Clare, il poeta che credeva di essere Shakespeare e Byron

-John_Clare
(William Hilton – 1820)

 

John Clare (13 luglio 1793 –1864) è un autore inglese che, dopo un periodo di relativa oscurità, ora è considerato da alcuni critici come un grande poeta contadino.

I suoi genitori erano quasi analfabeti, il padre era un ex lottatore che lavorava come trebbiatore nei campi, e i suoi studi furono alquanto irregolari, poiché poteva dedicarvisi solo pochi mesi all’anno.
Quando riuscì a frequentare regolarmente la scuola di un paese vicino, incontrò Mary Joyce, figlia di un contadino alquanto benestante e se ne innamorò perdutamente. Il padre di lei, tuttavia, le proibì in modo categorico di frequentare un ragazzo così povero.

Nel 1812 si arruolò nella milizia volontaria per combattere Napoleone, ma anche questa volta subì una delusione perché non riuscì mai a vedere il campo di battaglia.
Si dedicò quindi a una lunga serie di lavori: fece il fornaciaio in un forno da calce, il giardiniere, il bracciante, il mietitore, tutti lavori impegnativi fisicamente nonostante il suo corpo fosse poco adatto alle fatiche nei campi. Infatti fu perennemente affetto da una salute malferma, provocata anche dalla malnutrizione che aveva sofferto durante l’infanzia e che forse era la causa della sua bassa statura.

Nel 1820 sposò Martha Patty Turner, che poco tempo dopo diede alla luce il primo dei loro otto figli.
Nello stesso anno pubblicò con successo una raccolta di poesie che parlavano della vita rurale, delle sue miserie e sofferenze e vide aprirsi dinanzi a sé le porte del bel mondo e la possibilità di conoscere grandi letterati come Keats, De Quincey, Lamb, Hazlitt.
Purtroppo la celebrità fu di breve durata perché in seguito incappò in una serie di insuccessi che lo portarono ad ammalarsi: ansia, depressione, e perdita della memoria. Anche il suo comportamento diventò molto bizzarro: una volta interruppe una rappresentazione de Il Mercante di Venezia, perché si mise ad aggredire verbalmente Shylock.

Il consumo di alcol si fece sempre più intenso, così come l’insoddisfazione per la propria vita.
Che fare? Non gli restava che evaderne, ripensando alla piccola Mary Joyce, che riteneva fosse la sua prima moglie, o alle gesta del padre. John credette addirittura di essere, come lui, un lottatore, e di poterne ricalcare le orme, arrivando ad identificarsi in Jack Randall, uno dei primi idoli del pugilato inglese.

E non solo… era sicuro pure di essere, o di esser stato Lord Byron, William Shakespeare o Thomas Gray.

“I’m John Clare now. I was Byron and Shakespeare formerly. At different times you know I’m different people—that is the same person with different names.”
[Adesso sono John Clare adesso. In precedenza ero Byron e Shakespeare. Sapete, in momenti diversi sono una persona diversa, cioè la stessa persona con nomi diversi]

Nel 1837, consapevole delle sue condizioni, accettò di farsi curare in un manicomio, in cui venne incoraggiato a scrivere. Il risultato fu la composizione di due lunghi poemi, “Don Juan” e Child Harold or Prison Amusements”, byroniani solo nel titolo, che forse sono più interessanti per uno studioso di disturbi mentali che per un critico letterario. Quei lavori rimasero incompleti e vengono ora considerati una prova concreta e indiscutibile del fatto che Clare possedesse una doppia personalità.

All’improvviso, nel 1841 evase dall’istituto e si mise alla ricerca del suo primo amore, Mary Joyce, percorrendo a piedi circa 90 miglia (140 km) per arrivare a casa. Il viaggio durò quasi quattro giorni e l’autore ne uscì stremato e sempre più convinto di essere sposato anche con lei, oltre che con Martha, e di avere figli da entrambe. Non appena ritrovò le forze iniziò la cronaca della sua fuga, dedicata a lei, la cara “Mary Clare”, rifiutando di credere a quanto gli era stato detto, e cioè che la donna era morta accidentalmente in un incendio tre anni prima.

Qualche mese più tardi John Clare venne prelevato a viva forza dalla sua abitazione e rinchiuso in un altro manicomio, che lo ospitò per oltre vent’anni, sino alla morte, all’età di settant’anni.
Qui, abbandonato dagli amici e dall’ispirazione poetica, alternava periodi di depressione e di euforia, momenti di attività e di inattività, mentre l’immagine del poeta contadino lasciava gradualmente spazio a quella del poeta pazzo.

25 thoughts on “Clare, il poeta che credeva di essere Shakespeare e Byron

  1. Brutta fine, 20 anni in manicomio poi di quei tempi. Oggi giornata di pressione che scende ma è l’anticiclone (mi viene spontaneo dire dell’Azzorre..). Troppi cruciverba…volant! Nooo!

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      1. Pertanto schivo, attento alle cose semplici, quest’anno (la scuola alla mia età è ritornare sui banchi oltre al mio alunno) ho letto della morte del padre e del fatto che lui abbia sofferto in silenzio, la congiura del silenzio nella sua Romagna

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    1. Lo stanno recuperando un po’ ora, accostandolo a Pascoli.
      Sto traducendo una sua poesia che vorrei pubblicare a breve. Il titolo è I AM, “Io sono” … un bel titolo per uno che non sapeva bene chi fosse.
      Buon pomeriggio, Matilde

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  2. …in qualche modo sistemico, non aveva torto, probabilmente. Un comportamento operativo, ‘affect’, piuttosto simile in Will, Byron, ecc. Credere di essere qualcuno altro, invece, e piuttosto… folle. In quello siamo colpevoli tutti o quasi.

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