Maupassant

Guy de Maupassant, French writer, one of the fathers of the modern short story, was born on 5 August 1850 and died in 1893.

“Patriotism is a kind of religion; it is the egg from which wars are hatched.”
“Any government has as much of a duty to avoid war as a ship’s captain has to avoid a shipwreck.”
“The one thing all men hate, in religion and in politics, is true independence of mind.”

Guy de Maupassant, scrittore francese, uno dei padri del racconto moderno, è nato il 5 agosto 1850 e morto nel 1893.

“Il patriottismo è una specie di religione; è l’uovo da cui nascono le guerre.”
“L’unica cosa che tutti gli uomini odiano, in religione e in politica, è la vera indipendenza della mente”.
“Ogni governo ha il dovere di evitare la guerra quanto il capitano di una nave ha il dovere di evitare un naufragio”.

Guy de Maupassant, écrivain français, l’un des pères de la nouvelle moderne, est né le 5 août 1850 et mort en 1893.

“…le patriotisme, c’est encore une religion. C’est l’oeuf des guerres.”
“Tout gouvernement a autant le devoir d’éviter la guerre que le capitaine d’un navire doit éviter un naufrage.”
“La seule chose que haïssent tous les hommes, en religion comme en politique, c’est la véritable indépendance d’esprit.”

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61 thoughts on “Maupassant

    1. Luisa ! ‘ Patriotism is a kind of religion ; it is the egg from which wars are hatched .’ Said Guy de Maupassant , a French writer . Patriotism , indeed , turns into a kind of Jingoism at a certain stage . And war becomes inevitable at that stage . It halts the true independence of mind of the people . What we saw as Nazism in Germany and Fascism in Italy before 1939 was not a sort of patriotism at all but it was a kind of Jingoism which resulted in what is called the world war-II . Thanks !

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      1. Arbind a volte commenta rispondendo a commenti di altri: penso che magari trovi dei problemi a commentare direttamente
        WordPress a volte complica notevolmente le cose 😉

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  1. Wonderful, very very impressive, inspiring and extremely interesting. Luisa, you have done a wonderful job with this fabulous article on Guy de Maupassant. Fantastic, super excellent quote that really touched me so much. Looking forward to your next post. Your blogs are so delightful. They are almost magical and I am attracted towards them. ♥️♥️♥️♥️🥰🥰🥰😘😘🥰🌹🌹🌹

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  2. L’ultimo aforisma sarebbe da far leggere a tutti quei politici che, oggi come non mai, stanno facendo di tutto per portare avanti una guerra che sta solo provocando enormi sofferenze e dolore. Nella Costituzione Italiana l’articolo 11 cita che l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali… ecc ecc. Ma allora mi chiedo? Se l’Italia ripudia la guerra perché i politici stanno facendo di tutto per farla “entrare” anche qui? Quale parte di questo articolo questi “signori” non hanno capito? Perché non è possibile vivere in pace ed armonia senza la paura che, da un giorno all’altro, ci si potrebbe trovare a propria volta bersagli di una guerra?

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    1. Sacrosante domande. Vorrei sbagliarmi, ma mi sembra che l’America ci voglia coinvolti, come lo è lei, dall’altra parte di un oceano, e noi stiamo obbedendo ignorando Costituzione e benessere nazionale.
      Se solo succedesse qualcosa alle centrali nucleari ucraine, anche noi ne dovremmo pagare le terribili conseguenza

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      1. Pensare che, se le cose non si riuscissero a risolvere al più presto e senza bisogno di usare la forza bruta, mi spaventa parecchio. Purtroppo questo, vogliamo chiamarlo “servilismo” verso gli States, se l’Italia non inizierà a ragionare con la propria testa la vedo proprio brutta. Speriamo di non dover vivere mai una situazione in cui ci si ritrova con la guerra in casa: sarebbe come fare un salto indietro di ottant’anni e vivere ogni giorno con il terrore che, da un momento all’altro, possa accadere qualcosa di brutto.

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      2. Eh, sì: per chi la guerra non l’ha vissuta c’è il rischio, se le cose non si appianano, che scopra presto che cosa voglia dire questa bruttissima cosa, 😔. Auguriamoci di non doverlo mai scoprire.
        Buona serata cara Luisa, buon weekend e buone vacanze. 😘❤️🤗❤️

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  3. Excellent, Luisa. “True independence of mind…” Decades ago, one of my psychology professors remarked (related to a social issue) “People hate to think.” At first, I was startled. The idea seemed preposterous. She elaborated, and I understood. Over the years I’ve found her remark to be true, again and again. Hugs on the wing.

