Shakespeare’s two Annes: 1. Carol Ann Duffy’s Anne Hathaway (fourth part)

Here you can read the previous parts:
Shakespeare’s two Annes: 1. Anne Hathaway & Daughters (first part)
Shakespeare’s two Annes: 1. Anne Hathaway & Daughters (second part)
Shakespeare’s two Annes: 1. Anne Hathaway & Sonnet 145 (third part)

Anne Hathaway

‘Item I gyve unto my wief my second best bed…’
(from Shakespeare’s will)

The bed we loved in was a spinning world
of forests, castles, torchlight, cliff-tops, seas
where he would dive for pearls. My lover’s words
were shooting stars which fell to earth as kisses
on these lips; my body now a softer rhyme
to his, now echo, assonance; his touch
a verb dancing in the centre of a noun.
Some nights I dreamed he’d written me, the bed
a page beneath his writer’s hands. Romance
and drama played by touch, by scent, by taste.
In the other bed, the best, our guests dozed on,
dribbling their prose. My living laughing love –
I hold him in the casket of my widow’s head

The sonnet begins with an epigraph taken directly from Shakespeare’s will in which the only item that he directly left to his wife was his “second best bed”. This is probably the most famous entry of any last will and testament.

It is commonly thought that this was done in in contempt, showing how much Shakespeare despised his wife. Carol Ann Duffy instead decided, like other critics, to interpret the “second best bed” differently. Rather than making it a spiteful gesture, an insult towards Anne, she considers it an expression of love, as “the second best bed” was the marital bed, the one in which the couple slept, while the best was reserved for guests.
The epigraph is the key to understanding all the poem, told from the point of view of Anne who discusses their love using the bed as a symbol.
It is described as a place of wonder, filled with delightful things like “torchlight” and “clifftops”, sea and forests, all images that may come straight from Shakespeare’s plays.
Forests’ are reminiscent of the Forest in “As You Like It” or the setting for “A Midsummer Night’s Dream”. Castles feature in most of his works; “King Lear” contains a clifftop scene; the description of Shakespeare diving for pearls alludes to Ariel’s song from “The Tempest”, about the dead body lying at the bottom of the sea: “ Full fathom five thy father lies; /Of his bones are coral made;/Those are pearls that were his eyes”.
Even the final image of Anne’s head being a ‘casket’ recalls the three caskets from “The Merchant of Venice”, in which Portia will marry the suitor who succeeds in choosing the right casket.

In this bed Anna finds the memories of her husband: it is not only sex (which can be seen in the metaphor of “plunging” in search of “pearls”) or the enduring love that she remembers there, but also his “ words“.

However, when she describes her body in relation to her husband’s, when she says they mirrored each other and she was an ‘echo’ to him, she does not appear as an active participant. In fact, Duffy does not seem to paint an independent powerful woman, but only to create a version of Anna that does not reflect the somewhat hateful characterizations that history has given her.

When describing how they were in bed together Duffy/Anne also refers to poetry to show the importance of the presence of literature in their life and she considers Shakespeare’s writing as an integral part of love. She was the “softer rhyme” to counterbalance his harder. Together they were assonance and consonance.

Even though a bit passive, Anne portrays herself as imaginative, recalling how she sometimes dreamt of being the product of her husband’s work, as if she had been created, like a poem or play, on the white sheets of the bed. But also in this way, she imagines her existence only within the sphere of her dead husband’s imagination.

The other bed, the best bed, was the one given to their guests who seem lethargic and “dribble” prose, like drool coming out of sleepers’ mouths, as opposed to poetry, to the romance and drama generated in William and Anne’s bed.

