G. K. Chesterton 

G.K. Chesterton (Gilbert Keith) was an English author and lay theologian, born on 29 May 1874, who created the fictional priest-detective Father Brown.
He loved turning ideas inside out, for this reason he has often been referred to as the ‘Prince of Paradox
The following poem, “Donkey”, was written in 1927, a few years after his conversion from Anglicanism to Catholicism.

When fishes flew and forests walked
And figs grew upon thorn,
Some moment when the moon was blood,
Then surely I was born;

With monstrous head and sickening cry
And ears like errant wings,
The devil’s walking parody
On all four-footed things.

The tattered outlaw of the earth,
Of ancient crooked will;
Starve, scourge, deride me: I am dumb,
I keep my secret still.

Fools! For I also had my hour;
One far fierce hour and sweet:
There was a shout about my ears,
And palms before my feet.

In the first stanza the speaker begins by describing the land and time into which he was born: a magical world, rather strange and eerie, very different from the one we know today.
He is an oddity among the animals of the world, with his ugliness and unpleasant voice. He looks like the Devil but he’s just a parody because he has his form but not his prestige.
He goes on to describe himself as an “outlaw” forced to walk the earth without company. This is all due to an “ancient crooked will”, something that went wrong when he was created.
But he does not care what happened to him, for he has a secret, something that he’s never going to tell.

That secret is revealed in the last two lines of the poem where he proudly describes how everything changed for him one day. There was one “hour,” which was “far fierce…and sweet”, when there were shouts and celebration around him and a carpet of “palms before [his] feet”: that was the his redemption in the eyes of the world.

Without reading the title it would be difficult to understand what Chesterton had in mind , also because the creature is never stated by name. However, with the title, we know from the start that the “I” speaking in the poem is a donkey.
In the final lines the donkey refers to Palm Sunday, the moment when Jesus Christ rode him to enter Jerusalem but he describes that experience as if it was him the crowd was celebrating, showing until the end how distorted image he has of himself.

G.K. Chesterton (Gilbert Keith) fu uno scrittore e teologo inglese, nato il 29 maggio 1874, famoso per aver creato l’immaginario sacerdote-investigatore padre Brown.
Amava ribaltare le idee, per questo motivo è stato spesso definito il “Principe del paradosso” .
La seguente poesia, intitolata “Asino”, risale al 1927, alcuni anni dopo la sua conversione dall’anglicanesimo al cattolicesimo.

Quando i pesci volavano, le foreste camminavano
e i fichi crescevano fra i rovi
in un momento in cui la luna era color del sangue,
allora io fui generato;

con una testa mostruosa, voce ripugnante
e orecchie come ali erranti,
del diavolo parodia ambulante
tra tutte le cose a quattro zampe

Cencioso proscritto della terra,
da un’ antica volontà contorta;
affamami, frustami, deridimi: io resto muto,
e tengo celato il mio segreto.

Sciocchi! Poiché anch’io ebbi la mia ora;
un’ora lontana e dolce e fiera:
ci furono grida nelle mie orecchie,
e palme sotto ai miei piedi.

(trad: L.Z.)

Nella prima strofa il narratore inizia descrivendo la terra e il tempo in cui è stato generato: un mondo magico, piuttosto strano e inquietante, molto diverso da quello che esiste oggi.
Si sente strano e diverso dagli altri animali, brutto e con la voce ripugnante. Sembra il diavolo ma ne è solo una parodia perché ha il suo aspetto ma non il suo prestigio.
Prosegue descrivendosi come un proscritto costretto a vagare sulla terra senza compagnia. Tutto questo è dovuto a una “antica volontà contorta”, qualcosa che è andato storto quando è stato creato.
Ma non gli importa cosa gli sia successo, perché ha un segreto. qualcosa che non ha intenzione di dire.
Quel segreto è rivelato negli ultimi due versi della poesia in cui descrive con orgoglio come un giorno tutto sia cambiato per lui. C’è stata un’ora, che è stata “dolce e fiera“, in cui c’erano grida e festeggiamenti intorno a lui e un tappeto di “palme sotto ai [suoi piedi]”: quello è stato il suo riscatto agli occhi del mondo.

Senza leggere il titolo sarebbe difficile capire cosa avesse in mente Chesterton, anche perché la creatura non è mai indicata per nome. Il titolo però ci suggerisce fin dall’inizio che l’“io” narrante è un asino.
Nei versi finali l’asino fa riferimento alla Domenica delle Palme, quando Gesù Cristo lo cavalcò per entrare a Gerusalemme , ma descrive quell’esperienza come se fosse per lui che la folla era in festa, mostrando fino alla fine quanto distorta sia l’immagine che ha di se stesso.

