La figlia di Cartesio: Francine Descartes (2)

👉 Qui la prima parte

Francine Descartes, la figlia illegittima di Descartes nacque il 19 luglio 1635 (secondo il calendario gregoriano).

Il filosofo trentottenne nella 1634 si era trasferito ad Amsterdam e aveva preso alloggio nella casa di un libraio inglese. Qui aveva iniziato una relazione – l’unica che si conosca – con la domestica di nome Helena Jans van der Strom. Come confidò a un amico, il concepimento avvenne domenica 15 ottobre 1634.Un’informazione così precisa era sicuramente degna di un grande matematico, o indicava qualcos’altro? L’eccezionalità di quel rapporto? L’inizio di uno studio scientifico? O piuttosto il concepimento di una grande idea?

Regolare come un orologio svizzero, dopo 277 giorni, nacque una bambina che, sebbene fosse una figlia illegittima, venne registrata come legittima: il padre era “Reyner Jochems” (cioè René figlio di Joachim, che era il nome del padre di Cartesio) e la madre “Helena Jans “ (Elena figlia di Jan) .

Si dice che il filosofo, che non abitava con loro perché continuamente in viaggio, fosse affezionato a madre e figlia e avrebbe voluto convincere la donna ad andare abitare nella casa dove risiedeva quando era a Egmont (nella parte settentrionale dell’Olanda). Qui la bambina, che egli chiamava la sua “nipotina”, avrebbe potuto essere accudita dalla sua padrona di casa ed Helena lavorare come cameriera.
Quando la bimba ebbe cinque anni, Cartesio programmò un viaggio in Francia per visitare il padre malato, ma soprattutto per portarvi Francine affinché ricevesse un’educazione adeguata. Sfortunatamente la piccola contrasse la scarlattina e al terzo giorno di malattia morì.

Si dice che il padre, straziato per quella perdita, ne costruì una replica meccanica, molto somigliante.

Per il filosofo l’uomo era un insieme di ‘res cogitans’ e ‘res extensa’, cioè di sostanza pensante e sostanza fisica. Il corpo quindi era solo una macchina, un meccanismo ben preciso e definito che nell’uomo veniva affiancato dalla capacità di autocoscienza al contrario degli animali che, , privi di coscienza, erano semplici macchine. Il corpo come macchina lo aveva portato a progettare complesse creazioni meccaniche, come un uomo che ballava, un piccione che volava e uno spaniel che inseguiva un fagiano. Perché non utilizzare questa sua passione per darsi un po’ di conforto?

(2. continua)

Immagine: Descartes pleurant sa fille, gravure de Nicolas Ponce d’après Clément-Pierre Marillier (1790).

38 thoughts on “La figlia di Cartesio: Francine Descartes (2)

  1. “..ebbe una relazione con… eh, anche un genio… “subito dopo l’infanzia, il ragazzo- la ragazza. Di norma, dal “cartesio” (o Einstein) al manovale. Siamo umani. Ciao Luisa.

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      1. Infatti. Io per questo non sono “divista”, perche’ siamo tutti persone umane. Come scrisse il romano Publio terenzio Alfio (che poi e’ la frase che ho scelto qualche settimana fa come motto “di presentazione”): “homo sum, et nihil humani a me alienum puto”, “sono un uomo percio’ non considero nulla di cio’ che e’ umano, estraneo a me”. All we are the habits of this small planet, we breath tne same air, we take care for our children’s future, and we are all mortal….” (J.F. Kennedy)
        Tornando al mio non essere divista, pensa che nel 1991 andai a vedere Ray Charles in concerto, in un auditorium. Mi passo’ davanti, accompagnato da personale dello staff, stava entrando nell’auditorium (io sarei entrato di li’ a poco all’ ok degli addetti ; mi passo’ talmente vicino che avrei potuto toccargli una spalla con un dito,solo allungando appena il braccio. Ray Charles, mi ha fatto piacere, una certa riverenza per la sua bravura ma niente di piu’, e pensavo che – fuori dal suo campo- era una persona umana,come me. Io, ho visto tanti cantanti dal vivo, abbiamo avuto Roky Roberts, Little Tony, I Nomadi, Equipe 84 ed altri ancora: mai chiesto un autografo. Ah, a proposito, questa te la racconto.
        Dove lavoravo, nel 1998 come addetto alla vigilanza in un’area archeologica- come dipendente minist. beni culturali….- , venne la troupe di Susy Blady (o Bledy, ora mi sfugge…), “turisti per caso”. Un bar sulla superstrada che attraversa in lungo la sardegna, si trova a 800 metri dal sito. Li’, dandoci il cambio, da soli o in due, si andava a prendere qualcosa. Due mie colleghe: “noi andiamo a prenderci un caffe’, tu se viene susy bledy e noi non siamo ancora tornate, chiedile due autogrfi…”. Io lo feci: “buon giorno, susy bledy, piacere di conoscerla, benvenuta… fra poco io od un altro di noi vi accompagnera’, l’archeologo è in viaggio da Cagliari, arrivera’ a momenti…per favore, intanto se mi puo’ lasciare due autografi…”, mentre le porgevo foglio e penna, soggiunsi: “sa, e’ per due mie colleghe che adesso non ci sono….”. Mi piacque “precisare”, perché a me, sinceramente… Ciao 🙂

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