Audre Lorde: “A Litany for Survival”

American writer Audre Lorde served as New York State Poet from November 1991 until her death from breast cancer in November 1992.
In designating her as such, then-governor Mario Cuomo praised “her sharp sense of racial injustice and cruelty, of sexual prejudice… “

In her acceptance speech, Lorde replied :
“I accept this award in the name of all the poets, the oppressed, the disenfranchised, silent people of this state. For the poets who write on scraps of newspaper in homeless shelters, in prisons, in mental wards, on squalid reservations and after grueling hours of work.
I accept this award in the name of those folks who see and experience the enormity of the forces aligned against all that is human in all of us … the ones who see all of this and still refuse to give in to despair.”

She once said that “the responsibility of the poet is to speak truth as she sees it” and her famous poem “A Litany for Survival”, from her poetry collection The Black Unicorn (1987), emphasises the responsibility of the poet to tell the truth even when people are afraid of speaking.

A litany is a prayer performed in a religious service, during which the clergy recites a series of prayers that are interspersed with responses from the congregation. As a poetic form, a litany therefore includes a series of repetitive phrases.

A Litany for Survival

For those of us who live at the shoreline
standing upon the constant edges of decision
crucial and alone
for those of us who cannot indulge
the passing dreams of choice
who love in doorways coming and going
in the hours between dawns
looking inward and outward
at once before and after
seeking a now that can breed
futures
like bread in our children’s mouths
so their dreams will not reflect
the death of ours;

For those of us
who were imprinted with fear
like a faint line in the center of our foreheads
learning to be afraid with our mother’s milk
for by this weapon
this illusion of some safety to be found
the heavy-footed hoped to silence us
For all of us
this instant and this triumph
We were never meant to survive.

And when the sun rises we are afraid
it might not remain
when the sun sets we are afraid
it might not rise in the morning
when our stomachs are full we are afraid
of indigestion
when our stomachs are empty we are afraid
we may never eat again
when we are loved we are afraid
love will vanish
when we are alone we are afraid
love will never return
and when we speak we are afraid
our words will not be heard
nor welcomed
but when we are silent
we are still afraid

So it is better to speak
Remembering
we were never meant to survive

In this poem Lorde highlights that part of the population lives “at the shoreline” and suffers continuously. She describes the constant fear experienced by these marginalized people in a society full of prejudices and how that fear is exploited to silence any dissenting voices.

The oppressed must always fight for their survival, have to make painful “crucial” choices in which they are left “alone” because society doesn’t care about them.
This vulnerable part has learned to fear every aspect of life, every side of a situation, the bad as well as the good because they can never feel comfortable and safe, even in the rare moments of joy.

They were born “with fear” and have soon learned to keep their heads down in the hope of protecting themselves and their loved ones, because the dominant members of society use fear as a weapon, making them believe that staying quiet might keep them safe.

The poem ends with a kind of warning: the oppressed must find a way to shake off their fear and speak out against a world where they “were never meant to survive.”

This timeless poem is not intended only for black people, but all the marginalized: immigrants, women, sick, disabled, exploited, poor, fat, homosexual, bullied, and so on.
Lorde invites them not to be paralysed by fear, limiting themselves to hoping for future security, but to fight now, otherwise, nothing will ever change.

La scrittrice americana Audre Lorde fu poeta di stato dello Stato di New York dal novembre 1991 fino alla sua morte per cancro al seno nel novembre 1992.
Nel designarla come tale, l’allora governatore Mario Cuomo elogiò il suo “acuto senso per ingiustizia e crudeltà razziale, di pregiudizio sessuale… “

Nel suo discorso di accettazione, Lorde replicò:
“Accetto questo premio in nome di tutti i poeti, degli oppressi, di chi è privato dei diritti civili, dei silenziosi di questo Stato. Per i poeti che scrivono su ritagli di giornale nei centri di accoglienza per senzatetto, nelle carceri, nei manicomi, nelle squallide riserve e dopo estenuanti ore di lavoro.
Accetto questo premio in nome di quelle persone che vedono e sperimentano l’enormità delle forze schierate contro tutto ciò che è umano in tutti noi… quelli che vedono tutto questo e si rifiutano ancora di cedere alla disperazione”.

