L’ intraprendente Caterina la Grande

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Fyodor Rokotov (1763)

Ekaterina II Alekseevna di Russia, conosciuta come Caterina la Grande, fu imperatrice di Russia dal 9 luglio 1762 (quando con un colpo di stato detronizzò il marito) fino alla sua morte nel 1796

Sedicenne, sposò il futuro Pietro III ma il matrimonio si rivelò presto infelice poiché il marito, violento e incline a ubriacarsi, era ostile nei suoi confronti. Ignorata dal marito, si dedicò alle letture, che includevano anche Voltaire, Diderot e Montesquieu, e si tenne informata sugli eventi della Russia, diventando ben presto popolare presso molti gruppi di opinione, che si opponevano a Pietro.

Sembra che i due non avessero una vita intima e fu proprio la zarina Elisabetta che la gettò tra le braccia del suo primo amante, allarmata dal fatto che il nipote e la moglie non avessero ancora generato un erede.
Ebbe un figlio, Paolo, dall’aitante ciambellano Sergej Saltykov subito inviato all’estero, in modo da non parlarne con nessuno, e poi una figlia, Anna, dal futuro re di Polonia, che però morì a poco più di un anno dalla nascita.
Poi fu la volta del conte Grigorij Orlov, da cui ebbe un terzo figlio, nato nell’aprile 1762, in concomitanza con l’ascesa al trono di Pietro III, alla morte della zarina Elisabetta.
Durante la gravidanza, Caterina riuscì a nasconderla al marito. Ma come fare per il parto?
Un fidato servitore di Caterina trovò la soluzione. Sapendo che a Pietro piaceva vedere le case bruciare, appiccò il fuoco alla sua abitazione di San Pietroburgo. E mentre l’Imperatore correva ad ammirare l’incendio e le operazioni di spegnimento, Caterina diede alla luce un bambino che poi venne affidato alle cure del devoto servitore e in seguito fatto conte.

Il nuovo zar Pietro III era considerato un uomo infantile e stralunato, incapace di regnare in maniera efficace e dopo pochi mesi venne estromesso dal potere. Fu imprigionato nella fortezza di Ropša, ove morì poco dopo.
Il referto ufficiale di morte riportava numerosi problemi fisici, peggiorati dal prolungato abuso di alcolici, ma molto probabilmente fu ucciso da uno dei fedelissimi della zarina, intenzionata a liberarsi definitivamente dello scomodo marito.

Dopo la sua morte, si presentarono a corte svariati falsi Pietro III, che dichiaravano di essere miracolosamente sopravvissuti alle trame della zarina, il più famoso dei quali fu il contadino cosacco Emel’jan Ivanovič Pugačëv che guidò una rivolta duramente repressa nel 1774.

Caterina fu uno dei più significativi esempi di dispotismo illuminato. Sotto il suo regno l’Impero russo accrebbe la sua potenza e visse uno dei periodi di maggior riconoscimento a livello europeo.

Come tutti gli uomini che lo avevano preceduto anche l’amante del momento, Orlov, venne liquidato, nonostante il dono di un meraviglioso diamante noto come il diamante Orlov (186,62 carati) nel disperato tentativo di riconquistare la zarina.

In età matura gli amanti si moltiplicarono: come il giovane e sofisticato Aleksandr Vasil’čikov, trattato alla stregua di un gigolò, o il militare Grigorij Potëmkin, con il quale alcuni storici credono si sia sposata segretamente. A lui fu dedicata, verso la fine del XIX secolo, l’omonima corazzata ammiraglia della flotta russa del Mar Nero che, nel 1905, partecipò alla rivolta contro il regime zarista: episodio ispirò il film “La corazzata Potëmkin” di Sergej Ejzenštejn.

Fu lo stesso principe Potemkin, alla fine della loro lunga relazione, che scelse i suoi amanti successivi, tra cui Dimitrev-Mamonov, che ebbe l’audacia di abbandonare l’imperatrice sessantenne per una damigella d’onore di sedici anni, che poi sposò. Si narra che l’amareggiata Caterina, incapace di credere che un suo amante potesse tradirla per una ragazza che avrebbe potuto essere sua nipote, fece diffondere voci sul fatto che fosse impazzito. Circolò addirittura il pettegolezzo che per vendicarsi avesse inviato poliziotti travestiti da donna per frustare la ragazza in presenza del marito.
Il lato intraprendente del carattere della zarina, soprannominata la Messalina della Neva, era argomento di discussione presso la corte, il popolo e gli altri reami europei, ma lei non se ne curò mai.

Nel corso dei decenni molte leggende si diffusero attorno alle sue passioni e alle sue abitudini. Pare che amasse convocare i servitori nelle sue stanze per farsi sfiorare il corpo con delle lunghe piume in modo da ottenere piacere, per poi congedarli con alterigia e disprezzo.
Si racconta anche che le piacesse passare in rassegna i suoi pretoriani, mentre questi stavano ritti sull’attenti esibendo il pene in erezione.

Altre leggende riguardano l’arredamento delle sue stanze del piacere: pare che possedesse una poltrona “da cavalcata” la cui forma e dimensioni le permettevano di posarsi comodamente per fare sesso in posizione attiva sul corpo dell’uomo seduto. In alcune stanze del Palazzo d’ Inverno la zarina Caterina conservava molteplici oggetti stravaganti che le consentivano di soddisfare le sue fantasie sessuali: tavoli, orologi a pendolo, lampadari, mobiletti di forma erotica, stampe lascive.

Dopo la Rivoluzione russa del 1917, furono rinvenuti in uno scantinato del Palazzo dello Zar svariati giocattoli sessuali, con tutta probabilità appartenuti a Caterina, che però poi andarono dispersi o perché spostati dai Russi nel corso dell’avanzata tedesca durante la seconda guerra mondiale e poi dimenticati o non esposti per motivi di “censura”, oppure a causa del saccheggio perpetrato dai nazisti stessi.

Caterina la Grande morì il 6 novembre 1796, dopo trentaquattro anni di regno e venne sepolta nella cattedrale dei Santi Pietro e Paolo a San Pietroburgo, accanto al marito per volere del figlio Paolo. Il nuovo zar, tirannico e reazionario (nel 1801 fu ucciso da un gruppo di congiurati), decise che da allora in avanti il diritto al trono fosse riservato soltanto al primo figlio maschio, escludendo le donne da ogni velleità di regnare sulla Russia.

Comunque, anche sulla sua morte circolarono alcune leggende…

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