Zeus and Io (second part)

The myth of Jupiter (Zeus in Greek) and Io inspired many painters . The painting I love the most was made by the Italian High Renaissance artist Antonio da Correggio around 1530.

This artwork was commissioned by Federigo Gonzaga, Duke of Mantua as part of a series of four works on the amorous pursuits of Jupiter. He wanted something sophisticated for his Mantua palace featuring classical antiquity, humanist allusions, and illusionistic effects. The mythological subject he chose reflected not only his personal identification with the gods of Olympus and his interest in erotica, but also one of the great themes of the time: the union of man and nature. Correggio’s resulting paintings were some of the most sensuous works of the age.

The scene of Jupiter and Io is narrated in Ovid’s Metamorphoses (see here) : the nymph is seduced by the king of the gods camouflaged within a blackish cloud whose shape is constantly changing.

Correggio depicts the moment when Jupiter enfolds Io in his nebulous embrace, his face barely visible above hers seeking her lips.
She is pulling Jupiter’s vague, cloudy hand towards herself with barely contained sensuality: her body and face convey an impression of ecstasy, pleasure and amorous rapture; her head tossed back, her lips parted, her arm pulling the cloud to her and her toes and fingers curled with pleasure.

This is a sensual painting, where the contrast between the solid and  voluptuous substance of Io’s body lost in erotic pleasure, and the evanescent shape of Jupiter wrapped in the cloud of iridescent colours ranging from gray to purple, is remarkable.
The atmosphere is mysterious and transmits languid sensuality.
The large vase in the foreground, from which the crystal clear water of a stream flows, alludes to the river god Inaco, Io’s father.

Il mito di Giove e Io ispirò molti pittori. Il dipinto che amo di più fu realizzato dall’artista italiano dell’Alto Rinascimento Antonio da Correggio intorno al 1530.

Quest’opera gli venne commissionata da Federigo Gonzaga, duca di Mantova nell’ambito di una serie di quattro opere sulle conquiste amorose di Giove.
In duca desiderava qualcosa di sofisticato per il suo palazzo mantovano, basato su antichità classica, allusioni umanistiche, ed effetti illusionistici. Il soggetto mitologico scelto rifletteva non solo la sua identificazione personale con gli dei dell’Olimpo e il suo interesse per l’erotismo, ma anche uno dei grandi temi dell’epoca: l’unione dell’uomo e della natura. I dipinti risultanti del Correggio furono alcune delle opere più sensuali dell’epoca.

La scena di Giove e Io è narrata nelle “Metamorfosi” di Ovidio (vedi qui): la ninfa è sedotta dal re degli dei (Zeus in greco), mimetizzato all’interno di una nuvola nerastra la cui forma è in continuo mutamento

Correggio raffigura il momento in cui Giove avvolge la donna nuda nel suo abbraccio nebuloso, con il suo viso appena visibile sopra quello di lei in cerca delle sue labbra. La sua mano vaga e fumosa la attira a
a sé e lei si abbandona con una sensualità appena contenuta: il suo corpo e il suo viso trasmettono un’impressione di estasi, di piacere e di rapimento amoroso, la testa piegata all’indietro, le labbra socchiuse, il braccio che tira la nuvola a sé e le dita di mani e piedi arcuate per il piacere.

Questo è un dipinto sensuale, dove il contrasto tra la sostanza solida e voluttuosa del corpo di Io, persa nel piacere erotico, e la forma evanescente di Giove, avvolto nella nube dai colori cangianti che vanno dal grigio al viola, è notevole.
L’atmosfera è misteriosa e trasmette languida sensualità.
Il grande vaso in primo piano, dal quale sgorga l’acqua limpidissima di un ruscello, allude il dio fluviale Inaco, padre di Io.

77 thoughts on “Zeus and Io (second part)

  1. Dear Luisa, You might have heard this many times before but I will say it again for you. I love you and your very interesting and informative blogs. It’s a great pleasure to read them. ♥️♥️♥️☺☺☺. Enjoy your Sunday.

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  2. That is a great painting. I always find man’s illustrations of how Gods and mortals interacted fascinating. Thanks for sharing the interpretation Luisa. Have a great Sunday. Allan

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  3. Luisa ! I went through your blog entitled Zeus and Io ( second part ) . Myth of Jupiter ( Zeus in Greek ) and Io inspired many of the Renaissance Painters of Italy like Antonio da Correggio who under the patronship of Federigo Gonzaga , the Duke of Mantua , drew a series of paintings for the Mantua Palace as per the wishes of the Duke . The Duke wanted something sophisticated for the Mantua Palace featuring classical antiquity , humanist allusions , and illusionistic effects . And the mythological subject he chose was his personal identification with the God of Olympus i.e Jupiter/Zeus and his interest in erotica . And of course the great theme of the time the union of man and nature. Correggio’s resultant paintings came in to existence in 1530 AD which could be considered as some of the most sensuous works of the age . In INDIA we have KHAJURAHO TEMPLES built during CHANDELA DYNASTY between 885 AD to 1050 AD in Chhatarpur District of MADHYAM PRADESH having a Nagara style architecture with some exotic sculptures . They still exists having the most sensuous sculptures of its time . Such exotic paintings/sculptures simply show the union of man and nature which we have now-a-days virtually forgotten . Thank you Luisa for making us aware of the real AESTHETIC SENSE of human existence of all times . Thanks again !

