Diving into the Wreck/1

Readers can read a story, a poem and try to understand the symbols, even though Oscar Wilde warned us about those depths.
Those who read the symbol do so at their peril.”
Will we like what we see down there?
Will we be like the American poet Adrienne Rich (1929-2012) in her great poem ‘Diving Into the Wreck.’?

Today I will limit myself to posting the text and the translation into Italian and tomorrow I will talk about what I think of its symbols.

The poem, published in 1973 in a collection of the same title, follows a woman preparing and diving into the depths of the ocean in search of a wreck.

Diving into the Wreck

First having read the book of myths,
and loaded the camera,
and checked the edge of the knife-blade,
I put on
the body-armor of black rubber
the absurd flippers
the grave and awkward mask.
I am having to do this
not like Cousteau with his
assiduous team
aboard the sun-flooded schooner
but here alone.

There is a ladder.
The ladder is always there
hanging innocently
close to the side of the schooner.
We know what it is for,
we who have used it.
Otherwise
it is a piece of maritime floss
some sundry equipment.

I go down.
Rung after rung and still
the oxygen immerses me
the blue light
the clear atoms
of our human air.
I go down.
My flippers cripple me,
I crawl like an insect down the ladder
and there is no one
to tell me when the ocean
will begin.

First the air is blue and then
it is bluer and then green and then
black I am blacking out and yet
my mask is powerful
it pumps my blood with power
the sea is another story
the sea is not a question of power
I have to learn alone
to turn my body without force
in the deep element.

And now: it is easy to forget
what I came for
among so many who have always
lived here
swaying their crenellated fans
between the reefs
and besides
you breathe differently down here.

I came to explore the wreck.
The words are purposes.
The words are maps.
I came to see the damage that was done
and the treasures that prevail.
I stroke the beam of my lamp
slowly along the flank
of something more permanent
than fish or weed

the thing I came for:
the wreck and not the story of the wreck
the thing itself and not the myth
the drowned face always staring
toward the sun
the evidence of damage
worn by salt and sway into this threadbare beauty
the ribs of the disaster
curving their assertion
among the tentative haunters.

This is the place.
And I am here, the mermaid whose dark hair
streams black, the merman in his armored body.
We circle silently
about the wreck
we dive into the hold.
I am she: I am he

whose drowned face sleeps with open eyes
whose breasts still bear the stress
whose silver, copper, vermeil cargo lies
obscurely inside barrels
half-wedged and left to rot
we are the half-destroyed instruments
that once held to a course
the water-eaten log
the fouled compass

We are, I am, you are
by cowardice or courage
the one who find our way
back to this scene
carrying a knife, a camera
a book of myths
in which
our names do not appear.

To be continued

I lettori possono leggere una storia, una poesia e cercare di capirne i simboli, anche se Oscar Wilde ci ha messo in guardia su ciò che rischiamo immergendoci in quelle profondità. Ha scritto infatti:
“Coloro che leggono il simbolo lo fanno a loro rischio”.
Ci piacerà quello che vedremo laggiù?
Faremo come la poetessa americana Adrienne Rich (1929-2012) nella sua grande poesia “Diving Into the Wreck”?

Oggi mi limiterò a presentarne il testo e la traduzione in italiano e domani parlerò di quello che penso dei suoi simboli
La poesia, pubblicata nel 1973 in una raccolta dallo stesso titolo, segue una donna che si prepara ed esegue un’immersione nelle profondità dell’oceano alla ricerca di un relitto.

Esplorando il relitto

Dopo aver letto il libro dei miti,
e caricato la fotocamera,
e controllato il filo del coltello,
indosso
l’armatura di gomma nera
le assurde pinne
la maschera solenne e goffa.
Devo farlo io
non come Cousteau con la sua
squadra assidua
a bordo della goletta inondata di sole,
ma io sono qui da sola.

C’è una scaletta.
La scaletta è sempre là
che pende innocente
sul fianco della goletta.
Sappiamo a cosa serve
noi che l’abbiamo usata.
Altrimenti
è un pezzo di filamento marino
un’attrezzatura qualsiasi.

