Shelley: “Mutability”/2

The poem “The Flower That Smiles Today”, first published in 1824, two years after Percy Bysshe Shelley‘s tragic death, is sometimes called ‘Mutability’ , although in 1816 Shelley wrote another poem of the same title, which appeared in the collection “Alastor, or The Spirit of Solitude: And Other Poems”. Eight of its lines were quoted in his wife Mary Shelley’s novel “Frankenstein; or, The Modern Prometheus” (1818).
The two stanzas appear just before Victor Frankenstein reencounters his Creature for the first time since its ‘birth’, during a mountain climb to the Glacier Montanvert in the Swiss Alps, in an attempt to combat his mood. anxious and melancholy. The glacier is now known as Mer de Glace, on the northern slopes of the Mont Blanc massif

In the poem “Mutability” Percy Bysshe Shelley reflects on the notion of ‘change’ as the only constant that individuals can rely on.

We are as clouds that veil the midnight moon;
How restlessly they speed, and gleam, and quiver,
Streaking the darkness radiantly! ― yet soon
Night closes round, and they are lost for ever:

Or like forgotten lyres, whose dissonant strings
Give various response to each varying blast,
To whose frail frame no second motion brings
One mood or modulation like the last.

We rest. ― A dream has power to poison sleep;
We rise. ― One wandering thought pollutes the day;
We feel, conceive or reason, laugh or weep;
Embrace fond woe, or cast our cares away:

It is the same! ― For, be it joy or sorrow,
The path of its departure still is free:
Man’s yesterday may ne’er be like his morrow;
Nought may endure but Mutability.

Humanity is metaphorically compared to natural phenomena, such as a cloud, or man-made phenomena, such as a musical instrument, a lyre, both of which, are subject to continuous mutations and evolution.
Humans do not have control over their dreams or thoughts: no feeling ever remains the same, people are at the mercy of changing emotions, subject to uncontrollable internal reactions and to external forces. Nothing is constant, the universe is fundamentally mutable and “Mans yesterday may ne’er be like his morrow”
The only thing in the world that doesn’t change is Change.

La poesia “Il fiore che oggi sorride”, pubblicata per la prima volta nel 1824, due anni dopo la tragica morte di Percy Bysshe Shelley, è talvolta intitolata “Mutevolezza”, sebbene nel 1816 Shelley scrisse un’altra poesia con lo stesso titolo.
Questa poesia è apparsa per la prima volta nella raccolta “Alastor, o The Spirit of Solitude: And Other Poems/ Alastor, o lo spirito della solitudine e altre poesie”, e otto suoi versi sono citati nel romanzo “Frankenstein o il moderno Prometeo” di sua moglie Mary Shelley. Appaiono poco prima che Victor Frankenstein incontri la sua Creatura per la prima volta dopo in momento della sua “nascita”, nel corso di una scalata al ghiacciaio Montanvert nelle Alpi svizzere, effettuata nel tentativo di allontanarsi il più possibile dalla civiltà umana. Il ghiacciaio, oggi conosciuto come Mer de Glace, è il secondo più importante delle Alpi, alle pendici settentrionali del massiccio del Monte Bianco.

Nella poesia “Mutevolezza” Percy Bysshe Shelley riflette sulla nozione di “cambiamento” come l’unica costante su cui gli individui possono fare affidamento.

Siam come le nubi che velano la luna di mezzanotte;
e irrequiete corrono, sfavillano e fremono,
striando fulgide l’oscurità! ― eppure presto
la notte si chiuderà attorno a loro e spariranno per sempre: ¬―

O come cetre dimenticate, le cui corde dissonanti
danno a ogni instabile alito di vento diversa risposta,
alla cui fragile struttura nessuna nuova vibrazione può portare
toni o modulazioni uguali ai precedenti.

Ci riposiamo ― un sogno ha il potere di avvelenarci il sonno;
ci alziamo ― un pensiero errante ci inquina la giornata;
sentiamo, immaginiamo o ragioniamo, ridiamo o piangiamo,
ci aggrappiamo al dolore , o scacciamo gli affanni:—

È la stessa cosa! ― Perché, che sia gioia o dolore,
la via di partenza è comunque aperta:
il passato dell’uomo non potrà mai essere come il suo futuro;
nulla può durare tranne la Mutevolezza.

