Lady Hamilton, Nelson and Neapolitan Patriots: Eleonora Pimentel Fonseca/III (part 20)

Before the outbreak of the French Revolution, the Neapolitan court, and especially the queen, did not seem hostile to an enlightened absolutism . But after the execution of the Queen of France Marie Antoinette, her favourite sister, Carolina developed a strong anti-French sentiment, and turned into a reactionary, determined to prevent that ideology from across the Alps from gaining prevalence in her kingdom. Therefore, she began to discourage any manifestation of free thought, to ban both public protests and any suspect newspapers or books, making Naples a police state

The Revolution was responsible for revitalizing the beliefs Eleonora had already developed in Neapolitan intellectual circles. She was convinced that together with the classical and legal tradition, a scientific and technical mentality should spread, and that it was necessary to enhance the ingenuity of women.
In her literary salon, intellectuals gathered to read and comment on the works of Italian jurists and philosophers or dramatists and poets and also to try to translate the Declaration of the Rights of Man and of the Citizen into Neapolitan.
Since she openly expressed her convictions, she was punished by suspending her subsidy and by being counted by the queen among Jacobins inspired by the French Revolution and its ideas of Liberté, Égalité, Fraternité (Liberty, Equality, Fraternity)-
In October 1798, during a search of her home, supposed to be a Jacobin meeting place, she was found in possession of some volumes of Diderot’s Encyclopédie and other censored books
For this reason she was arrested and taken to the Vicaria prison. despite her continuing to declare: “I am not guilty of anything other than thinking that the people can have a less unhappy and more just life”.
The painter Domenico Battaglia immortalized this episode in the painting Perquisizione in casa di Eleonora de Fonseca Pimentel/Search in the home of Eleonora Pimentel Fonseca’.

The Vicaria Prison of Naples, the largest in the Kingdom, was housed in Castel Capuano.
In the 16th century, the Spanish viceroy Don Pietro of Toledo had the building restructured to bring together all the various courts scattered in different places in the city, transforming it into the Hall of Justice, with the name of Palazzo della Vicaria (that is, the palace of the vicar of the king who oversaw the affairs of justice). The basements served as a suffocating prison.
The executions took place in the space in front of the entrance, and there were cages containing the severed heads of the executed or the hands and feet of the condemned, hung in a corner of the Fortress.

In front of the main entrance, there was a white marble column on a square stone pillar, which became sadly known as the “infamous column of the Vicaria”
This was used for a long time to punish debtors , when Naples was a vice-kingdom governed first by the Spaniards, then by the Austrians, a custom partially modified in 1546 and then definitively abolished. with the advent of King Charles III of Bourbon in 1734 who brought down the column. After the demolition, the base pillar was used for over a century to display corpses whose names were not known, a kind of macabre mortuary hall of recognition.

According to old laws, a man unable to pay the debts incurred was actor in a humiliating scene near the infamous column
He was forced to climb to the top of this pillar, lower his trousers, show his backside, and beat it three times against the column while he was made the target of insults, spit, the toss of vegetables and sometimes even excrement of all kinds.
The humiliation continued because the victim had to give all his possessions to the creditor by pronouncing the words: “Cedo bonis” which literally means “I renounce all my assets”-
This practice had two purposes: to ridicule the debtor and to convince creditors of the fact that the debtor would actively undertake to settle his situation as soon as possible.
All this took place in a macabre and surreal scenario, among convicts waiting to be executed, prisoners in chains and severed heads displayed as a warning to discourage all those who wanted to commit a crime.

During her first forced stay in the prison of the Vicaria, Eleonora gave vent to all her indignation towards the king, but above all towards the queen, composing a sonnet which became the cause of Maria Carolina’s deep hatred towards her .
Times had changed since the days when she had praised her, for example, on the occasion of her wedding or of the birth of her son.
Now she was attacking her with great courage, aware that she was the hidden architect of her state.
In those stanzas the poet informed the queen that while she could consider her power stable, circumstances might suddenly change and make her meet a similar fate as her sister Marie Antoinette.
But above all she attacked her as a woman.