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  4. My Dear Luisa, you are an enviable expert on erotic pleasure! I love the painting too!
    I would not dare to ask if this is your rich imagination or life-long experience speaking here…

    Joanna

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  5. Reading a comment above it reminded me of the painting from Khajuraho Temple, a World Heritage in India, while I love the painting, I cannot show it to anyone as it is so explicit, but World Heritage, what can I say!

    Joanna

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  6. Bonjour
    Mon ami amie LUISA

    Malgré la distance tu es celle ou celui qui me comprends quand je suis triste
    Tu es celle ou celui qui me réconforte dans ces moments là
    Toi seule ou seul sait me redonner le sourire qu’il se doit
    Comme si tu étais à mes cotés à ces instants précis
    Je vous souhaite une belle semaine et une mention particulière pour la fête des mères aux mamans

    Bonne fêtes des mères pour ce 29 mai à venir
    Bise Amitié Bernard A tous mes amis Amies Soyez Heureux

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  7. A Vitty che più su scrive “Quando Zeus si metteva in testa una cosa…. non la mollava finchè non otteneva quello che voleva !”
    Viene risposto, a conferma, “Era o non era il re degli dei?!?”

    Da questo breve dialogo, dal quale trapela considerazione a tutti nota, desidero prendere spunto per “smitizzare” un poco i miti, ed avanzare qualche piccola idea in proposito.

    E così, mi vien da dire che Zeus, “re degli dei”, otteneva con le ninfe o belle mortali ‘quello che voleva’ solo perché – secondo la maschilista mitologia –non ha mai trovato una che, come recita un detto siciliano, fosse “scarpa adatta al suo piede”, e cioè pronta a fare fallire nel tempo le sue regali avances: ciò perché tutte le donne che amò (sic) subivano il fascino della nobiltà (era o non era il potente re degli dei?), e godevano del fatto di essere state prescelte.

    Se soltanto una di queste, dotata di intelligenza e delle vere arti muliebri, avesse voluto avrebbe ben potuto prendersi gioco di lui, e ridurlo a . . . non voglio dire come.

    Nessun Re (bello, brutto, onnipotente, ecc. ecc.) riesce a prevalere se la di lei di turno non vuole o addirittura lo vuol ridurre in . . . . . . O sbaglio?

    UNA DONNA E UN RE

    C’era una volta una donna che
    non lo soffriva proprio il suo Re,

    basso, panciuto, testa tipo legno,
    che dominava tristemente il regno,

    facendo il dritto storto e storto il dritto,
    a suo uso e consumo il diritto.

    A lui d’attorno solo donne belle
    e compiacenti, che come frittelle

    — tanto per dirla papale papale —
    stavano sempre, eh sì, in orizzontale.

    Un giorno il Re (poteva tutto lui)
    s’incapricciò di quella donna cui

    a genio non andava la maniera
    del suo tiranneggiare, ed una sera

    dai tristi sgherri suoi rapir la fa
    perchè vuol ‘farsi’ quella là per là.

    Dolci gli occhi di lei, il seno pieno,
    arcuati i fianchi . . . e molti anni in meno.

    Che mai poteva far la poveretta?
    Nulla, perciò accetta, accetta, accetta

    del Re le avances. Contento il monarca
    più volte su di lei la schiena inarca,

    sbuffa e risbuffa a mille e mille: “Aaaaaaaaaahhhhhh!”
    . . . muta lei sta, o al massimo, “Maestààààà!….”

    Costei a chi chiedeva come mai
    quieta accettasse quei “dài e dài”

    . . . da che moriva il sole e rinasceva . . .
    imperturbabilmente rispondeva

    che non si ribellava in quanto che
    mica poteva dire “no” al Re,

    e quindi, ben strizzando un po’ l’occhietto,
    lei soggiungeva con un sorrisetto:

    “Affari miei il dargliela o no:
    . . . purché lui presto smammi gliela do,

    e come e quando vuole io lo faccio:
    mica capisce se resto di ghiaccio,

    o se penso ad un altro, uno che
    mi sfizia il pensarlo su di me

    senza un ‘ma’, un ‘come’ ed un ‘perché’!

    Lui vuol così? . . . così si sente forte? . . .
    e così sia . . . ma segna la sua sorte.