(trad: L.Z.)

L’umanità viene metaforicamente paragonata a fenomeni naturali, come una nuvola, o fenomeni causati dall’uomo, come uno strumento musicale, una cetra, entrambi soggetti a mutazioni ed trasformazioni continue.
Gli esseri umani non hanno il controllo sui propri sogni o pensieri: nessun sentimento rimane mai lo stesso, le persone vengono sconvolte dalle loro emozioni in continua evoluzione e finiscono in balia dei mutevoli impulsi che li colpiscono. Niente è costante, l’universo è fondamentalmente mutevole e “il passato dell’uomo non potrà mai essere come il suo futuro”.
L’ unica cosa al mondo che non cambia mai è il Cambiamento.

58 thoughts on “Shelley: “Mutability”/2

  1. Except change , everything in this world is changeable . This the message P.B. Shelley wants to give through his poem ‘Mutability’ . The motion of change is only constant , otherwise everything is changeable in this world . In his poem P.B. Shelley has compared humanity metamorphically with natural phenomenon like cloud and man-made phenomenon like Lyre , a musical instrument . They all are mutating— in the process of change . So change is the ultimate reality of this world and Shelley has woven all this natural phenomenon in his poem very judiciously . Thanks Luisa for continuing the series .

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  2. Outstanding Shelley poem. These are cherished, priceless treasure and it’s a visual delight to read them. Thank you so much, dear Luisa for sharing such a beautiful poem by one of my favorite poets. And I love reading your interpretations. They are excellent. Great job. ♥️♥️♥️💐💐💐💐🥰🥰🥰🌹🌹🌹

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  3. I have often used the phrase “the only constant in life is change”. People tend to be comfortable with the same old same old, but this is an illusion. We cannot control change, we can only control our reaction to change. Thanks for this added insight Luisa. Have a great Sunday. Allan

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  4. Tutto evolve, tutto cambia. Sarebbe bello vedere un’evoluzione umana che abbia dei cambiamenti in meglio ma purtroppo, nell’ultimo periodo, sembra che i cambiamenti stiano prendendo la piega opposta e si stia evolvendo in peggio. E di questi cambiamenti in peggio ci si accorge quando ormai sono già avvenuti e non si pensa mai che potrebbe esserci un modo per far sì che le cose non peggiori e non arrivino a punti di non ritorno, 😔.

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    1. Hai ragione: ultimamente sembra ci sia non un’evoluzione ma una regressione, materiale e spirituale.
      Purtroppo, individualmente, nessuno si ritiene colpevole, per questo temo che prima o poi si arriverà al tragico punto di non ritorno 😔

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      1. Un momento da temere perché si dovrà fare i conti con la propria coscienza e in pochissimi si chiederanno: “Ma perché non siamo intervenuti subito invece d’aspettare fino ad ora?”, 😔.

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    1. Thanks a lot, Don🙏
      To be honest I haven’t talked about Frankenstein yet,because it is well known to everyone, but I did mention it in one of a series of posts that were about electricity. It is only in Italian, but my blog also has a translator, if you are curious : the tille is “L’elettricità (4): Mary Shelley e Frankenstein”
      https://wordpress.com/post/wordsmusicandstories.wordpress.com/13771
      Another post was “L’anno senza estate” https://wordpress.com/post/wordsmusicandstories.wordpress.com/13993

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  5. Buona sera, Luisa.
    Chissà se Shelley (e prima di lui Robert Herrick, che hai citato ieri) conoscevano l’ode À Cassandre di Pierre de Ronsard, che risale al 1545 e che parimenti tratta della caducità della bellezza e della gioventù. Versi su cui un anonimo compositore francese dell’epoca ha ricamato una chanson delicata e struggente insieme. Mi è venuta in mente leggendo questi tuoi bellissimi post dedicati a Shelley, così l’ho pubblicata nel mio blog pochi minuti fa.