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      1. Le guerre hanno sempre tutte le stesse argomentazioni per esistere.
        Chiedo scusa della lunghezza del commento e delle note che sono più importanti della poesia

        FONDAMENTALISMO

        ( La coscienza)

        Ha dato Dio a te la tua coscienza

        e penso che ciò basti in verità,

        e non ci vuole certo gran scienza

        perché a te soddisfi questa qua,

        perché proceda nel miglior dei modi

        il vivere di tutti quotidiano,

        per cui il resto sono solo chiodi

        che possono il bene fare vano.

        Hai la coscienza, e questo può bastare

        per capire bene la lezione,

        per cui stop: mai violentare

        con indicazione l’azione

        di ognuno. Eh, sì, eh sì, la religione

        troppo impositiva fa pensare

        che ottunde forte essa la ragione,

        come pecora matta ti fa andare!

        Perché il bene si possa attuare

        il fondamentalismo è da evitare,

        Può l’esercizio suo il mondo annullare:

        conta soltanto l’uomo e no l’idea:

        dica chi fa il contrario “Culpa mea”.

        Il dialogare è, sì, “ultima dea”.

        Spesso Karol Wojtyla egregiamente

        l’ha detto ( 1 ). Lo si tenga bene a mente.

        Perché preghi per noi pregate gente.

        (Cassandro)

        ( 1 ) Giovanni Paolo II nell’incontro con i giovani musulmani a Casablanca (Marocco, 19 agosto 1985) ridà un senso di responsabilità ai giovani musulmani davanti al mondo moderno, lanciandoli in un cammino affianco ai giovani cristiani. Il papa cominciava cosi: “Cristiani e musulmani, abbiamo molte cose in comune, come credenti e come uomini… Noi crediamo nello stesso Dio, l’unico Dio, il Dio vivente, il Dio che crea i mondi e porta le sue creature alla loro perfezione”.

        Sono seguiti poi altri gesti molto aperti di Giovanni Paolo II, come la visita alla grande moschea di Damasco (6 maggio 2001). “Il fatto che il nostro incontro avvenga in questo famoso luogo di preghiera – ha detto – ci ricorda che l’uomo è un essere spirituale, chiamato a riconoscere e a rispettare la priorità assoluta di Dio in ogni cosa. I cristiani e i musulmani concordano sul fatto che l’incontro di Dio nella preghiera è il nutrimento necessario per la nostra anima, senza il quale il nostro cuore appassisce e la nostra volontà non cerca più il bene ma cede al male. Sia i musulmani sia i cristiani hanno cari i loro luoghi di preghiera, come oasi in cui incontrano il Dio Misericordioso lungo il cammino per la vita eterna, e i loro fratelli e le loro sorelle nel vincolo della religione.

        (Benedetto XVI e l’Islam : né fondamentalismo, né laicismo)

        (asianews.it)

        Del fondamentalismo ha parlato a lungo Papa Francesco in una famosa intervista esclusiva a “La Vanguardia”.

        http://www.news.va/it/news/intervista-a-papa-francesco-la-grande-

        Intervista a Papa Francesco – La grande rivoluzione è andare alle radici

        2014-06-13 L’Osservatore Romano

        «Scartiamo un’intera generazione per mantenere un sistema economico che non regge più» denuncia il Papa in un’intervista esclusiva a «La Vanguardia». Nelle sue risposte, Francesco dimostra tutto il coraggio e la semplicità che stanno caratterizzando il suo pontificato.

        Ci sono Paesi dove oggi si perseguitano i cristiani.

        I cristiani perseguitati sono una preoccupazione che mi tocca da vicino come pastore. So molte cose sulla persecuzione che non mi sembra prudente raccontare qui per non offendere nessuno. Ma ci sono dei luoghi dove è proibito avere una Bibbia o insegnare catechismo o portare una croce… C’è una cosa che voglio però mettere in chiaro: sono convinto che la persecuzione contro i cristiani oggi sia più forte che nei primi secoli della Chiesa. Oggi ci sono più cristiani martiri che a quell’epoca. E non è una fantasia, lo dicono i numeri.