Image: Giotto (1266–1337): Scrovegni Chapel – Cycle of the Life of the Christ- Entry into Jerusalem (detail)

82 thoughts on “G. K. Chesterton 

  1. G. K. Chesterton’s poem ‘ Donkey ‘ is meaningful in many senses . What he wrote in his poem is less important than what Donkey stands for . A political symbol of the Democratic Party of America , Donkeys is the symbol of hard labor and astute understanding . And the poem was written in 1927 when he converted himself from Anglicanism to Catholicism and he is designated as the ‘ Prince of Paradox ‘ as he liked turning ideas inside out . His exuberant personality and rotund figure was sufficient to attract many of his critics. And certainly , Luisa was one of them who let us know about such a great English writer as such . Thanks !

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  2. Good post about a man who was always thinking and pondering. It is good to study and think about things, rather than just accept them at face value, especially these days. Happy Sunday Luisa. Allan

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  3. Brilliant, Luisa. I overlooked the title until you mentioned it. I did realize in the last two lines, it was referring to Jesus on Palm Sunday. Having fed donkeys almost daily for the past 6 months, I can see how they might have this distorted view of themselves. 😉 Unfortunately, some human asses have the same misperception.

    Liked by 3 people

    1. Do you know that while I was writing the post I was thinking of you and your four-legged friends?
      I even thought about borrowing one of your photos … 😉😉😉😉
      I agree with you, human asses are much more stubborn and distorted than those poor quadrupeds

      Liked by 3 people

    1. When I went to school, and not just the primary one, I used to learn a lot of poems by heart. So, I have accumulated a treasure in my memories,
      Now poems are no longer memorized. Maybe is it too tiring? Or is it so, to prevent mental elasticity?

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  4. E se un elogio all’asino non lo faceva l’asino stesso chi mai avrebbe tanto bene provveduto! Ecco spiegata l’origine della poesia postata. O no?

    La maggior parte di noi conosce gli animali, le loro caratteristiche, i loro vizi e le loro virtù, principalmente grazie alle Favole di Fedro studiate nei primi anni di scuola, e lì l’asino viene sempre illustrato in modo negativo, in genere stupido quando non addirittura cattivo come nel caso in cui scalcia il leone morente

    Nei tempi che stiamo vivendo però, secondo me, si sono ribaltate le considerazioni, salvo in un caso, ma solo perché l’ispirazione a tenere un certo comportamento continua a venire nello stesso modo.

    LE FAVOLE DI FEDRO

    Le favole di Fedro oggi si sa
    non sono più specchio di realtà,

    non sono più di vita una lezione
    chè l’asino ora vince sul leone,

    la rana più non scoppia e il bue
    cede davanti alle avances sue.

    Non cerca più il lupo pecorella
    ma in difesa sta in quanto quella

    scodinzolando bene il culettino,
    belando dolcemente pian pianino,

    lo porta nell’ovile e in disparte
    ben bene se lo fa quindi con arte.

    Solo la volpe resta, gira e gira,
    sempre la furba fino a che respira

    . . . perché alla donna lei, ovvio, si ispira.

    (Cassandro)

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  5. Cerco subito di correggere l’eventuale impressione di misoginia.

    VIVA LE DONNE . . .

    Con le donne l’avete! . . . E va buhó!
    Parlano troppo? . . . Vogliono avere
    ragione in ogni caso, chè se no
    piantano grane? Si deve sapere

    che pure se non l’ hanno se la fanno,
    con le buone o cattive in quanto che
    alcune volte con un lieve inganno
    fanno vedere il Dio che Dio non è!

    Per non parlare d’altro a tutti noto
    pensiamo ad una magica bacchetta
    che scomparir le faccia . . . Ah, che vuoto
    per tutti si avrebbe ! . . . Anzi, aspetta:

    secondo me il noto meteorite
    che sconquassò la terra in realtà
    più che i dinosauri. . . udite! . . .
    le donne fece scomparire . . . ‘Ntáàá! . .

    E poi, ovvio, gli uomini! . . . Perciò
    teniamocele buone, accontentiamole,
    per fare l’uomo ci vuol la donna . . . Eh no!?
    . . . per cui anche un poco sopportiamole,

    è nel nostro interesse . . . senza loro
    il mondo è tenebra, il buio pesto
    regnerebbe, e finirebbe l’oro
    che a noi regala ogni loro gesto!

    Foss’io di Aristofane nel cesto
    a dir “Viva le donne . . . e tutto il resto” ? (1 )

    Nessuna gridi: “Questo qui lo pesto!”
    Ed altra: “L’amo” . . . Ed altra “Lo detesto”

    (Cassandro)

    ( 1 ) Socrate, simbolo nella commedia di Aristofane “Le nuvole” di chi parla a vuoto, stando dentro una cesta sospeso in aria.

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  6. I attended a speaker’s workshop where the instructor told us a similar story, about the donkey that thought the cheering was all about him. We were cautioned to remember for Whom we were speaking. It’s not about us, but about Him. 😉 ❤

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