The sonnet started like this:

“Reborn Poppea, impure lesbian,
impious consort of an idiotic tyrant…”

In just the first two lines, Maria Carolina was compared to Poppaea (Nero’s wife and a murderess) and called “impure” and “lesbian”, an accusation which was made against her insistently, and apparently with some foundation, given her very intimate “friendship” with Lady Hamilton.
Then she accused her of being unfaithful to her husband, an “imbecile tyrant.”

Prima dello scoppio della Rivoluzione francese, la corte napoletana, e soprattutto la regina, non sembravano ostili a un dispotismo illuminato. Ma dopo l’esecuzione della regina di Francia Maria Antonietta, la prediletta tra le sue sorelle, Carolina sviluppò un forte sentimento antifrancese, e si trasformò in reazionaria, decisa a impedire che quell’ideologia d’oltralpe prendesse piede nel suo regno.
Iniziò quindi a scoraggiare ogni manifestazione di libero pensiero, a vietare sia le proteste pubbliche sia i giornali o libri sospetti, facendo di Napoli uno stato di polizia

La Rivoluzione diede nuovo vigore alle convinzioni che Eleonora aveva già sviluppato negli ambienti intellettuali napoletani. Era convinta che accanto alla tradizione classica e giuridica dovesse diffondersi una mentalità scientifica e tecnica e che fosse necessario valorizzare l’ingegno delle donne.

Nel suo salotto si riunivamo intellettuali si riunivano per leggere e commentare le opere di giuristi e filosofi italiani, come Filangieri, o drammaturghi e poeti, come Alfieri, e anche per cercare di tradurre in napoletano la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino.
Poiché espresse apertamente le sue convinzioni fu punita con la sospensione del sussidio che le era stato garantito e l’inclusione nella lista compilata dalla regina con i nomi dei giacobini ispirati dalla Rivoluzione Francese e le sue idee di Liberté, Égalité, Fraternité (Libertà, Uguaglianza, Fraternità)
Nell’ottobre 1798, durante una perquisizione in casa sua, ritenuta luogo di ritrovo giacobino, venne trovata in possesso di alcuni volumi dell’Encyclopédie di Diderot e di altri libri censurati.
Per questo motivo fu arrestata e condotta nel carcere della Vicaria, nonostante continuasse a dichiarare: “Non sono colpevole d’altro che di pensare che il popolo possa avere una vita meno infelice e più giusta “.
C’è un’opera del pittore Domenico Battaglia che ha immortalato quella ‘Perquisizione in casa di Eleonora Pimentel Fonseca’.

Il Carcere della Vicaria di Napoli, il più grande del Regno, era ospitato a Castel Capuano.
Nel XVI secolo, il viceré spagnolo Don Pietro di Toledo fece ristrutturare il palazzo per riunirvi tutti i vari tribunali sparsi in diversi luoghi della città, trasformandolo in sede del Tribunale civile e penale, assumendo la denominazione di Palazzo della Vicarìa (cioè palazzo del vicario del re che sovraintendeva agli affari della giustizia). I sotterranei vennero adibiti a soffocante prigione.
Le esecuzioni avvenivano nello spazio antistante l’ingresso, mentre a un angolo del Castello venivano appese le gabbie contenenti le teste recise dei giustiziati o le mani e piedi dei condannati.
Di fronte all’ingresso principale, vi era una colonna di marmo bianco su un pilastro quadrato di pietra, diventata tristemente nota come la “colonna infame della Vicaria”.
Servì a lungo per punire i debitori quando Napoli era un vice regno governato prima dagli spagnoli, poi dagli austriaci, un’usanza parzialmente modificata nel 1546 e poi definitivamente abolita con l’avvento del re Carlo III di Borbone nel 1734, che fece abbattere la colonna. Dopo l’abbattimento, il pilastro di base fu utilizzato per oltre un secolo per esporre i cadaveri di cui non si conosceva il nome, una specie di macabra sala mortuaria di riconoscimento.

