Shelley: “To the Moon”

This poem, among many others from Percy Bysshe Shelley’s manuscripts, was published after his death by Mary Shelley in “Posthumous Poems” (1824) and entitled “To the Moon” by her.
It seems that “To the Moon” can be either a single-stanza fragment (the second part only) or the fuller two-stanza poem that follows:

To The Moon

And, like a dying lady lean and pale,
Who totters forth, wrapp’d in a gauzy veil,
Out of her chamber, led by the insane
And feeble wanderings of her fading brain,
The moon arose up in the murky east,
A white and shapeless mass.

Art thou pale for weariness
Of climbing heaven and gazing on the earth,
Wandering companionless
Among the stars that have a different birth,
And ever changing, like a joyless eye
That finds no object worth its constancy?

In this poem P. B. Shelley reflects on the timeless journey of the moon, a symbol of great contradiction, variability and loneliness , represented here by a lady in search of constancy in love.
She is very pale because she has grown tired of travelling in the sky, and of looking upon the earth continuously, and she is sad because she is companionless, having to wander among the stars which are different from her in nature and origin.
Struggling with weariness and loneliness, with a hint of madness, so alone and without friends, she may also represent the poet who stands alone and without companion even if in the middle of the crowd.
Constantly changing in shape and size, her waxing and waning is likened to joyless, unsteady eyes of a man in search of something pleasant to look at, which may deserve his constancy.
She is lake that, too: she is never the same even in two consecutive nights because she can’t find anyone she can love faithfully. Despite being so inconstant, she is looking for constancy.

Unfortunately, nothing in the world remains constant.

Final note

If you want to listen to some beautiful songs related to the moon, go and visit Andrea’s blog, aka Kikkakonekka, who just yesterday dedicated a post to ten songs about the moon. You can find it here:

Questa poesia, come molte altre tratte dai manoscritti di Percy Bysshe Shelley, fu pubblicata dopo la sua morte da Mary Shelley in “Posthumous Poems/Poesie postume” (1824) e da lei intitolata “To the Moon/Alla luna”.
Nelle antologie “To the Moon” viene riportata sia come un frammento di una sola strofa (solo la seconda parte) o come una poesia completa composta da due strofe. Eccola:

Alla luna

E, come esile e pallida dama morente,
che avanza incerta, avvolta in un velo trasparente,
fuor dalla sua stanza, guidata dai folli
e deboli vaneggiamenti di una vacillante mente,
la luna sorse nell’est tenebroso,
massa bianca e informe.

Sei pallida per la stanchezza
di scalare i cieli e osservare la terra,
vagando senza compagnia
tra le stelle diverse da te per origine,
e mutando senza sosta, come occhio privo di gioia
che non trova oggetto degno della sua costanza?

(trad: L.Z.)

In questa poesia P. B. Shelley riflette sul viaggio senza tempo della luna, simbolo di grande contraddizione, variabilità e solitudine, rappresentata qui da una dama in cerca di costanza in amore.
È molto pallida perché è sfinita da quel continuo vagare nel cielo fissando la terra, e triste perché è sola, dovendo vagabondare tra le stelle la cui origine è diversa dalla sua.
Lottando con solitudine e stanchezza, con un accenno di follia, così sola e senza amici potrebbe rappresentare anche il poeta che prova una profonda solitudine anche se in mezzo alla folla.
Fluttuante, mutevole in forma e dimensione, la sua irrequietezza viene paragonata agli occhi senza gioia e instabili di un uomo alla ricerca di qualcosa di piacevole su cui posare lo sguardo, qualcosa che si meriti la sua costanza.
Anche lei è così: non è mai la stessa nemmeno in due notti consecutive perché non riesce a trovare nessuno che possa amare fedelmente. Pur essendo così incostante, è in cerca di costanza.

Purtroppo al mondo nulla rimane costante.

Nota finale

Se volete ascoltare alcune belle canzoni legate alla luna, andate a far visita al blog di Andrea, alias Kikkakonekka che proprio ieri ha dedicato un post a dieci canzoni che parlano della luna- Lo trovate qui:

83 thoughts on “Shelley: “To the Moon”

  1. Hai detto bene: l’uomo è per sua natura un essere incostante, nel senso che tende a cambiare spesso e a non portare avanti nel tempo ciò che ha cominciato. Sia perché questo costa fatica, sia perché dopo un po’ l’entusiasmo iniziale lascia spazio alla noia, e quindi molte persone preferiscono mollare tutto. Io in questo mi considero un’eccezione: ho sempre disprezzato gli smidollati che mollano tutto per mancanza di volontà, e apprezzo chi al contrario ha la determinazione necessaria per portare a termine ciò che ha iniziato.

