La figlia di Cartesio (1)

Nel 1649 René Descartes fu convocato in Svezia dalla regina Cristina affascinata dal suo insegnamento filosofico e, dopo aver rimandato più volte la partenza, partì per imbarcarsi un po’ controvoglia per quel viaggio attraverso il Mare del Nord. (vedi “Cartesio va a morire”)

Al porto di Amsterdam, tra i suoi bagagli spiccava un baule di legno pregiato che sembrava molto prezioso. Il matematico dispose che fosse maneggiato con la massima cautela, controllandone di persona ogni spostamento.
Al capitano era stato detto che Cartesio era in viaggio in compagnia della figlia Francine e gli era stato ordinato di non disturbare mai, per nessun motivo, la bambina.
Infatti Francine Descartes restava sempre negli alloggi del padre e nessuno, né l’equipaggio, né gli altri passeggeri, aveva mai avuto occasione di incontrarla.

Come si sa, quel viaggio durò circa un mese perché reso molto difficoltoso dalle avverse condizioni atmosferiche.
Un giorno, nel corso di una terribile tempesta che doveva essere ancor più spaventosa di quelle precedenti, i marinai decisero di andare a controllare le condizioni di padre e figlia, ma non li trovarono da nessuna parte.
Allora si recarono negli alloggi del filosofo, ne forzarono la porta, ma neppure lì c’era traccia di Cartesio o della bambina.
Tutto sembrava in ordine e stavano per andarsene quando il misterioso baule attrasse la loro attenzione
Vinti dalla curiosità di scoprire quale tesoro contenesse ne fosse si accostarono e cautamente ne sollevarono il coperchio
Quello che videro adagiato sulla fodera di raso li terrorizzò a tal punto che dovettero fare un balzo all’indietro.
La cassa conteneva una bambola bambina che sembrava viva al punto che girò gli occhi verso di loro come avrebbe fatto un qualsiasi essere umano
Vedendo ciò, quegli uomini abbandonarono rapidamente la cabina per correre a informare il capitano. Questo, alla vista di quell’androide dai movimenti meccanici che sembravano tanto naturali, restò scioccato. Si convinse che fosse un oggetto di magia nera, responsabile delle terribili tempeste che li stavano perseguitando.

Che fare?
Non c’era che una soluzione: disfarsi immediatamente di quel mostruoso oggetto diabolico.
Presero Francine, la portarono sul ponte e la gettarono nelle acque gelide del Mare del Nord.

Quando sbarcò a Stoccolma il 4 ottobre 1649, il matematico era profondamente provato per la perdita della sua amata creatura. Morì quattro mesi dopo, l’11 febbraio 1650.

Ma chi era quell’automa?
La compensazione emotiva di un padre straziato per la perdita di una figlia in carne e ossa?
Un oggetto di passioni pruriginose?
Un esperimento scientifico?

(1.continua)

Immagine: (Wikimedia Commons) Automi di Droz (1768 / 1774) esposti nel Musée d’Art et d’Histoire di Neuchâtel, Svizzera.

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