Anne concludes by saying that she keeps fond memories of her husband’s way with her in their marital bed, remembering him tenderly just as he once tenderly held her body.
She will preserve him in his death as he preserved her in life through their love. The last two lines encapsulate the ultimate purpose and meaning of the sonnet: by writing about him now she is doing what in the past he used to do for her

Oggetto: lascio a mia moglie il mio secondo miglior letto…’
(dal testamento di Shakespeare)

Il letto in cui ci amavamo era un mondo roteante
di foreste, castelli, fiaccole, scogliere, e mari
in cui lui si tuffava in cerca di perle. Le parole del mio amante
erano stelle che cadevano sulla terra come i baci
su queste labbra; il mio corpo ora una rima più morbida
al suo, ora un’eco, un’assonanza; il suo tocco
era un verbo che danzava al centro di un nome.
Certe notti sognavo che mi aveva scritto, e il letto
era una pagina sotto le sue mani di scrittore. Romanzo
e dramma recitati da contatti, profumi, sapori.
Nell’altro letto, il migliore, sonnecchiavano gli ospiti,
sbavando la loro prosa. Il mio amore vive e ride –
io lo tengo nello scrigno della mia testa di vedova
come lui teneva me in quel letto, il secondo migliore.

(Trad: L.Z.)

Il sonetto inizia con un’epigrafe presa direttamente dal testamento di Shakespeare in cui l’unico oggetto che lascia direttamente alla moglie è il “secondo miglior letto”. Questa è probabilmente il lascito più famoso di qualsiasi testamento.

Si pensa comunemente che ciò sia stato fatto a spregio, a dimostrazione di quanto Shakespeare disprezzasse moglie. Carol Ann Duffy invece ha deciso, come altri critici, di interpretare diversamente il “secondo miglior letto”. Piuttosto che renderlo un gesto provocatorio, un insulto nei confronti di Anne, lo giudica un’espressione d’amore poiché il secondo miglior letto era il letto matrimoniale, quello in cui dormiva la coppia, mentre quello migliore veniva riservato agli ospiti.

L’epigrafe è la chiave per comprendere tutta la poesia, raccontata dal punto di vista di Anne, che parla del loro amore simboleggiato da quel letto.
Infatti esso viene descritto come un luogo pieno di cose meravigliose come la luce delle fiaccole e le cime delle scogliere, mare e foreste, tutte immagini che potrebbero provenire dalle opere teatrali di Shakespeare.
Le “foreste” ricordano la foresta in “As You Like It” o l’ambientazione di “Sogno di una notte di mezza estate”. I castelli appaiono nella maggior parte delle sue opere; in “Re Lear” c’è una scena in cima a una scogliera; la descrizione di Shakespeare che si tuffa in cerca di perle allude alla canzone di Ariel nella “Tempesta”, quel cadavere che giace in fondo al mare: ” Sotto cinque intere tese di mare giace tuo padre. Già corallo sono le sue ossa e sono perle quelli che erano i suoi occhi”
Anche l’immagine finale della testa di Anna come uno “scrigno” ricorda i tre cofanetti de “Il mercante di Venezia”, in cui Porzia sposerà il corteggiatore che riuscirà a scegliere lo scrigno giusto.

In questo letto Anna ritrova i ricordi di suo marito: non è solo il sesso (che può essere visto nella metafora del “tuffo” in cerca di “perle”) o l’amore che lei ricorda lì, ma anche le sue “parole”.

Ad ogni modo, quando descrive il suo corpo in relazione a quello del marito, quando dice che si rispecchiavano a vicenda, che lei era un’“eco” per suo marito ci mostra l’immagine di una persona che non partecipa attivamente. Infatti Duffy non sembra dipingere una donna indipendente e potente, ma solo creare una versione di Anna che non rispecchi le caratterizzazioni poco generose che la storia le ha assegnato.

Quando descrive come erano a letto insieme, Duffy/Anne fa riferimento anche alla poesia per mostrare l’importante presenza della letteratura nella loro vita e considera la scrittura di Shakespeare come parte integrante dell’amore. Lei era la “rima più morbida” a controbilanciare la sua più dura. Assieme erano assonanze e consonanze.

Anche se un po’ passiva. Anne si dipinge piena di fantasia, ricordando come a volte sognava di essere il prodotto del lavoro del marito, quasi creata come una poesia o commedia sulle lenzuola del letto, simili a pagine bianche. Anche in questo, tuttavia, immagina la sua esistenza solo all’interno della sfera creativa del marito morto.

L’altro letto, il letto migliore, era quello lasciato ai loro ospiti che sembrano letargici e “salivano” prosa, simile alla bava che esce dalla bocca dei dormienti, in contrapposizione alla poesia, al romanticismo e al dramma generati nel letto di William e Anne.