        La violenza in nome di Dio regna in Medio oriente.

        È una contraddizione. La violenza in nome di Dio non si confà al nostro tempo. È qualcosa di antico. Con prospettiva storica va detto che noi cristiani, a volte, l’abbiamo praticata. Quando penso alla guerra dei Trent’anni, quella era violenza in nome di Dio. Oggi è inimmaginabile, vero? Giungiamo a volte, attraverso la religione, a contraddizioni molto serie, molto gravi. Il fondamentalismo per esempio. Nelle tre religioni abbiamo i nostri gruppi fondamentalisti, piccoli rispetto a tutto il resto.

        Lei che pensa al riguardo?

        Un gruppo fondamentalista, anche se non uccide nessuno, anche se non picchia nessuno, è violento. La struttura mentale del fondamentalismo è violenza in nome di Dio.

        Alcuni dicono di lei che è un rivoluzionario.

        Dovremmo chiamare la grande Mina Mazzini [in realtà Iva Zanicchi], la cantante italiana, e dirle «Prendi questa mano, zingara» e che mi legga il passato, chissà… [risata]. Per me la grande rivoluzione è andare alle radici, riconoscerle e vedere quello che queste radici hanno da dire al giorno d’oggi. Non c’è contraddizione tra essere rivoluzionario e andare alle radici. Non solo, credo anche che il modo per compiere veri cambiamenti sia l’identità. Non si può mai fare un passo nella vita se non partendo da dietro, se non so da dove vengo, che nome ho, che nome culturale o religioso ho.

        Lei ha infranto molti protocolli di sicurezza per avvicinarsi alla gente.

        So che mi può succedere qualcosa, ma è nelle mani di Dio. Ricordo che in Brasile mi avevano preparato una papamobile chiusa, con i vetri, ma io non posso salutare un popolo e dirgli che gli voglio bene dentro una scatola di sardine, pur se di cristallo. Per me questo è un muro. È vero che qualcosa può succedermi, ma siamo realisti, alla mia età non ho molto da perdere.

        Perché è importante che la Chiesa sia povera e umile?

        La povertà e l’umiltà sono al centro del Vangelo e lo dico in un senso teologico, non sociologico. Non si può comprendere il Vangelo senza la povertà, ma bisogna distinguerla dal pauperismo. Io credo che Gesù voglia che i vescovi non siano principi, ma servitori.

        Che cosa può fare la Chiesa per ridurre la crescente disuguaglianza tra ricchi e poveri?

        È dimostrato che con il cibo che avanza potremmo nutrire la gente che ha fame. Quando lei vede fotografie di bambini denutriti in diverse parti del mondo si mette le mani nei capelli, non si capisce. Credo che ci troviamo in un sistema economico mondiale che non è buono. Al centro di qualsiasi sistema economico ci deve essere l’uomo, l’uomo e la donna, e tutto il resto deve essere al servizio di questo uomo. Ma noi abbiamo messo il denaro al centro, il dio denaro. Siamo caduti in un peccato di idolatria, di idolatria del denaro. L’economia è mossa dalla brama di avere di più e, paradossalmente, si alimenta una cultura dello scarto. Si scartano i giovani quando si limita la natalità. Si scartano anche gli anziani perché non servono più, non producono, sono una classe passiva… Scartando i ragazzi e gli anziani si scarta il futuro di un popolo perché i ragazzi vanno con forza in avanti e perché gli anziani ci danno la saggezza, hanno la memoria del popolo e devono passarla ai giovani. E ora è anche di moda scartare i giovani con la disoccupazione. Mi preoccupa molto il tasso di disoccupazione dei giovani, che in alcuni Paesi supera il 50 per cento. Qualcuno mi ha detto che 75 milioni di giovani europei con meno di 25 anni sono disoccupati. È una enormità. Ma scartiamo un’intera generazione per mantenere un sistema economico che non regge più, un sistema che per sopravvivere deve fare la guerra, come hanno fatto sempre i grandi imperi. Ma, visto che non si può fare la terza guerra mondiale, allora si fanno guerre locali. E questo cosa significa? Che si fabbricano e si vendono armi, e così facendo i bilanci delle economie idolatriche, le grandi economie mondiali che sacrificano l’uomo ai piedi dell’idolo del denaro, ovviamente si sanano. Questo pensiero unico ci toglie la ricchezza della diversità del pensiero e pertanto la ricchezza di un dialogo tra persone. La globalizzazione intesa bene è una ricchezza. Una globalizzazione intesa male è quella che annulla le differenze. È come una sfera, con tutti i punti equidistanti dal centro. Una globalizzazione che arricchisce è come un poliedro, tutti uniti ma ognuno che conserva la sua particolarità, la sua ricchezza, la sua identità, e questo non accade.