Una volta disse che “fa responsabilità del poeta è raccontare la verità così come la vede” e la sua famosa poesia “A Litany for Survival/ Litania per la sopravvivenza”, tratta dalla sua raccolta “The Black Unicorn” (1987), sottolinea la responsabilità del poeta di dire la verità anche quando la gente ha paura di parlare.

Una litania è una preghiera eseguita in una funzione religiosa, durante la quale il clero recita una serie di invocazioni intervallate dalle risposte della congregazione. Come forma poetica, una litania quindi include una serie di frasi ripetitive.

LITANIA PER LA SOPRAVVIVENZA

Per quelli di noi che vivono ai margini
costantemente ritti sul bordo di decisioni
cruciali e soli
Per quelli di noi che non possono assecondare
i sogni transitori delle scelte
che amano sulle soglie andando avanti e indietro
nelle ore tra due albe
e guardano dentro e fuori
e prima e dopo allo stesso tempo
alla ricerca di un adesso che possa alimentare
il futuro
come pane nella bocca dei nostri figli
così che i loro sogni non riflettano
la morte dei nostri.

Per quelli di noi
che sono stati segnati dalla paura
come una ruga leggera in mezzo alla fronte
e hanno imparato avere paura insieme al latte di nostra madre
perché è con questa arma
questa illusione di poter trovare una certa sicurezza
che i prepotenti speravano di metterci a tacere.
Per tutti noi
questo istante e questo trionfo.
Non era previsto che sopravvivessimo.

Quando sorge il sole abbiamo paura
che potrebbe non rimanere
e quando tramonta abbiamo paura
che potrebbe non sorgere al mattino
quando il nostro stomaco è pieno abbiamo paura
di far indigestione
e quando è vuoto abbiamo paura
di non poter mai più mangiare
quando siamo amati abbiamo paura
l’amore svanirà
quando siamo soli abbiamo paura
che l’amore non tornerà più
e quando parliamo abbiamo paura
che le nostre parole non saranno ascoltate
né accolte
ma anche quando stiamo zitti
abbiamo ancora paura

Allora è meglio parlare
ricordando
che non era previsto che sopravvivessimo

(trad: L.Z.)

In questa poesia Lorde mette in evidenza che una parte della popolazione vive sulla battigia, cioè “ai margini” e soffre continuamente. Descrive la paura costante vissuta da questi emarginati in una società piena di pregiudizi e come tale paura viene strumentalizzata per mettere a tacere le voci dissenzienti.

Gli oppressi devono lottare per la loro sopravvivenza, fare sofferte scelte “cruciali” in cui sono lasciati “soli” perché alla società non importa nulla di loro.
Questa parte vulnerabile ha imparato a temere ogni aspetto della vita, ogni lato delle situazioni, quello cattivo così come quello buono perché non riescono mai sentirsi a proprio agio e al sicuro, anche nei rari momenti di gioia.

Nati con la paura, hanno presto imparato a tenere la testa china nella speranza di proteggere se stessi e i propri cari, perché i potenti e i prepotenti della società usano la paura come un’arma, facendo credere che il silenzio li potrebbe tenere al sicuro.

La poesia si conclude con una sorta di avvertimento: gli oppresse devono trovare un modo per scrollarsi di dosso la paura e parlare contro un mondo in cui ” non era previsto che sopravvivessimo”.

Questa poesia senza tempo non è destinata solo alle persone di colore , ma a tutti gli emarginati: immigrati, donne, malati, disabili, sfruttati, poveri, grassi, omosessuali. vittime di bullismo, e così via. Li invita a non essere paralizzati dalla paura, a non limitarsi a sperare in una sicurezza futura, ma a combattere ora, altrimenti non cambierà mai nulla.