Secondo vecchie leggi, un debitore insolvente erano attori di una umiliante scena vicino alla colonna infame. Era costretto a salire in cima a questo pilastro, abbassarsi i pantaloni e mostrare il sedere, che doveva battere tre volte contro la colonna mentre era fatto bersaglio di insulti, di sputi e ortaggi e a volte perfino di escrementi di ogni genere.
L’umiliazione continuava perché la vittima doveva cedere tutti i suoi beni ai creditori pronunciando le parole: “Cedo bonis” che letteralmente significa “rinunzio a tutti i miei beni”, spossessandosi in tal modo dei propri averi.
Questa pratica aveva due scopi: ridicolizzare il debitore e convincere i creditori del fatto che il debitore si sarebbe attivamente impegnato a sistemare la sua situazione nel più breve tempo possibile.
Tutto questo avveniva in uno scenario macabro e surreale, tra condannati in attesa di essere giustiziati, prigionieri in catene e teste mozzate esposte come monito per scoraggiare tutti coloro che volevano commettere un crimine.

Durante quella prima forzata permanenza nel carcere della Vicaria, Eleonora diede sfogo a tutta la sua indignazione verso il re, ma soprattutto verso la regina, componendo un sonetto che diventò la causa del profondo odio di Maria Carolina nei suoi confronti.
I tempi erano cambiati dai tempi in cui la lodava, come per esempio in occasione del suo matrimonio o della nascita del figlio maschio.
Ora l’attaccava con grande coraggio, consapevole che lei era il burattinaio nascosto che tirava i fili della sua incarcerazione.
In esso la poetessa la informava che , anche se poteva considerare stabile
il suo potere, le circostanze potevano repentinamente cambiare e farle subire lo stesso fato di sua sorella Maria Antonietta.
Ma soprattutto la attaccava come donna:

Il sonetto iniziava così:

Rediviva Poppea, tribade impura
d’imbecille tiranno empia consorte

Nei soli primi due versi, Maria Carolina veniva paragonata a Poppea (moglie di Nerone e assassina), e chiamata “impura” e “lesbica“, un’accusa che le venne rivolta con insistenza, e apparentemente con un certo fondamento, vista la sua “amicizia” molto intima con Lady Hamilton.
Poi la accusava di essere infedele al marito, un “tiranno imbecille“.

Ecco, per chi volesse leggerlo, il testo completo del sonetto:

Rediviva Poppea, tribade impura,
d’imbecille tiranno empia consorte
stringi pur quanto vuoi nostra ritorta
l’umanità calpesta e la natura…

Credi il soglio così premer sicura
e stringer lieto il ciuffo della sorte?
Folle! E non sai ch’entro in nube oscura
quanto compresso il tuon scoppia più forte?

Al par di te mové guerra e tempesta
sul franco oppresso la tua infame suora
finché al suol rotò la indegna testa…

E tu, chissà? Tardar ben può ma l’ora
segnata è in ciel ed un sol filo arresta
la scure appesa sul tuo capo ancora.

… e la sua parafrasi in italiano moderno

Nuova Poppea, lesbica impura,
empia consorte d’un tiranno imbecille
stringi pure quanto vuoi la nostra catena,
calpesta l’umanità e la natura…

Credi così di sedere sicura sul trono
e acchiappare il ciuffo della Fortuna? (*)
Folle! Non lo sai che compresso in una nube scura
il tuono scoppia ancor più forte?

Come te mosse guerra e tempesta,
ai francesi oppressi, la tua infame sorella,
finché l’indegna testa rotolò al suolo].

E tu, chissà? La tua ora può tardare ma è
già segnata in Cielo, e solo un filo trattiene
la scure appesa sul tuo capo,

(*) la Fortuna a volte è rappresentata come “Occasione”, con il capo rasato, salvo un ciuffetto, per poterla acciuffare al volo mentre passa

Immagine: Facebook – Napoli Retrò

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53 thoughts on “Lady Hamilton, Nelson and Neapolitan Patriots: Eleonora Pimentel Fonseca/III (part 20)

  1. Dear Luisa. Undoubted, your writing is exemplary and very interesting. But Eleanor’s suffering my moves me to tears. And the debtors in Naples were subjected to extreme torture. Thank God! We are living in the modern era. ♥️♥️♥️😊😊😊

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  2. Thank you, Luisa, for your excellent writing that brings that Naples of the time to life. The description of the prison is vivid beyond words! Your post should be published in book form!
    I like the painting too.

