W. E. Henley: “Margaritae Sorori”

William Ernest Henley‘s poem “Invictus” (here) insists on individual strength and unwavering resilience in the face of adversity. Even the loss of his five-year-old daughter Margaret, despite being a deeply traumatising event, did not truly dampen his outlook on life as a whole.

The following lesser-known poem, instead, evokes the acceptance of death and dying, suggesting a mood in stark contrast to that contained in “Invictus“.

“Margaritae Sorori”

A late lark twitters from the quiet skies:
And from the west,
Where the sun, his day’s work ended,
Lingers as in content,
There falls on the old, gray city
An influence luminous and serene,
A shining peace.

The smoke ascends
In a rosy-and-golden haze. The spires
Shine and are changed. In the valley
Shadows rise. The lark sings on. The sun,
Closing his benediction,
Sinks, and the darkening air
Thrills with a sense of the triumphing night—
Night with her train of stars
And her great gift of sleep.

So be my passing!
My task accomplish’d and the long day done,
My wages taken, and in my heart
Some late lark singing,
Let me be gather’d to the quiet west,
The sundown splendid and serene,
Death.

Henley’s poem is a long metaphor comparing death with the setting of the sun, after completing its day’s work.
The poet relieves death of its sorrow and its finality and makes it assume the serenity of sleep.
The title of the poem is Latin for “Sister Margaret” and it probably refers to his daughter Margaret who died when she was only five years old.
The last stanza is engraved on the poet’s tomb: he was buried next to his daughter’s grave in the churchyard in Cockayne Hatley, a small village in Bedfordshire, England.

This poem inspired Edward Robert Hughes (1851 –1914) for his famous painting “Night with her Train of Stars” which depicts Night as the Angel of Death, holding a child in her arms and putting her finger to her lips to hush the angels flying around her.
The painter managed to capture the essence of that peaceful night and sprinkled it with poppies, symbolizing sleep.

La poesia di William Ernest Henley intitolata “Invictus” (qui) insiste sulla forza individuale, la resilienza incrollabile di fronte alle avversità. Anche la perdita della figlia Margaret, di solo cinque anni, pur essendo un evento profondamente traumatizzante, ma riuscì a smorzare la sua visione della vita nel suo insieme.

La seguente poesia, meno nota, evoca invece l’accettazione della morte e del morire, suggerendo uno d’animo in netto contrasto con quello contenuto in “Invictus”.

Margaritae Sorori

Un’allodola tardiva cinguetta nel cielo calmo:
verso ponente,
dove il sole, finito il suo giorno di lavoro,
indugia soddisfatto.
là cade sulla vecchia città grigia
un raggio luminoso e sereno,
una pace splendente.

Il fumo sale
in una foschia rosea e dorata. Le guglie
brillano e sembrano mutate. Nella valle
si alzano le ombre. L’allodola continua a cantare. Il Sole,
concludendo la sua benedizione,
s’inabissa e l’aria sempre più scura
si emoziona con un senso di notte trionfante-
Notte con il suo corteo di stelle
e il grande dono del sonno.

Sii perciò il mio trapasso!
Ultimato il mio compito e finita la lunga giornata,
preso il salario, con nel cuore
il canto di un’allodola tardiva,
fa’ che io sia accolto nel tranquillo ponente,
nel tramonto splendido e sereno,
o Morte.

(trad: L.Z.)

La poesia di Henley è una metafora che associa la morte al tramonto del sole, alla fine della sua giornata di lavoro.
La morte perde il suo dolore, per assumere la serenità del sonno.
Il titolo della poesia è latino per “ Sorella Margaret” e probabilmente si riferisce alla figlia Margaret che morì quando aveva solo cinque anni.
L‘ultima strofa è incisa sulla tomba del poeta, inumato accanto al sepolcro di sua figlia nel cimitero di Cockayne Hatley, un piccolo villaggio nel Bedfordshire (Inghilterra).

La poesia ispirò il pittore Edward Robert Hughes (1851-1914) per il suo famoso dipinto “La Notte con il suo corteo di stelle” che raffigura la Notte come l’Angelo della Morte, che tiene in braccio un bambino e si porta il dito sulle labbra per far tacere gli angeli che le volano attorno.
Il pittore è riuscito a catturare l’essenza di quella notte tranquilla, e l’ha cosparsa di papaveri, che simboleggiano il sonno.

60 thoughts on “W. E. Henley: “Margaritae Sorori”

  1. Thank you, Luisa, for the beautiful poem and the painting. I do what I can to be useful to animals and people in need, and don’t dwell about death, my mantra being, “When I die, I die.”

    Joanna

    Liked by 1 person

  2. Henley certainly had more than his share of sadness in life. The Hughes painting pictures death as a peaceful slumber. Death is a part of life and while we should not do anything to hasten it, we also should not fear it. Stay well Luisa. Allan

    Liked by 2 people

  3. Luisa ! Like Nelson Mandela and others , W. E. Henley’s poems including ‘ Sister Margaret ‘ inspired a painter like Edward Robert Hughes painting called ‘ Night with her Train of Stars ‘. He , like Henley , used similar metaphor and depicted Night as an Angel of Death holding a child in her arms and puting her finger to her lips to hush the Angels flying around her . W. E. Henley was a poet extraordinary who would be inspiring next generation Poets/Painters/Politicians/and Preachers in the days to come . Thanks !

    Liked by 2 people

  4. This is fabulous, dear Luisa. The more I read his poems, the more I am impressed with his awesome fascinating character. I do feel like saluting him for keeping his head high in spite of the loss of his five-year-old daughter, Margaret. Outstanding poem and excellent interpretation by you. Very well done, Luisa. Highly impressive post.

    Liked by 2 people

  5. Pur trattando il tema della morte questa poesia ha quella particolare bellezza nel, facendone una mia lettura personale, paragonare la figlia Margaret a quest’allodola che con il suo canto sembra voler accompagnare l’autore della poesia al momento in cui il padre si riunirà a sua figlia quando arriverà il momento che conclude la vita di tutte le persone. Quasi come se questo uccellino volesse indicare la via da percorrere.

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  6. Sommiamo . . .

    QUANDO   DORMO
     (Silenziosità)

     
    Contento sono solo quando dormo,
    gli occhi chiudo e mi scordo tutto,
    né più di ciò che accade mi informo,
    né più mi interessa il bello e il brutto.
     
    La Notte ben mi avvolge e mi tuffo
    nel nulla assoluto, che felice
    mi rende assai . . . Ah, penso che buffo
    essere devo quando ciò che dice
     
    un tizio saper voglio, e ciò che fa,
    e perché mai lo fa . . . o inquieto,
    come minimo almeno. Ora ci sta
     
    silenziosità invece, e lieto
    divento all’improvviso. Chi lo sa
    se questo è il Paradiso in concreto?
     
    . . .  Se è anticipo dell’aldilà?
     
     
    Comunque ci sarà pure un motivo
    perché mi senta sol nel sonno vivo!

    A “vita patriarcale” mentre scrivo
    io penso . . . a tornare primitivo. 

    ( Cassandro)

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    1. Thanks Madame !

      On Sun, 24 Jul 2022, 14:17 words and music and stories, < comment-reply@wordpress.com> wrote:

      CASSANDRO commented: “Sommiamo . . . QUANDO DORMO (Silenziosità) > Contento sono solo quando dormo, gli occhi chiudo e mi scordo tutto, né più > di ciò che accade mi informo, né più mi interessa il bello e il brutto. > La Notte ben mi avvolge e mi tuffo nel nul” >

      Liked by 1 person

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