Il mistero ✍️

IL MISTERO (conclusione)

➡️ qui la prima parte

Baltimora

Questa dunque è la morte … o la soglia della morte. Il confine è vago e confuso. Chi potrebbe dire dove finisce la vita e inizia la morte? E questo abisso in cui sono precipitato a furia di guardarci dentro, non è diverso da come l’avevo dipinto, quando con la penna davo corpo ai miei terrori più profondi.
Sono sempre stato perseguitato dalla morte e da altre orribili presenze come l’abbandono e la malattia, e anche dall’ opprimente terrore di essere sepolto vivo. Non è servito a nulla tentare di anestetizzarmi con l’oppio, l’alcol, gli azzardi. Avrei dovuto saperlo che “l’infelicità è molteplice e la sventura terrestre è multiforme”

Sono stato anche definito pazzo, ma che cos’è la follia se non “una suprema forma d’intelligenza, il grado più elevato dell’intelletto”?
La ragione umana però ha dei limiti, e anch’io mi sono smarrito davanti all’insondabile enigma dell’esistenza. Il mondo è terrificante perché incomprensibile, come incomprensibile è la presenza di questo mio corpo su questo ignoto marciapiede, un corpo che non sembra più mio, con indosso abiti dozzinali e lerci, che non sono mai stati miei.
Mi sento sulla soglia della coscienza, “sul confine dell’eternità”.
Meglio sarebbe fare “il tuffo definitivo nell’abisso” piuttosto che rientrare in quel misero involucro sudicio abbandonato vicino al canale di scolo. La sofferenza è immane, le convulsioni irrefrenabili, le parole che emetto ritornano alle mie orecchie come suoni disumani.

È ancora un uomo questo?
Sono sfiancato, voglio andarmene, non sapere più nulla. Non voglio più vedere turbinare brandelli di vita e di ricordi. Lampi fugaci. Immagini sconnesse.

Ricordo il dottore che mi sconsiglia di intraprendere un viaggio perché secondo lui non sono ancora guarito.
Una donna che mi dice di sì e un’altra che mi aspetta per consegnarmi un assegno di 100 dollari.
Un battello, a Richmond. Sì, Richmond, dove la dolce Sarah Elmira ha finalmente accettato di diventare mia moglie. Ero diretto a Baltimora e da lì a
Filadelfia: è lì che sono atteso.
Ricordo la cabina fumosa, il viaggio disagevole e quell’uomo seduto accanto a me. Ha iniziato a parlare del tempo, del costo della vita e di politica. Ha continuato a parlare e ha estratto una bottiglietta di whisky dalla tasca del gilet. Ne ha bevuto un lungo sorso e io ne ho aspirato l’aroma ma ricordo di non averne avuto nostalgia, Ormai sono mesi che resto sobrio: è per questo che ho avuto l’ardire di riproporre a Sarah Elmira di sposarmi.
Altri lampi. Briciole di immagini. Ricordi sfila
cciati che si confondono e diventano incoerenti, avvolti da una cortina di nebbia.

C’era nebbia al porto di arrivo, quella la ricordo, ma perché venivo trascinato in una taverna? Io gridavo a qualcuno o forse solo alla nebbia che non volevo perché ho smesso di bere. Sarah lo sa. Chi erano quegli individui? E quel locale buio in cui mi gettavano, angusto e simile alla cella di una prigione, quasi una gabbia?
Sì, una gabbia, ma non quella lucente del canarino a cui Catterina (bel nome per una gattina, vero?) tende spesso la zampina. Dov’è Catterina ora? Chi penserà a lei?
E di chi erano tutti quegli abiti puzzolenti che mi facevano indossare a ripetizione? Perché mi ci ficcavano brutalmente fuori e dentro a forza, prima di spintonarmi all’esterno della cella?
Era la realtà, quella? O era solo “un sogno in un sogno”? Uno di quei segreti che non si lasciano svelare, a causa dei quali “gli uomini muoiono con la disperazione nel cuore e la gola attanagliata dalle convulsioni”?

E chi è Reynolds?


Mercoledì 3 ottobre 1849, Baltimora.

Nella carrozza il tipografo Walker si accorse che l’uomo si era calmato e aveva smesso di tremare convulsamente. Forse aveva perso i sensi. Guardò più attentamente i tratti che si erano leggermente distesi e rendevano il viso meno irriconoscibile. Si concentrò su quelle fattezze, che aveva già visto.

Mentre la vettura stava per giungere al Washington College Hospital, la sua memoria fu attraversata da un improvviso flash di riconoscimento. Quei capelli scuri scarmigliati, quei baffetti ormai incolti sotto al naso diritto, quegli occhi incavati, segnati da profonde occhiaie brune appartenevano all’ideatore visionario di tanti personaggi tormentati, imprigionati per sempre nell’incubo delle tenebre: Edgar Allan Poe.



I translated my story into English very quickly, so please let me know where I made some mistakes

THE MYSTERY (conclusion)


➡️ first part

Baltimore


So this is death … or the threshold of death. The border is vague and unclear. Who could say where life ends and death begins? And this abyss into which I fell by dint of looking inside is no different from what I imagined, when my pen materialized my deepest terrors.
I have always been haunted by death and other horrible presences such as abandonment and disease, as well as by the oppressive terror of being buried alive. It was no use trying to anesthetize myself with opium, alcohol, gambling. I should have known that “misery is manifold and the wretchedness of earth is multiform”.

I was called mad, but what is madness unless “the loftiest intelligence”, the highest degree of the intellect?