Anne conclude dicendo che conserva bei ricordi del modo di comportarsi del marito con lei nel loro letto coniugale, ricordandolo teneramente proprio come una volta teneramente lui le cingeva il corpo.
Lei lo preserverà ora che è morto come lui la preservò in vita attraverso il loro amore. Gli ultimi due versi racchiudono lo scopo e il significato del sonetto: parlando di lui fa ora quello che lui in passato faceva per lei.

Image: Anne Hathaway – Quadro di Roger Brian Dunn (2010) basata su un disegno di Nathaniel Curzon (1708) – (www.william-shakespeare.it/anne-hathaway/)

55 thoughts on “Shakespeare’s two Annes: 1. Carol Ann Duffy’s Anne Hathaway (fourth part)

  1. Thank you for stripping back of the sheets on the poet’s bed, both Carol’s and Anne’s. Interestingly Carol’s middle name is also Ann but without the E. I met Carol Ann Duffy many years ago at a poetry reading, she holds a powerful presence and has the most incredible memory for reciting poetry, hers and others. I think she would love your beautiful analysis too. Love and light, Deborah.

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  2. Sono solo un normale lettore senza molta conoscenza letteraria, ma posso riconoscere quando hai la capacità di coltivare una lingua e una profonda conoscenza della letteratura mondiale come fai tu. Non solo è sufficiente scrivere parole, ma quelle parole hanno la musica per ascoltarle ancora e ancora. E lo stesso vale per la tua scrittura. È interessante e mi permette di comprendere le opere dei grandi della letteratura. È un vantaggio di cui approfitto e per questo il mio più grande ringraziamento. Per quanto riguarda le poesie, le trovo semplicemente meravigliose e meritevoli di essere lette quante più volte possibile, come il tuo testo. Un abbraccio

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  3. Concordo in pieno col blogger Manuel , grazie alle tue traduzioni, spiegazioni, vengo a conoscenza di opere letterarie che arricchiscono la mia mente e la mia anima rendendomi sicuramente una persona migliore!!!! Grazie Luisa ❤ ❤ ❤

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      1. No, non devono! Io sono molto felice di imparare a leggere fra le righe grazie alle tue spiegazioni. A suo tempo, dopo le medie fui costretta dalle circostanze della vita, a scegliere un corso di studio che mi desse la possibilità di entrare quanto prima nel mondo del lavoro. Scelsi il corso mestra giardiniera, allora si chiamava così, Sarei diventata maestra di asilo con tre anni più uno per l’abilitazione all’insegnamento. Studiai dalle suore , perchè quella scuola la gestivano solo loro. Era un’istituto dove ci studiavano i figli della livorno bene. Mi pagarono gli studi i vigili del fuoco, perchè mio padre vigile del fuoco anche lui, era mancato improvvisamente. Certo non potevo permettermi di bocciare! Ma studiai a testa bassa e durante le vacanze estive facevo la vigilatrice nelle colonie, acquistando dei punti che poi mi avrebbero fatto comodo. Non c’era tempo per studiare i classici, solo un’infarinatura.

        Sono rimasta con la voglia di saperne di più. Ed ora grazie anche a te riesco ad entrare più a fondo nel mondo della letteratura. 🙂 Quindi il mio grazie viene dal cuore e tu non devi arrossire, ma sorrisere compiaciuta, che il tuo compito, vedi, non è ancora finito!!!! ❤

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      2. Vitty carissima, grazie ancora. La storia della tua vita mi ha fatto capire un po’ meglio come tu sia diventata la grande Donna che sei.
        E sono felice di sapere che i miei post suscitino il tuo interesse.
        Un forte abbraccio 🤗❣️🤗

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  4. Anne Hathaway forse ha ispirato un sonetto giovanile di Shakespeare e questa poesia della Duffy, che ne ha composte altre (di cui ho intenzione di parlare) sulle mogli ignote di uomini famosi.
    L’altra Anne sembra essere stata una maggior fonte di ispirazione per Shakespeare… ma siccome tutto è nebuloso non metterei la mano sul fuoco 🤗🤩🤗

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