Shakespeare: Sonnet 130

Queen Elizabeth I was regarded as an icon to worship, whose beauty was a sign of her divine right to rule. As we know, she used ceruse, to make the skin appear paler and smoother and paler (see here) and red lipstick (see here), imitated by many other ladies of her time, whose beauty was praised by poets.
One of Shakespeare’s sonnets seem a mockery of that concept of ideal beauty, a convention of literature and art during the Elizabethan era, when it was customary to praise a lady’s attractiveness by comparing her to lovely things found in nature and heaven.

Sonnet 130: My mistress’ eyes are nothing like the sun

My mistress’ eyes are nothing like the sun;
Coral is far more red than her lips’ red;
If snow be white, why then her breasts are dun;
If hairs be wires, black wires grow on her head.
I have seen roses damasked, red and white,
But no such roses see I in her cheeks;
And in some perfumes is there more delight
Than in the breath that from my mistress reeks.
I love to hear her speak, yet well I know
That music hath a far more pleasing sound;
I grant I never saw a goddess go;
My mistress, when she walks, treads on the ground.
And yet, by heaven, I think my love as rare
As any she belied with false compare.

Sonnet 130 is dedicated to his dark lady”, about whom we know nothing: Shakespeare compares her to a number of natural beauties; but each time he underlines her inadequacy in such comparisons.
In the final couplet, however, the poet reveals his intent, which is not to ridicule his mistress, but to pay her the highest compliment, that of seeing and accepting her as she really is.
For this reason, he has made no false comparisons (the implication being that other poets do just that) but he has focused on her genuine qualities, on the true nature of her beauty.

La regina Elisabetta I era considerata un’icona da venerare, la cui bellezza era segno del suo diritto divino a governare. Come sappiamo, faceva uso di cerussa, per far apparire la pelle più pallida e levigata (vedi qui) e di rossetto (vedi qui) , imitata da molte altre dame del suo tempo, la cui bellezza veniva lodata dai poeti.

Uno dei sonetti di Shakespeare sembra una presa in giro di quel concetto di bellezza ideale, convenzionale nella letteratura e nell’arte dell’era elisabettiana, quando era consuetudine lodare il fascino di una donna paragonandolo alle cose belle che si trovano in cielo e in terra.

Sonetto 130

Gli occhi della mia donna non sono affatto come il sole;
il corallo è assai più rosso del colore delle sue labbra;
se la neve è bianca, allora i suoi seni sono bigi grigiastri;
se i capelli sono crini, neri crini le crescono sul capo.
Ho visto rose damascate, rosse e bianche,
ma non ne vedo di simili sulle sue guance;
e in certi profumi c’è più delizia
che nel fiato che dalla mia donna esala.
Mi piace sentirla parlare, eppure so bene
che il suono della musica è ben più gradevole:
ammetto di non aver mai visto camminare una dea,
ma la mia donna, quando cammina, preme il suolo.
Eppure ritengo che la mia amata sia straordinaria
come qualsiasi altra, resa incredibile da falsi paragoni.

(Trad: L.Z.)

Il Sonetto 130 è dedicato alla sua “dama bruna”, di cui non sappiamo nulla: Shakespeare la paragona ad alcune bellezze naturali, ma ogni volta sottolinea l’inadeguatezza della sua amata in tali confronti.
Nel distico finale il poeta tuttavia rivela il suo intento, che non è quello di ridicolizzarla, ma di farle il complimento più alto, quello di vederla e accettarla così com’è.
Per questo motivo, non ha fatto falsi paragoni (l’implicazione è che altri poeti fanno proprio questo) ma ha voluto concentrarsi sulle sue qualità autentiche, sulla vera natura della sua bellezza.

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83 thoughts on “Shakespeare: Sonnet 130

  1. Louisa! This has always been my very favorite Shakespearean sonnet. As a pimple covered buck-toothed Junior High School student, I memorized it for its comfort! It’s so indicative of our oneness of soul that you should choose it for your scholarly commentary ~ like a little affirmative miracle for me this morning. Have a beautiful day, dear spirit 💖🙋🌹

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    1. Dearest Ana. I am so happy to know that this sonnet is dear to you.🙏It was one of the Shakespearean sonnets that I always presented when I was teaching in high school, so that my students, especially girls, would reflect and accept that beauty also lies in imperfections.
      Wishing you a beautiful day 💞

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      1. Ma bastava chiedere alle ragazze non bellissime che fossero loro stesse ad elencare i loro difetti. O no? . . . salvo il caso in cui una di queste sapesse rispondere per le rime.

        K A R A K I R I ( Lui, Lei, Lui… )

        – “Elencami, ti prego, i tuoi difetti…
        vediamo se hai coraggio…Forza, dài!
        …Ma tutti quanti, senza che ne ometti
        nessuno…Tutti quelli che tu sai”.