    Joanna

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  3. Luisa ! I would like to start with ‘ Cedo Bonis ‘ , the punitive action that was taken against debtors in the past in Naples . Though the column was broken later on during the time of Eleonora captivity , yet it shows the mindset of the then ruler of Naples . All the three sublime slogans coined during the French Revolution i.e Equality , Liberty and Fraternity remained ineffective and even used to invite punishment . All such action shows the dectatorial mind-set of Rulers of that time . Only for possessing some volumes of Diderot’s Encyclopedias , Eleonora was arrested and put behind the bars at the same infamous Vicaria Prison of Naples which had that column where debtor was tied and beaten thrice at back while his trousers were down . And he was compelled to tell ‘Cedo Bonis’ means ‘I renounce all my assets’ and that for the creditor . Very interesting story but at same time very painful Madame Luisa . Thanks for sharing !

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    1. Thank you very much for your appreciation, which for me is a great incentive to keep going. The history of the column, as you noticed, is not about Eleonora Pimentel’s times, but I added it because I thought it was an interesting little detail🙏

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      1. That I am understanding , but such tradition of punishment percolates deep in the mind-set of the Rulers from generation to generation . May become little mild in future . But such mind-set continues for long . Thanks !

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  4. You always surprise us with your stories, where the magic of writing that comes with fluidity, cleanliness and precision emerges. You open a small door for those who pass through it, willing to be moved by a full and dazzling writing.

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  5. Leggi da brivido quelle di quest’epoca: l’umiliazione sulla pubblica piazza perché non si era pagato un debito, invece di trovare un modo per cercare di ripagarlo senza arrivare a simili estremi, è qualcosa che assomiglia molto alla gogna medievale. Se una famiglia modesta ma che comunque aveva abbastanza di che vivere si ritrovava a chiedere un credito e, dopo aver contratto questo debito si ritrovava all’improvviso senza più niente (magari dovuto a qualche evento improvviso), umiliarla davanti a tutti è qualcosa che va oltre ogni comprensione umana. Se poi si pensa anche allo scenario in cui subivano queste umiliazioni fa capire quanto l’uomo possa essere crudele e che nemmeno gli animali sarebbero capaci d’arrivare a così tanta crudeltà.

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    1. Hai ragione, questa è una delle dimostrazioni della crudeltà dell’uomo verso i suoi simili, non più considerati esseri senzienti ma qualcosa di inferiore. Questo
      mi fa venire in mente l’orribile espressione con cui vengono chiamati gli immigrati non scelti per scendere a terra dai barconi: “carico residuale”

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      1. Concordo con te carissima Luisa, 👍: analizzando questa situazione attuale dei migranti mi chiedo se quelli che hanno deciso che, chi era in buona salute, doveva restare a bordo dell’Ong, si sia mai posto la domanda: “E se ci fossi io al loro posto? E se capitasse a me una cosa del genere, che cosa penserei di chi non vuole che io sbarchi a terra?” A me, il modo di pensare e d’agire del governo che c’è ora, mette i brividi: un pensiero che sicuramente passa per le teste di questi politici è, “Hai la pelle chiara? Ok, sei ben accetto in Italia… hai la pelle scura? No, in Italia non ti vogliamo, tornatene nel tuo paese.”. E questi politici vorrebbero rappresentare l’Italia, 😱! No, sinceramente non mi sento rappresentata da queste persone.

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      2. Esatto, prima di giudicare i politici dovrebbero pensare che, ancora prima di questi migranti, tanti anni fa gli italiani sono stati a loro volta dei migranti. E ancora oggi tanti italiani emigrano perché l’Italia è diventato un paese in cui le cose non vanno bene e preferisco cercare la propria strada in altre nazioni.

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  6. Che disumanità!!! Un racconto di altri tempi davvero orrendo, povera gente!!! Buon proseguimento di serata cara Luisa e grazie di continuare a raccontarci questo capitolo di storia 🥀🥀🥀😘

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  7. Thank you so much Luisa for sharing another fascinating instalment of this story. Those prison moments! I agree with the commentator above who said that this series almost needs to be in book form. I’ve been meaning to ask, is there or has there ever been a film made about Emma’s life? Love and light, Deborah.

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