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      1. Aggiungo anche un’altra riflessione: è proprio per i motivi che ho spiegato sopra che oggi così tanti matrimoni finiscono in malora. Se ci fosse un po’ più di determinazione da parte degli sposi nel volerli tenere in piedi, sicuramente tanti figli non dovrebbero provare l’orrendo e irreparabile trauma di vedere i propri genitori separati: da professore che ha avuto tanti alunni in questa situazione, posso assicurarti che sui bambini questo trauma ha delle conseguenze davvero devastanti. Grazie a te per i complimenti e per la risposta! 🙂

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  2. This poem is a precious gem. Fantastic, dear Luisa, for sharing such wonderful poems with your amazing interpretation. It’s a delightful treat to read. 😍😍♥️♥️♥️😊😊😊👌👌👌👏👏

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  3. ‘To the Moon’ by a poet like P.B. Shelley is a poem , appears to be that of a love . Personification of the Moon as a lady who is in continuous search for constancy in love , seems to be pleasant . But she is not getting it at all , is painful . And she becomes pale due to continuous traveling and looking upon the earth continuously . She is sad because she is championless having wander among stars which are of different genre . Struggling with weariness and loneliness , so alone and without friends . But Luisa, here I little differ from your feelings as I think ‘she’ can’t the poet , because poet is ‘he’ and not lonely because his wife Mary Shelley is with him . With this fact that I am not a man of literature at all . My curiosity , thus , is that can ‘she’ be personified as ‘he’ in any literature as such ? Anyway your literary flight is praiseworthy and commendable . Thanks!

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    1. Thanks a lot for your thorough comment 🙏🙏🙏
      I think poets can identify with any kind of thing or person if they see them as a metaphor for their condition.
      You’re right, Shelley had a wife, but it was a common idea for English poets of the time to feel alone and separated from the rest of the world!

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  4. Grazie per la segnalazione, ma essere nominato insieme a Shelley mi pare troppo.
    🙂

    “Purtroppo al mondo nulla rimane costante”
    E purtroppo anche l’orbita della Luna non lo è, infatti si allontana leggermente dalla Terra anno dopo anno. Fra qualche anno (1 milione? 2?) scapperà via.

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  5. Splendida poesia, stasera quando alzerò gli occhi e la vedrò brillare su nel cielo, penserò al giovane poeta che ha scritto parole belle su di lei. Grazie Luisa per questi scritti che leniscono gli animi da tante ansie!!! 🙂 🙂 🙂

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  6. È meravigliosa, 🤩. Anche la Luna, così come le persone, ha le sue fasi, i suoi mutamenti e cambia. Mentre percorre il cielo le varie fasi lunari descrivono i suoi cambiamenti che potrebbero essere paragonati come alle varie fasi della vita di una persona: la nascita, la crescita, la vecchiaia. Magari è un paragone un po’ azzardato ma credo che, in fondo in fondo l’uomo e la luna s’assomiglino molto, 😉.

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  7. Chiedo scusa a tutti, ma . . . così, tanto per essere controcorrente.

    O D I O L A L U N A

    Odio la luna e tutti quelli che
    parlano della luna, io compreso.
    Diamoci un taglio netto, come se
    si trattasse… boh, che ne so?… di Creso

    … Margutte… Filottete… di Sant’Ivo…
    Parliamo noi di questi? Ovvio che no,
    quindi anche di lei, astro passivo,
    con quella faccia fessa da oblò,

    che appare e che scompare… che sorride
    prendendoci ogni volta per quel posto,
    chè per quante in passato lei ne vide
    ne rivedrà altrettante a zero costo

    … tutte le stesse! No, non cambia mai
    il mondo, si ripete all’infinito:
    vince sul bene il male, e tu lo sai,
    tu che guardi la luna incitrullito

    e chiedi a lei, che certo se ne frega,
    “cosa accadrà domani?” . . . Beh, vi invito
    almeno a dir che non vale una sega,
    e manco di un cane il guaito!

    Per consolarci pure si può dire,
    dato che sol ci guarda e non ci assiste
    nel vivere e manco nel morire
    che Luna è come mafia… “non esiste”!

    Sì, come in Norma forse sarà “casta”,
    avrà bello . . . bellissimo . . . il “sembiante”,
    però per me è ora di dir “Basta”,
    con lei o senza lei ama l’amante,

    il ricco non si fa meno arrogante
    e il mendicante resta mendicante.

    (Cassandro)

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  8. Versi davvero splendidi e bellissima la tua spiegazione e traduzione naturalmente 🥀🥀🥀 Geazie anche per la segnalazione del blog, quante belle canzoni con protagonista la Luna ❤ Grazie di tutto cara Luisa e buona serata 🥰

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  9. Ciao Lu’
    Questa poesia sulla luna descrive molto che ci di creda o meno il sentimento di perenne melanconia e il bisogno di un amore cui dedicarsi e affidarsi dei nati appunto sotto il segno della luna. Nel profondo sentirsi sparsi.
    Abbraccio ❤️

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  10. The moon is a loyal companion.
    It never leaves. It’s always there, watching, steadfast, knowing us in our light and dark moments, changing forever just as we do. Thanks for sharing this and making us fall in love with the poem all over again 💜

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