CINEFORUM: “Captain Fantastic”

captain fantastic

Il film americano “Captain Fantastic” narra la storia di una famiglia ‘alternativa’ che ha scelto di opporsi al consumismo, al capitalismo, allo stile di vita occidentale , andando a vivere nel cuore di una foresta del Nord America. Sotto la guida del padre, Ben, che vuole trasformare i suoi sei figli in adulti straordinari, i ragazzi, tra i cinque e i diciassette anni, cacciano per procurarsi il cibo, si sottopongono a durissime prove fisiche , studiano e combinano perfettamente l’attività intellettuale con un’esistenza selvaggia.
I giovani parlano varie lingue (tra cui l’Esperanto), studiano matematica e fisica, filosofia e politica; vengono educati a mettere in questione ogni cosa, a creare dibattiti, a esprimersi con pensieri propri, cioè vengono educati per esseri unici , come anche i loro assurdi nomi inventati vorrebbero enfatizzare.
Fanno anche festa: il loro nume tutelare è il filosofo e linguista Noam Chomsky, di cui festeggiano il compleanno invece del Natale («Meglio lui di un elfo che non esiste» dice Ben)
Ma la vita idilliaca è sconvolta da un fatto traumatico: la notizia del suicidio della madre, da tempo sofferente di disturbi psichici. Questo li costringe ad abbandonare l’isolamento per intraprendere un viaggio nel mondo convenzionale, fatto di pericoli ed emozioni che i ragazzi non conoscono.

A bordo del loro vecchio bus/casa decidono di recarsi al funerale della mamma –  nonostante l’opposizione del nonno – soprattutto per far rispettare le sue ultime volontà. La donna infatti, diventata buddista, voleva essere cremata, con le ceneri poi sparse nello scarico di un bagno pubblico.
Questo viaggio sarà una fonte incredibile di esperienze, ricavate soprattutto dal contrasto tra il modo in cui sono abituati a considerare il mondo orribile del benessere, e il mondo come è inteso dal resto della società.
Fanno tappa a casa della sorella di Ben, dove lo scontro tra i diversi metodi educativi porta a galla in modo tragicomico l’abisso esistente tra quei sei ragazzi intrisi di anticapitalismo e i cugini schiavi dei telefonini e dei videogiochi e quasi fieri della propria ignoranza.
Durante il viaggio affiorano anche le difficoltà nelle relazioni sociali, e altri dissidi e sofferenze che obbligano Ben e mettere in discussione la sua idea educativa, e gli fanno prendere la decisione sofferta di lasciare i figli a casa dei nonni.
I ragazzi però scelgono inaspettatamente di stare al fianco del padre e di aiutarlo a trafugare il corpo della mamma dal cimitero, per rispettarne le ultime volontà.
Alla fine, il figlio maggiore, che era stato accettato in varie prestigiose università ma non aveva trovato il coraggio di rivelarlo al padre, parte per un viaggio alla scoperta del mondo, mentre il resto della famiglia si trasferisce in una fattoria e i ragazzi iniziano a frequentare un corso di studi regolare.
Film interessante, basato il tema dell’educazione, che enfatizza lo scontro tra l’utopia e le difficoltà oggettive della sua messa in pratica.
Anche l’idea della comunità alternativa creata da Ben (che è davvero una bella squadra solidale) rivela le sue contraddizioni, come la presunzione di essere l’unica verità possibile, o la libera scelta (controllo del padre dittatore che priva i figli del contatto con la società).

Una battuta:” A meno che non sia scritto su un cazzo di libro, io del mondo non so assolutamente niente”.
Una citazione: “Se credi che non ci sia speranza, farai in modo che non esista alcuna speranza. Se credi che ci sia un istinto verso la libertà, farai in modo che le cose possano cambiare ed è possibile che tu possa contribuire a creare un mondo migliore”. (da Noam Chomsky)

 

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