Human reason, however, has its limits, so I feel lost before the unfathomable mystery of existence. The world is terrifying because it is incomprehensible, and incomprehensible is the presence of my body on this unknown sidewalk, a body that no longer seems mine, wearing cheap and filthy clothes that have never been mine.
I feel on the threshold of consciousness, “doomed to hover continually upon the brink of Eternity”.
It would undeniably be better to make the “definitive plunge into the abyss” than re-enter that miserable dirty shell abandoned in the gutter. The anguish is enormous, the spasms are uncontrollable, the words I utter return to my ears like inhuman sounds.
Is this still a man?
I am exhausted, I want to leave, I want to forget anything. I no longer want to see shreds of life and memories swirling around. Fleeting flashes. Disconnected images.

I remember the doctor advising me not to take a trip because he said I had not completely recovered.
I see a woman saying yes to me and another waiting for me to hand me a check for 100 dollars.
A boat in Richmond. Yes, Richmond, where sweet Sarah Elmira finally agreed to be my wife. I was heading to Baltimore and from there to Philadelphia: that’s where I’m awaited.
I remember the smoky cabin, the uncomfortable journey and the man sitting next to me. He started talking about the weather, the cost of living and politics. He continued talking and pulled a bottle of whiskey out of his vest pocket. He drank a long sip and I inhaled the scent but I remember not longing for it . I’ve been sober for months now: that’s why I dared to repeat my marriage proposal to Sarah Elmira.
Some more sparks. Crumbs of images. Frayed memories blurring and becoming incoherent, wrapped in mist.

It was misty at the port of arrival, I remember that, but why was I dragged to a tavern? I yelled at someone or maybe just at the fog that I didn’t want to, because I had stopped drinking. Who were those people? And that dark room into which they threw me, narrow and similar to a prison cell, almost a coop?
Yes, a cage, but not the shining canary cage to which Catterina (It’s a nice name for a kitten, isn’t it?) often tends her paw. Where is Catterina now? Who will take care of her?
And whose were all those stinking clothes I was made to wear over and over? Why was I brutally forced into and out of them, before being thrown out of the cell?

Was that reality? Or was it just “a dream within a dream”? One of those secrets that don’t want to be told, for which reason “men die with despair of heart and convulsion of throat”?

And who the hell is Reynolds?


Wednesday, October 3, 1849, Baltimore.

In the carriage, typographer Walker noticed that the man had calmed down and had stopped shaking convulsively. Maybe he was comatose. He looked more closely at the features that had relaxed slightly and made the face less distorted. He focused on those features, he was sure he had already seen them.

As the car was on its way to Washington College Hospital, a sudden flash of recognition crossed his mind. That dishevelled dark hair, that poorly groomed moustache under the straight nose, those sunken eyes, marked by deep dark circles, belonged to the visionary creator of many tormented characters imprisoned forever in a dark nightmare: Edgar Allan Poe.

40 thoughts on “Il mistero ✍️

  1. I’m guessing that the story preceding the reveal is from Poe. I did guess correctly about Poe.. Edgar Allan Poe attended one term at the University of Virginia while it was still being built. Most students took four courses per term but Poe’s guardian only gave him enough money for two courses. He gambled (unsuccessfully) to try to make enough money to pay for all of them. His father or guardian made him withdraw for getting into debt. https://equipsblog.wordpress.com/2017/10/31/nevermore-edgar-allan-poe-and-the-university-of-virginia/

    Liked by 1 person

      1. Thanks for checking out the link and taking the time to comment on that post. I only added the link because it was directly tied to the subject of this post.

        Like

      2. … and you did very well so those who want to read can do it directly from here.
        The link was very helpful for me too, because I didn’t have to look for it among all your posts. So I thank you from my heart once more 🙏💕🙏

        Like

  2. Fantastico Luisa!!! Poe mi ricorda vagamente Philip K. Dick, con la differenza che quest’ultimo era un visionario di fantascienza e i suoi racconti hanno tutti la solita fine: il protagonista al risveglio non ricorda mai nulla… Beh lui era anche consumatore di droghe, alcolista e chi più ne ha più ne metta…

    Liked by 1 person

    1. Don’t worry, Malc. I’m a bit depressed but I hope I’ll get out of it soon … and believe me, you have realized that across the Channel, while my sons don’t want to see anything. Sorry for opening up to you😘

      Liked by 1 person

      1. I’m really glad that you have. We all need friends outside our own bubble at times. It doesn’t matter whether they are close or virtual friends, and although we’ve never met in real life, I regard you as a real friend as well as a fantastic blogger Luisa. Take care! 😘

        Liked by 1 person

  3. Povero Poe, chi mai si sarebbe immaginato che un poeta come lui avrebbe fatto una simile fine???? Mi è proprio dispiaciuto!!! Però come sempre da te ho imparato qualcosa e di questo ti ringrazio di cuore! Buonanotte Luisa!!!! 🙂

    Liked by 1 person

  4. La cosa particolare e che sto
    Rileggendo i racconti di quest’uomo, e se da ragazzina lo
    Adoravo adesso comprendo ben altro o, almeno così mi
    Sembra, quell’auto distruzione che l’ha ben marchiato da bambino è mai riuscirà ad eliminare. Un genio con un destino, per me, terribile e che,
    Comunque, si è scelto. Se , come altri, fosse riuscito ad accettare il compromesso richiestogli dal patrigno e proseguire, coltivando
    la Sua vocazione a parte ( fino
    a quando sarebbe stato necessario mantenerla celata), chissà 🤷‍♀️ forse gli
    Sarebbe andata meglio. Se non accetti la tua sfida la
    Vita
    Ti punisce. Questa
    Mi
    Pare la vita di Poe.

    Liked by 2 people

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s