinvolgeva nei suoi giochi à trois, per non parlare di quelle prestazioni in cui diceva che solo io, la sua Aélis, ero un’eccellente maestra. E pensare che il sesso, a me, non è mai piaciuto!

Il soggiorno di Tamara de Lempicka era stato quindi accettato di buon grado non solo da me, ma anche da Luisa. Purtroppo né noi, né il Comandante ritenevamo che una donna avrebbe potuto irritarlo tanto, o ostinarsi a creare una macchia così ardita con quel suo abito di mussolina rossa nel sommesso santuario dedicato al culto del mio Eroe.

Il suo arrivo al Vittoriale era stato persino festeggiato dallo sparo di alcune fastidiose cannonate, accompagnate dall’augurio altisonante “Alla Polonia indipendente! Alla vostra arte! Alla vostra bellezza!”

Gabriele, sicuro di sé, faceva sfoggio di tutto il suo potere seduttivo, passando dall’elegante virtuosismo oratorio e le meravigliose doti persuasive della sua voce, ad approcci sempre più arditi. Giocava su un terreno favorevole: in genere nessuna ospite gli resisteva. Tutte rimanevano soggiogate dal suo fascino e dall’ostentazione delle sue capacità amatorie.

“Sapete chi è la direttrice della casa? Quell’Aélis, che è venuta a portarvi il mio buon giorno. Lei è la guardiana dei miei “capitoli”» le aveva detto un giorno, in tono ammiccante, quasi a volerla ingelosire. E poi aveva aggiunto: “Sapete? Terrorizza tutte le mie donne. Ultimamente avevo qui un’amica, una romana, che mi ha spremuto ben tre capitoli in una notte. “

Dall’uscio ho capito che Tamara taceva, forse imbarazzata, o perché non sapeva cosa dire. Ma il poeta, incurante, aveva proseguito imperterrito nel suo elogio, in cui aveva sottolineato le mie premure: “Allora sapete cos’ha fatto? È andata da lei e le chiesto se era quello il modo di comportarsi: non era un facchino quello che la teneva tra le braccia!”. Il mio era stato un gesto di cura affettuosa, ma, messo in quei termini, mi faceva quasi apparire come una comica donnetta petulante.

A Tamara però il discorso era parso così poco elegante che gli aveva detto seccamente di esserne nauseata.

(1. continua)

24 thoughts on “Tamara e il Vate (1)

  1. Bonjour ou bonsoir mon Ami ,Amie LUISA

    Notre amitié elle est importante pour moi
    Tes petits messages déposés sur mon blog
    C’est comme une flamme d’un feu de bois
    Qui dans mon cœur me met de la joie
    Cette amitié je la regarde comme le soleil ou une étoile qui brille dans le ciel
    Elle reste éternelle
    En attendant je te dis bonne journée ou belle soirée
    Bisous amicales

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