Settembre, andiamo

Ieri mi sono accorta che è iniziato l’autunno. L’aria è più fresca. Le foglie secche cominciano a scricchiolare sotto i passi e con questo la sensazione che l’estate sia oramai arrivata alla fine.
Un tale passaggio porta nostalgie e una vena di malinconia, che la dolcezza della frutta matura cerca di rendere meno amara. Ma resta, in sottofondo, l’associazione di questo imbrunire che arriva sempre più presto con la mia vita che ormai è nella sua fase calante.

Questo cambio di stagione mi ha riportato alla mente la celebre poesia di Gabriele d’Annunzio: I Pastori

Settembre, andiamo. E’ tempo di migrare.
Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
scendono all’Adriatico selvaggio
che verde è come i pascoli dei monti.

Han bevuto profondamente ai fonti
alpestri, che sapor d’acqua nafia
rimanga ne’ cuori esuli a conforto
che lungo illuda la lor sete in via.
Rinnovato hanno verga d’avellano.

E vanno pel tratturo antico al piano,
quasi per un erbal fiume silente
su le vestigia degli antichi padri.
O voce di colui che primamente
conosce il tremolar della marina!

Ora lungh’esso il litoral cammina
la greggia. Senza mutamento è l’aria.
Il sole imbionda sì la viva lana
che quasi dalla sabbia non divaria.
Isciaquìo, calpestìo, dolci rumori.

Ah perchè non son io co’ miei pastori?

Una breve nota:

Gabriele D’Annunzio (1863-1938) poeta, romanziere, drammaturgo, giornalista, eroe militare, trend setter e molto altro, è considerato il principale scrittore italiano tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo.

È stato spesso indicato come il Vate, il Profeta. o l’Imaginifico per il suo particolare stile di scrittura.
Fu anche famoso per le sue avventure romantiche e per le sue esperienze sessuali quasi compulsive descritte nei romanzi.
La sua multiforme carriera, i suoi affari scandalosi, la sua audacia in tempo di guerra, la sua eloquenza e leadership politica, hanno contribuito a renderlo una delle personalità più sorprendenti del suo tempo.
Si ritirò dopo il 1922, quando fu spinto fuori giù da una finestra a Gardone Riviera e rimase zoppo . Il Vittoriale, la sua grandiosa tenuta, dove morì nel 1938, comprende uno studio con una porta bassissima per cui chi entrava doveva chinare il capo in omaggio all’artista.


La poesia I pastori appartiene al terzo libro “Alcyone” delle Laudi, una raccolta di 88 poesie scritte tra il 1899 e il 1903, quando il Vate era tornato alla poesia dopo un lungo intervallo durante il quale la sua vita era stata ricca di eventi, viaggi, esperienze politiche e il rapporto appena instaurato con l’attrice Eleonora Duse.

Alcyone contiene molti riferimenti classici, sensualità ed erotismo e lo stile delle maggior parte delle sue poesie mostra infinite allitterazioni e complessi schemi di rime, che ne rendono estremamente difficile la traduzione.

In questa poesia D’Annunzio, che era nato a Pescara (Abruzzo) ma aveva lasciato questa regione, descrive con un sentimento di nostalgia la transumanza, la migrazione stagionale dei pastori dagli alpeggi estivi in montagna a quelli invernali sulla costa Adriatica .

Yesterday I realized that autumn has begun. There is a new freshness in the air, and the feeling that the summer is drawing to an end.

This change brings nostalgia and a vein of melancholy, and the sweetness of ripe fruit makes it just a bit less bitter. And there remains, in the background, the association of the dark hours that arrive earlier and earlier with my life which is now in its declining phase.

This change of season brought a famous poem by Gabriele d’Annunzio back to my mind: The Shepherds

The Shepherds

September, let’s go. It is time to migrate.
Now in the land of Abruzzi my shepherds
leave the pens and take it to the sea:
they descend to the wild Adriatic
that is green like the pastures of the mountains.