        La preoccupa il conflitto tra Catalogna e Spagna?

        Qualsiasi divisione mi preoccupa. C’è indipendenza per emancipazione e c’è indipendenza per secessione. Le indipendenze per emancipazione, per esempio, sono quelle degli Stati americani, che si emanciparono da quelli europei. Le indipendenze di popoli per secessione sono uno smembramento a volte molto ovvio. Pensiamo all’ex Jugoslavia. Ovviamente ci sono popoli con culture tanto diverse che non si potrebbero attaccare neppure con la colla. Il caso iugoslavo è molto chiaro, ma mi domando se sia altrettanto chiaro per altri popoli che finora sono stati uniti. Bisogna studiare i casi uno per uno. La Scozia, la Padania, la Catalogna. Si troveranno casi che saranno giusti e altri che non lo saranno, ma la secessione di una nazione senza un antecedente di unità forzata va presa con le molle e bisogna analizzarne tutti gli aspetti.

        La preghiera per la pace della scorsa domenica non è stata facile da organizzare e non aveva precedenti né in Medio oriente né nel mondo. Come si è sentito?

        Lei sa che non è stato facile perché ci stava in mezzo e dobbiamo proprio a lei gran parte del successo. Sentivo che era qualcosa che sfugge a tutti noi. Qui in Vaticano, un 99 per cento diceva che non si sarebbe fatto e dopo l’1 per cento restante ha cominciato a crescere. Sentivo che venivamo spinti a qualcosa che non era venuta in mente a noi, e che, poco a poco, stava prendendo corpo. Non è stato affatto un atto politico — questo l’ho sentito subito — ma un atto religioso: aprire una finestra al mondo.

        Perché ha scelto di buttarsi a capofitto in quell’occhio del ciclone che è attualmente il Medio oriente?

        Il vero occhio del ciclone, per l’entusiasmo che c’era, è stata la Giornata mondiale della gioventù di Rio de Janeiro lo scorso anno. Ho deciso di andare in Terra santa perché il presidente Peres mi ha invitato. Sapevo che il suo mandato sarebbe terminato questa primavera, perciò mi sono visto obbligato, in un certo senso, ad andare prima. Il suo invito ha fatto anticipare il viaggio. Io non avevo in mente di farlo.

        Perché per ogni cristiano è importante visitare Gerusalemme e la Terra Santa?

        Per la rivelazione. Per noi, tutto è iniziato lì. È come “il cielo sulla terra”, un’anticipazione di quello che ci aspetta nell’aldilà, nella Gerusalemme celeste.

        Lei e il suo amico il rabbino Skorka vi siete abbracciati di fronte al Muro del pianto. Che importanza ha avuto questo gesto per la riconciliazione tra cristiani ed ebrei?

        Ebbene, di fronte al Muro c’era anche il mio buon amico, il professore Omar Abboud, presidente dell’Istituto per il dialogo interreligioso di Buenos Aires. Ho voluto invitarlo. È un uomo molto religioso, padre di due figli. È anche amico del rabbino Skorka e voglio molto bene a entrambi, e ho voluto che questa amicizia tra noi tre si vedesse come una testimonianza.

        Un anno fa mi ha detto che «dentro ogni cristiano c’è un ebreo».

        Forse sarebbe più corretto dire che «lei non può vivere il suo cristianesimo, non può essere un vero cristiano, se non riconosce la sua radice ebraica». Non parlo di ebreo nel senso semitico di razza, ma in senso religioso. Credo che il dialogo interreligioso debba approfondire questo punto, la radice ebraica del cristianesimo e la fioritura cristiana dell’ebraismo. Capisco che è una sfida, una patata bollente, ma si può fare come fratelli. Io recito tutti i giorni l’ufficio divino con i salmi di Davide. I 150 salmi li ripetiamo in una settimana. La mia preghiera è ebraica, e poi ho l’eucaristia, che è cristiana.