        – “Non ho capìto…Cheee???…Cosa vorresti???…”
        – “Che tu mi dica con sincerità
        ciò che nascondi ben sotto le vesti
        …o sotto il trucco…e che a te non va”.

        – “Ritorno a non capir…c o m p l e t a m e n t e !
        …I miei difetti!?!…Ma sai quanti giri
        dovresti prima far perchè in un niente

        li metta giù?…Ma a che cosa miri?
        Che càspita ti passa per la mente?
        …Ti sembro tipo che fa karakiri!?…”

        ° ° °

        – “Se non vuoi dirmi ogni tuo difetto
        almeno dimmi tutte le bugie
        che bene o male devi avermi detto
        pur se per contrastar…le mie manie.”

        – “Insisti e persisti, testa dura!
        L’ho sempre detto: il polpo è un’animella
        al tuo cospetto!…Tu entro le mura
        del cuore mio non entri…La storiella

        di dir comunque il vero…non m’incanta…
        A volte è la bugia un toccasana,
        evita guai, e comunque ammanta
        di luce la bugiarda…E’ impresa vana

        sperar che te ne sveli anche una sola.
        Ma poi, di che?…Mica ci hai la prova
        che io ne dica!…Smamma, quindi…Vola!
        Cèrcale se vuoi…Chi cerca…trova?

        Per quanto mi riguarda credo che
        faresti prima a diventare re!”

        (Cassandro)

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  2. Luisa ! The Divine Right Theory to rule over his/her subject clearly states that the Ruler is the representative of God on Earth and he/she , on behalf of the God , has very much right to rule over his/her subject . In Nepal , the king was considered as ‘Surya Putra’ means son of the Sun God . Similarly in the other parts of the world this theory of Divine Right to rule over people gave pace to many incompetent Rulers to rule from generation to generation . Anyway , QUEEN ELIZABETH-I was attributed with similar Divine Body and thus became icon to worship. And beauty is one of the characteristics of one being a Divine Body . Ceruse painted QUEEN might also attracted even Shakespeare to write a sonnet called Sonnet 130 . Thanks !

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    1. As always, I really appreciated this erudite comment, which once again finds references also in oriental culture.
      I thank you with all my heart for the wonderful additions you make to my posts🙏🙏🙏

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    1. Eccomi Luisa carissima e come per il molti altri tuoi commentatori confermare anche la mia predilezione per questo sonetto.
      Tuttavia ricordo di avere il letto che recentemente uno studioso inglese rintracciò nella dama bruna una giovane donna Italiana alla corte di Enrico VIII. Pensa che coincidenza, la scorsa settimana nel pulire tutti i libri della libreria (una fatica improba) mi sono proprio soffermata a rileggere alcuni sonetti di shakespeare …imperdibili!
      Buongiorno buongiorno amica cara e grazie ❤️🌹

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      1. Grazie, Shera carissima! E’ molto interessante ciò che dici sulla dama bruna: un’informazione che apprezzo infinitamente. e che cercherò di approfondire
        Grazie ancora e un forte abbraccio😘🌺😘

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  3. Bonjour Luisa
    Le jour vient de se lever c ‘est l’heure du petit déjeuner
    L’occasion pour moi de te rappeler notre amitié
    Je voulais mettre un peu de sucre dans ton café
    En te souhaitant une bonne journée
    Le soir après ce petit écris pour toi
    Me rends heureux en pensant que tu es pu le lire
    Tu es un ami ou une amie merveilleuse
    Je te destine un petit bisou
    Ton ami BERNARD

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  4. Excellent, Dear Luisa. You have outdone yourself with this fabulous post. I love this Shakespearean Sonnet. Wonderful. ♥️♥️♥️♥️♥️🥰🥰🥰💐💐💐🌹🌹

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  5. Molto bello il sonetto, 👍. Un’interpretazione che invita ad andare oltre i canoni della bellezza esteriore e concentrandosi di più su quella interiore, una bellezza che vale molto di più rispetto magari ad un bel viso. Quella bellezza interiore fatta di nobiltà d’animo, gentilezza, umanità… tutte qualità che se una persona possiede valgono tantissimo e che, rispetto alla bellezza esteriore, non sfioriranno mai. 😊

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      1. Hope so too. I also hope the other European countries mind their own business and let the Italians decide for themselves. (France in particular should shut up. We’re near bankrupcy and have no lessons to give to anyone)
        Then we’ll see what she does…
        Buona notte.

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  6. Sting stole the opening line and used it in the song “Sister Moon” from his album Nothing Like the Sun. From his liner notes: “One night I was walking on Highgate Hill when a drunk accosted me and kept asking, ‘How beautiful is the moon’ I replied, ‘My mistress’ eyes are nothing like the sun…’ He said that was a good answer, and lurched off. Shakespeare works quite well with drunks, I’ve found.”

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