Scendo.
Un gradino dopo l’altro e ancora
l’ossigeno mi impregna
la luce blu
gli atomi trasparenti
della nostra aria umana.
Scendo.
Le pinne mi impacciano,
striscio come un insetto giù per la scala
e non c’è nessuno
a dirmi quando comincia
l’oceano.

Dapprima l’aria è blu e poi
diventa più blu e poi verde e poi
nera e anch’io vedo nero però
la mia maschera è potente
e con forza mi pompa il sangue
il mare è un’altra storia
il mare non è questione di potenza
devo imparare da sola
a muovere il corpo senza sforzo
nell’elemento profondo.

E ora: è facile dimenticare
per che cosa sono venuta
in mezzo ai tanti che hanno sempre
vissuto qui
agitando ventagli merlati
tra le scogliere
e inoltre
quaggiù il respiro è diverso.

Sono venuta a esplorare il relitto.
Le parole sono lo scopo.
Le parole sono mappe
Sono venuta a vedere il danno compiuto
e i tesori rimasti.

Faccio scorrere il raggio della mia lampada
In una lenta carezza lungo il fianco
di qualcosa di più duraturo
dei pesci o delle alghe

la cosa per cui sono venuta:
il relitto e non la storia del relitto
la cosa in sé e non il mito
il viso affogato che sempre guarda fisso
verso il sole
la prova del danno
erosa dal sale e dalle correnti e diventata questa logora bellezza
le costole del disastro
che curvano la loro affermazione
tra le creature esitanti che lo infestano

Questo è il posto.
E io sono qui, sirena i cui capelli
fluttuano neri, e tritone dal guscio corazzato.
Giriamo in silenzio
attorno al relitto
ci tuffiamo nella stiva.
Io sono lei: io sono lui

con il viso affogato che dorme con gli occhi spalancati
con il petto che ancora sente il peso
con il carico d’argento, rame e vermeil che giace
oscuro dentro barili
semi incastrati e lasciati a marcire
noi siamo gli strumenti semidistrutti
che una volta indicavano la rotta
il diario di bordo fradicio
la bussola rovinata.

Noi siamo, io sono, tu sei
per viltà o per coraggio
colui che trova sempre la strada
per tornare su questa scena
portando un coltello, una macchina fotografica
un libro di miti
nel quale
i nostri nomi non compaiono.

(trad: L.Z.)

Continua

Image Pinterest : Mark Yokoyama – “Diving the Willaurie Wreck”, Bahamas

50 thoughts on “Diving into the Wreck/1

  1. Luisa ! Your literary perception is quite high . And your choice virtually perfect . Adrienne Rich was a great American Poetess whose poetry titled ‘ Diving into the Wreck ‘ is undoubtedly a great piece of poetic art . A few lines of the poetry , in which a woman preparing and diving into the depths of the ocean in search of a Wreck which I like most , are as follows: ‘I crawl like an insect down the ladder and there is no one to tell me when the ocean will begin’. Such was the search operation of that diving woman and her feelings of when the ocean will begin because no one was there to tell her about so . The poetess imagination flows through the diving woman’s feelings . A great art of weaving of words in a simple language is the specialty of Adrienne Rich . Anyway , we am thankful to you for acquainting us to such a great poetess .

    Like

  2. Wow. Fantastic, dear Luisa. Sorry for the delay in comment. I went to attend a baby shower ceremony. Just now I came back. Looking forward to the next part. Enjoy your Sunday, dear 💕💕💕. 😊😊😊

    Liked by 1 person

      1. When a woman is expecting her first baby, we perform a special ceremony to pray for the welfare of both the mother and child.

        Liked by 1 person

  3. Versi interessanti e importanti al di fuori del pensiero comune!!! E tu bravissima come sempre a proporci questi gioiellini e a tradurli per noi 🥀👏 Grazie 8nf8n8te attendo domani, buona serata con un forte abbraccio 🥰😘

    Liked by 1 person

  4. Io la leggo come la ricerca della verità, priva di preconcetti e di pregiudizi.
    Credo che queste 2 righe siano emblematiche:
    “il relitto e non la storia del relitto
    la cosa in sé e non il mito”
    La verità ce la dobbiamo costruire noi.

    Liked by 1 person

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s