    Che posso farci io se non ha più
    20 anni, e se crede di andar su

    col Viagra che sol vale se stai al giù!?

    E infatti da lì a poco il Re schiattò
    . . . e gran pace e giustizia ritornò.

    Quello che non poté l’opposizione
    la donna ottenne stando in posizione

    molle, e senza partecipazione.

    Quanto una donna a questo mondo può,
    dicendo ‘Sì’ quando vuol dire ‘No’,
    o sospirando “Ahhhhh!” pensando “Bòòòòh?”!

    Secondo voi fece bene o male
    ad atteggiarsi a “donna fatale”?

    … ed a preordinare per finale
    — dopo i bavosi orgasmi — un funerale?

    in modo poi del tutto naturale,
    e nella fattispecie . . . trionfale?

    Spesso si vuole zucchero e si ha sale
    . . . ed il potere a volte nulla vale!

    Ognuno a questo mondo, ben si sa
    — sia che gli va e sia che non gli va —

    le usa al meglio le armi che ha:
    gli sgherri il Re . . . lei quella cosa là!

    E su malvagità vinse beltà,
    unita a intelligenza, e pure a . . . . . .

    Dite, a quell’ “a ” . . . che cosa seguirà?

    Indovinatooooo!!!!! . . . Ma che draghi, ah!

    (Cassandro)

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      1. Grazie per il “deliziosamente”.
        È dai tempi di Lisistrata che si tratta l’argomento, anche se in senso inverso.
        Se per caso rinvieni nelle mie composizioni qualche verso o quartina che ti aggrada, se lo ritieni opportuno, traducilo pure in inglese perché lo scritto sia eventualmente comprensibile per i tuoi numerosi commentatori.
        Sempre “Grazie” comunque per l’accoglienza.

        Like

  8. Al tuo “che bella idea” rispondo con “Sarebbe un grande onore avere una poesia tradotta in inglese da te, con le sfumature di quella lingua che sapresti di certo trovare.
    Grazie in anticipo.

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    1. Grazie a te per la fiducia, anche se ti anticipo che per me la traduzione di una poesia in inglese non è semplice come tradurne una dall’inglese,
      Sai come potremmo fare tanto per iniziare? Mandami una breve poesia, le dedico un post in italiano e aggiungo poi la versione in inglese chiedendo ai miei amici poeti madrelingua di mandarmi le eventuali limature, E’ un procedimento che ho già usato, quando cercavo di tradurre una delle mie (poche) poesie 🤗

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  9. Grazie per il grande spirito di collaborazione.

    Sperando che non abbia ad essere di molto disturbo ti mando una poesia (non breve purtroppo) che riscuote in genere un certo apprezzamento: “Il sonno dell’amore”, visto prima da Lui e poi da Lei.

    Fa parte di una trasposizione in versi della Signora delle Camelie (da cui, come è noto, è stata tratta La Traviata), scritta insieme a Sergio Sestolla: (l’opera sta nel blog di Vitty e la si può leggere inserendo lì nel link a fianco alla voce “ricerca” la parola “Camelie”).

    Per notizia, con Sergio abbiamo condiviso una vita di studi a Catania, ai tempi del liceo e poi di Università ed infine, da molti anni la nostra vita lavorativa nello stesso Istituto. All’epoca, appena laureati si facevamo tutti i concorsi disponibili ed era facile ritrovarsi a concorso vinto in uno stesso ente lavorativo.

    IL SONNO DELL’AMORE ( Lui e Lei )

    Dormire dopo aver fatto l’amore
    è dolce forse più dell’amor stesso,
    precipiti in un mondo senza odore,
    senza colore . . . statua di gesso

    ti senti quasi . . . e giù . . . nell’aldilà
    di botto ti ritrovi . . . non sai come
    — nè t’interessa — qui ritornerà
    il corpo tuo che non ha più nome.

    Sei diventato nube . . . forse cielo . . .
    oppur . . . che so? . . . il centro della terra . . .
    o schiuma che per mar va pelo pelo.

    Nulla nella tua mente più s’inserra:
    su questa infatti è disceso un velo,
    che con il mondo non ti fa più in guerra.

    ° ° °

    Fare l’amore, certo, mi piace,
    però più che dell’atto in sè per sè
    adoro il corpo tuo quando giace,
    stanco alla fine, tutto su di me

    . . . nonchè sentirti il cuor come un tamburo
    battere forte forte sopra il mio
    per acquietarsi poi in sonno duro,
    sonno che t’ho donato solo io.

    . . . Ed è un peccato che non puoi capire
    cosa vuol dire averti abbandonato,
    col corpo che mi schiaccia ed avvertire

    però solo il calore del tuo fiato,
    il tuo scendere in me e qui morire,
    finchè, mio caro, non ti avrò svegliato.

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