La triste infanzia di Giambattista Vico ①

Casa_Vico

Oggi ricorre l’anniversario della nascita di Giambattista Vico, il pensatore dei corsi e dei ricorsi storici, noto per il suo concetto di verità come dato di fatto (verum factum) secondo cui è possibile conoscere solo ciò che si è in grado di fare.

Nacque il 23 giugno 1668 in un bugigattolo sopra la libreria di suo padre in Via San Biagio dei Librai nel centro storico di Napoli, terzultimo di otto figli, e fu battezzato nella vicina Chiesa di San Biagio, all’angolo con via San Gregorio Armeno.

Fausto Nicolini nella “Giovinezza di Giambattista Vico” così descrive l’abitazione paterna: «una topaia lunga sei metri, larga tre, priva finanche di cucina e con non altro sfogo che la botteguccia sottostante, quasi tutta ostruita dal bancone di vendita e dagli scaffali, e una finestrella sulla strada, da cui per la strettezza di questa e l’altezza dell’edificio sottostante, più che aria, sole e luce penetravano polvere, tempo e clamori»

Nel 1775, in quei miseri locali, ebbe un grave incidente, che lui stesso descrisse nella “Vita di Giovambattista Vico scritta da se medesimo

“[…] fanciullo, egli fu spiritosissimo e impaziente di riposo; ma in età di sette anni, essendo col capo in giù piombato da alto fuori d’una scala nel piano, onde rimase ben cinque ore senza moto e privo di senso, e fiaccatagli la parte destra del cranio senza rompersi la cotenna, quindi dalla frattura cagionatogli uno sformato tumore, per gli cui molti e profondi tagli il fanciullo si dissanguò; talché il cerusico, osservato rotto il cranio e considerando il lungo sfinimento, ne fe’ tal presagio: che egli o ne morrebbe o arebbe sopravvivuto stolido.”

La previsione dei medici che il piccolo sarebbe stato destinato a morire presto oppure a restar “stolido”, fortunatamente non si avverò.
La frattura al cranio richiese ben tre anni di cure, durante i quali Giambattista non poté frequentare la scuola, ma riuscì ad aver salva la vita e mantenere inalterate le sue capacità mentali.

Quello che non recuperò fu l’antica allegria. Il suo carattere si modificò e, come lui stesso scrisse, “dal guarito malore provenne che indi in poi e’ crescesse di una natura malinconica ed acre”.
Neppure il corpo si rinvigorì molto: fu gracile, di salute cagionevole, minacciato perennemente dalla tisi, un insieme di cose che gli fecero affibbiare il nomignolo crudele di master Tisicuzzus.

(① continua)

8 thoughts on “La triste infanzia di Giambattista Vico ①

  1. Su filosofi di salute cagionevole, ci fu anche il nostro Gramsci. Da piccolo si ammalo’ gravemente, in famiglia prepararono per il funerale, bara compresa, posto in una stanza della casa natia, pronta ad accoglierlo da cadavere. Sopravvisse, come sappiamo. Le sue condizioni fisiche sono da me paragonate circa a quelle di Giacomo Leopardi. Un amico, stavamo parlando di Leopardi, disse “era anche malandato fisicamente, vero? Come era di salute”. E io: “guarda, Leopardi di fisico cagionevole era…come Gramsci pressappoco…”, e lui. “ah, ho capito…”. Ciao Luisa.

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