        Come vede l’antisemitismo?

        Non saprei spiegare perché avviene, ma credo che sia molto legato, in generale, e senza che sia una regola fissa, alle destre. L’antisemitismo solitamente si annida meglio nelle correnti politiche di destra piuttosto che di sinistra. Non crede? E continua ancora. C’è persino chi nega l’olocausto. Una pazzia.

        Uno dei suoi progetti è quello di aprire gli archivi del Vaticano sull’olocausto.

        Porteranno molta luce.

        La preoccupa quello che si potrebbe scoprire?

        Su questo punto a preoccuparmi è la figura di Pio XII, il Papa che guidò la Chiesa durante la seconda guerra mondiale. Al povero Pio XII è stato buttato addosso di tutto. Ma bisogna ricordare che prima era visto come il grande difensore degli ebrei. Ne nascose molti nei conventi di Roma e di altre città italiane, e anche nella residenza estiva di Castel Gandolfo. Lì, nella stanza del Papa, sul suo stesso letto, nacquero 42 bambini, figli di ebrei e di altri perseguitati rifugiatisi lì. Non voglio dire che Pio XII non abbia commesso errori — anche io ne commetto molti — ma il suo ruolo va letto nel contesto dell’epoca. Era meglio, per esempio, che non parlasse perché non uccidessero più ebrei, o che lo facesse? Voglio anche dire che a volte mi viene un po’ di orticaria esistenziale quando vedo che tutti se la prendono con la Chiesa e con Pio XII e si dimenticano delle grandi potenze. Lo sa che conoscevano perfettamente la rete ferroviaria dei nazisti per portare gli ebrei ai campi di concentramento? Avevano le foto. Ma non bombardarono quei binari. Perché? Sarebbe bene che parlassimo un po’ di tutto.

        Lei si sente ancora come un parroco o ha assunto il suo ruolo di capo della Chiesa?

        La dimensione di parroco è quella che mostra di più la mia vocazione. Servire la gente mi viene da dentro. Spengo la luce per non spendere troppi soldi, per esempio. Sono cose che fa un parroco. Ma mi sento anche Papa. Mi aiuta a fare le cose con serietà. I miei collaboratori sono molto seri e professionali. Ho aiuti per compiere il mio dovere. Non bisogna giocare al Papa parroco. Sarebbe un immaturo. Quando viene un capo di Stato, devo riceverlo con la dignità e il protocollo che gli si addicono. È vero che con il protocollo ho i miei problemi, ma bisogna rispettarlo.

        Lei sta cambiando molte cose. Verso quale futuro portano questi cambiamenti?

        Non sono un illuminato. Non ho un progetto personale che ho portato sotto il braccio, semplicemente perché non ho mai pensato che mi avrebbero lasciato qui, in Vaticano. Lo sanno tutti. Ero venuto con una valigetta per tornare subito a Buenos Aires. Quello che sto facendo è realizzare quello che noi cardinali abbiamo pensato nelle congregazioni generali, cioè nelle riunioni che, durante la sede vacante, abbiamo tenuto ogni giorno per discutere i problemi della Chiesa. Da lì vengono riflessioni e raccomandazioni. Una molto concreta è stata che il prossimo Papa doveva poter contare su un consiglio esterno, cioè un gruppo di consiglieri che non vivesse in Vaticano.

        E lei ha creato il cosiddetto consiglio degli Otto.

        Sono otto cardinali di tutti i continenti e un coordinatore. Si riuniscono qui ogni due o tre mesi. Ora, il 1° luglio abbiamo quattro giornate di riunione, e faremo i cambiamenti che gli stessi cardinali ci chiedono. Non è obbligatorio farlo, ma sarebbe imprudente non ascoltare quelli che sanno.

        Ha anche fatto un grande sforzo per avvicinarsi alla Chiesa ortodossa.