68 thoughts on “Audre Lorde: “A Litany for Survival”

  1. Autrice molto sensibile e più che mai al fianco dei più deboli come tu hai spiegato. Questi versi sono e continueranno ad essere sempre attuali e aggiungo purtroppo… Qualche barriera con il tempo la si può un pò assomigliare ma ahimè mai abbattere completamente poichè vi sarà sempre una parte di uomini infami perchè questo è l’aggettivo giusto per certi soggetti 😌. Buon sabato cara Luisa 😘

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  2. Brilliant analysis of a powerful poem, Luisa. I think many of us feel marginalized, whether we should are not. Then there are the delusional that feel too much is never enough. If anyone of us is put down or kicked down regularly enough, it is difficult to believe that the sun will come out tomorrow and it could be a better day. I think that enough bullying abuse can warp the abused perceptions so much that askew becomes the norm. Spring is coming.

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  3. What a wonderful person Lorde was to be able to see and speak for the less fortunate. My plaudits for him. That poem touched my heart to the core. Oh I loved it, I resonated with it. And he ends it in a memorable action-triggering way: “So it is better to speak, remembering we were never meant to survive.” Ain’t that amazing! Thanks for sharing, my friend Luisa. 💖💕

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  4. Ciao Luisa oggi non sapevo che fare se non urlare che la vita non è la guerra. Ben-essere e propedeutico al ben-vivere e ben-fare, saremmo tutti benestanti!

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  5. Mi sono sempre avvicinata alla poesia con un certo timore reverenziale. Questa la trovo un pugno allo stomaco, ma efficace come tutte le terapie d’urto: per far riflettere deve far male in qualche modo, se provi ad immedesimarti con chi soffre per l’ignoranza degli altri. Segno il nome di questa persona di grande carattere. Grazie!🖤🎩

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  6. “Per i poeti che scrivono su ritagli di giornale”
    Mi ricordo una battuta del film “Ratatuille”: “un grande artista può celarsi in chiunque”
    Solo un cartone animato, ma con diversi passaggi significativi.

    L’arte può nascondersi ovunque, arte di ogni tipo: visiva, poetica, musicale. A volte non si sa nemmeno di possederla. Anche i più umili, o emarginati, possono possedere il dono artistico.
    Lorde lo aveva capito.

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  7. • February 1942 • U.S. President Roosevelt: Executive Order 9066 Incarcerated 120,000 Japanese Americans. Families were stripped of their rights and freedoms and sent to confinement camps. 80 YEARS After the U.S. Incarcerated Japanese Americans, Trauma and scars still remain…
    https://www.smithsonianmag.com/smithsonian-institution/eighty-years-after-us-incarcerated-japanese-americans-trauma-scars-remain-180979519/
    . . . 80 Years of Reckoning
    https://youtu.be/on_DKBf-SoQ
    • PBS • https://youtu.be/KaLPdQZS7Ng

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    1. Nice question!
      I found this on Wikipedia:
      “The responsibilities of the state poets laureate are similar to those of the Poet Laureate of the United Kingdom and the equivalent Poet Laureate Consultant in Poetry to the Library of Congress in the United States, to make public appearances at poetry readings or literary events, and to promote awareness of poetry within their geographical region.”
      “As of 2017, 46 states and the District of Columbia have poets laureate, although a few are presently vacant”

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    1. Il poeta di stato è quello che in Inghilterra chiamano poeta laureato e ha il compito di comporre poemi in occasione di eventi ufficiali oppure opere celebrative di personaggi di governo.
      Non penso che esista una carica simile qui da noi. Alcuni poeti sono stati nominati senatori a vita, ma non credo che dovessero celebrare la nazione o le istituzioni

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