They drank deeply at the alpine
springs, so that the flavor of native water
may dwell in their exiled hearts as a comfort,
and deceive at length their thirst on the way.
They renewed their crook of avellana. (*)

And so they walk the ancient path to the plain,
almost as through a silent river of grass,
following the vestiges of the forefathers.
Oh, voice of whom for the first time
knows the shimmering of the sea!

By the coastline presently walks
the flock. Motionless is the air.
The sun lights up the blonde living wool
that almost does not differ from the sand.
Splashing, stamping, sweet sounds.

Alas, why am I not with my shepherds?

(*) Corylus avellana, the Common Hazel

Translation: Alessandro Baruffi

Gabriele d’Annunzio (1863-1938) was a poet, novelist, dramatist, journalist, military hero, trend setter, and much more, considered the leading Italian writer in the late 19th and early 20th centuries.

He was often referred to under the epithets il Vate (“the Poet”) or il Profeta (“the Prophet“), or l’Imaginifico (“The Creator of Imagery”) due to his particular writing style.
He was also famous for his romantic adventures which received public attention, and for his almost compulsive sexual experiences detailed in his fiction.
His colourful career, his scandalous affairs, his daring in wartime, his eloquence and political leadership, all contributed to make him one of the most striking personalities of his time.
He withdrew into semi-retirement after 1922, when he was pushed out a window in Gardone Riviera (in the north of Italy) and badly crippled. His grandiose estate (where he died in 1938) is called , il Vittoriale “the shrine of Italian victories,” and includes an office with an extremely low door so that those entering had to bow to him.

This poem belongs to Halcyon, a collection of 88 poems written between 1899 and 1903 and published in 1903: the Decadent writer had returned to poetry after a long interval during which his life had been full of events, journeys, political experiences and the newly established relationship with actress Eleonora Duse.

Halcyon contains a lot of classical references, sensuality and erotism and most of its poems are written in a style full of alliterations and with complex rhyming schemes, which make the translation extremely difficult.

In this poem D’Annunzio, who was born in Pescara (Abruzzi) but had left this region, describes with a feeling of nostalgia the seasonal migration of the shepherds from the summer pastures in the mountains to the winter pastures on the coast of the Adriatic sea.

42 thoughts on “Settembre, andiamo

  1. L’autunno è il periodo in cui la natura si prepara a riposarsi in vista dell’inverno per poi rinascere a primavera 🙂 Ma prima che ciò accada, regala con i suoi colori e prodotti quella tranquillità che con l’estate aveva messo da parte

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  2. Questa è una delle belle poesie che ci facevano studiare a scuola ! Io le adoravo. Le imparavo velocemente perchè avevo la mente fotografica. Ma ricordo delle compagne che facevano più fatica! Ora quel dono non ce l’ho più. Ma le poesie rimangono fra le letture preferite!!! E lìAutunno…be’ quella è la mia stagione preferita in assoluto!!!! Ciao Luisa che piacere essere di nuovo qua. Sono senza connessione pechè ho deciso di passare alla fibra e quando dovevano attaccarmela, hanno rimandato di una settimana ( se andrà bene ) togliendomi però l’altra. Per fortuna ci sono i cellulari e i figli che sanno come adoperarli!!!! 🙂

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  3. Bellissimonquesto tuo scritto poetico sull’autonomia, mi è piaciuto molto. Però mi piaciuto meno come descrivi l’attuale fase della tua vita, credo non sia per niente calante altrimenti non riusciresti a fare e a scrivere tutto quello di cui sei notevolmente brava. È una fase che fa 0arte dell’iter della vita 3 n3 devi andare orgogliosa perchè tu devi essere orgogliosa di te stessa, della meravigliosa donna intelligente e intellettuale che sei. 😘 E scusa se mi sono permessa, alle volte mi sembra di percepire che parli della tua vita come se stessi andando alla deriva… Non è è non deve essere così cara Luisa… 🙂

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  4. I get a sense of melancholy in posts like these Luisa. I share your thoughts in much the same way, but Autumn is not the time nature dies, it’s the time it just goes to sleep for a while 🍁 🍂 💤 💙

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