        Mio fratello Bartolomeo è venuto a Gerusalemme per commemorare l’incontro di cinquant’anni fa tra Paolo VI e Atenagora. Fu un incontro dopo oltre mille anni di separazione. Dal concilio Vaticano II la Chiesa cattolica si sta sforzando di avvicinarsi alla Chiesa ortodossa. Con alcune Chiese ortodosse c’è più vicinanza che con altre. Ho voluto che Bartolomeo venisse con me a Gerusalemme e lì è nata l’idea che partecipasse anche alla preghiera in Vaticano. Per lui è stato un passo rischioso perché glielo possono rinfacciare, ma bisognava compiere questo gesto di umiltà, e per noi è necessario perché non è concepibile che noi cristiani siamo divisi, è un peccato storico che dobbiamo riparare.

        Dinanzi alla crescita dell’ateismo, cosa pensa della gente la quale crede che la scienza e la religione siano escludenti?

        C’è stato un aumento dell’ateismo nell’epoca più esistenzialista, direi quella sartriana. Ma dopo c’è stato un progresso verso ricerche spirituali, di incontro con Dio, in mille modi, non necessariamente quelli religiosi tradizionali. Lo scontro tra scienza e fede ha avuto il suo apogeo nell’illuminismo, ma oggi non è più tanto di moda, grazie a Dio, perché ci siamo tutti resi conto della vicinanza tra le due. Papa Benedetto XVI ha un buon magistero sul rapporto tra scienza e fede. In linea generale, la cosa più comune è che gli scienziati siano molto rispettosi della fede e lo scienziato agnostico o ateo dica: «Non oso entrare in questo campo».

        Lei ha conosciuto molti capi di Stato.

        Sono venuti in molti e la varietà è interessante. Ognuno ha la sua personalità. A richiamare la mia attenzione è stato un fatto trasversale tra i politici giovani, siano essi di centro, di sinistra o di destra. Forse parlano degli stessi problemi ma con una nuova musica, e questo mi piace, mi da speranza perché la politica è una delle forme più elevate dell’amore, della carità. Perché? Perché porta al bene comune, e una persona che, potendo farlo, non s’impegna in politica per il bene comune, è egoista; o, se usa la politica per il proprio bene, è corrotta. Circa quindici anni fa i vescovi francesi hanno scritto una lettera pastorale che è una riflessione con il titolo Réhabiliter la politique. È un bel testo, ti fa rendere conto di tutte queste cose.

        Cosa pensa della rinuncia di Benedetto XVI?

        Papa Benedetto ha compiuto un gesto molto grande. Ha aperto una porta, ha creato un’istituzione, quella degli eventuali Papi emeriti. Fino a settant’anni fa non c’erano vescovi emeriti. Oggi quanti ce ne sono? Ebbene, dato che viviamo più a lungo, giungiamo a un’età in cui non possiamo continuare a occuparci delle cose. Io farò lo stesso, chiederò al Signore di illuminarmi quando giungerà il momento e che mi dica quello che devo fare, e me lo dirà sicuramente.

        Lei ha una stanza riservata in una casa di riposo a Buenos Aires.

        Sì, in una casa di riposo per sacerdoti anziani. Dovevo lasciare l’arcivescovado entro la fine dello scorso anno e avevo già presentato la rinuncia a Papa Benedetto per quando avrei compiuto 75 anni. Ho scelto una stanza e ho detto: «Voglio venire a vivere qui». Lavorerò come prete, aiutando le parrocchie. Questo doveva essere il mio futuro prima di diventare Papa.

        Non le domando per chi tifa nel Mondiale…

        I brasiliani mi hanno chiesto neutralità [ride], mantengo la parola perché il Brasile e l’Argentina sono stati sempre rivali.

        Come le piacerebbe che la ricordasse la storia?

        Non ci ho pensato, ma mi piace quando uno ricorda qualcuno e dice: «Era bravo, ha fatto quello che ha potuto, non è stato così male». Mi basta questo.

        Henrique Cymerman

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  4. Ho dai tempi degli studi un gran bel ricordo di Guy de Maupassant e dei suoi racconti, ne rimansi conquistata a tal punto che acquistai anche un suo libro che è appunto una raccoltad3i suoi migliori racconti. Per le citazioni che hai postato tutte molto interessanti e farei leggere questo autore agli americani e n9n intendo di certo il popolo ma bensì i suoi governatori attuali e perchè no, anche passati… tutti sarebbero e sarebbero stati meno bellicosi e di sicuro avrebbero forse coinvolto meno popoli nelle guerre nelle quali loro sono sempre i primi a esserne immischiati per il loro ciò che chiamano: bene nazionale…

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