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      1. Se mettessi insieme e raccontassi per iscritto tutte le volte che è capitato a me, potrei riempire un libro 😉
        Me ne viene in mente una cui ho rimediato all’ultimo istante.
        Nel volumetto su Chopin, a proposito delle Variazioni su Là ci darem la mano avevo citato l’incipit della famosa e entusiastica recensione di Schumann: “Giù il cappello, signori: un genio!”
        Solo che avevo scritto capello anziché cappello: me ne sono accorto con le bozze già impaginate e pronte per la stampa.
        Fosse uscito così non sarebbe stato poi tanto grave, ma mi avrebbe procurato un certo imbarazzo 🙂

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  6. La mutevolezza è mutevole: c’è chi non cambia e chi vorrebbe cambiare, però . . .

    N O N C A M B I O ( Lui )

    Che io cambi, no . . . non ci contare,
    io resto sempre quello di una volta,
    quel pazzo che non sa altro che amare
    la vita, la saggezza e la rivolta.

    La prima perchè è molto molto bella,
    perchè t’entra nel cuore e nella mente
    in forma di carezza o fiore o stella
    o verso di poeta impertinente.

    Per quanto attiene poi alla saggezza
    l’amo perchè fa viver ben la vita,
    chè senza lei pur anche la bellezza
    diventa cosa inutile e scipita,

    in grado d’ingannar con l’apparenza
    chi oltre l’apparenza non ci va.
    E il terzo amor? Lottare sempre e senza
    nessuna tregua la stupidità.

    (Cassandro)

    . . . e chi, come risulta dalla fine del seguente dialogo, pensa di cambiare, ma poi decide diversamente (pur con qualche riserva), invidiando chi ab initio non vuole cambiare

    L A ” S T E L L A ”

    (Lui)
    – “Ognuno a questo mondo ha una condanna,
    che a volte vien chiamata pure ‘stella’:
    da quando nasci fin che vai a nanna
    sempre ti seguirà, sia brutta o bella.

    Esempio, chi è ricco è condannato
    a non sapere manco da lontano
    se mai l’amor di donna è spensierato
    o mezzo perchè uno apra la mano;

    invece per il povero è l’inverso:
    il suo destino è di desiderare
    sempre qualcosa e di sentirsi perso
    nel caso che una donna voglia amare.

    E la mia ‘stella’? . . . di fermarmi spesso
    a studiare il mondo e la sua gente,
    e di pensare in modo un po’ complesso
    sapendo che lo faccio inutilmente

    . . . nel senso che non c’è un solo cane
    – l’hai visto, io procedo per esempi –
    che pensi ch’io non pensi cose vane,
    o cose pazze o cose d’altri tempi”.

    (Lei)
    – “Tutto sommato credo che ti vada
    ancora bene . . . chè tu puoi, amore,
    tenere ancora tutti gli altri a bada,
    mentre io no, perchè ‘stella’ peggiore

    . . . quella dell’allegria . . . mi sovrasta,
    che mi fa arrabbiar come una negra
    quando vorrei dire al mondo: ‘basta!’,
    e invece resto sempre…quella allegra.

    Ma che ne sai tu che vuole dire
    star sempre fra la gente col sorriso
    pur se ti assale noia a non finire
    o il cuore di tristezza tieni intriso?

    D’altronde questa ‘stella’ me ne ha dato
    . . . ah, se me ne ha dato di successo,
    anche se debbo dir che l’ho pagato,
    e a caro prezzo, quando senza nesso

    per gli altri sorridevo . . . e sorrido,
    prendendo in giro . . . più che questi . . . me.
    Ma di cambiare . . . no, io non mi fido
    . . . ed il perchè non dico manco a te.

    Ma prima o poi questa ‘stella’ ingrata,
    seppellirà la mia falsa risata,
    e tornerò come mi son sognata”.

    (Cassandro)

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  7. Excellent choice, Luisa. Shelley’s poem is a timely reminder that nothing remains the same. Like the clouds overhead, human life is constantly in motion and mutating. “Man’s yesterday may ne’er be like his morrow,” yet some among us long to return to a time long gone.

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