Crossing the Bar

Henley’s poem “Margaritae Sorori” (see here) about the longing for a peaceful end is reminiscent of Tennyson’s “Crossing the Bar”.

Alfred Lord Tennyson, who was Britain’s poet laureate for much of Queen Victoria’s reign, wrote this poem in 1889, three years before his death.
It is believed that the poet composed it while at sea, crossing the Solent, the strait between the Isle of Wight and Great Britain, at a time in his life when he had just escaped a near-fatal illness. Or soon after another trying sea voyage during which he may have heard the sounds coming from Salcombe moaning sandbar, the noises of the water crashing on the shoal.

Shortly before he died, Tennyson asked his son Hallam to “put ‘Crossing the Bar’ at the end of all editions of my poems”.

Crossing the Bar

Sunset and evening star,
And one clear call for me!
And may there be no moaning of the bar,
When I put out to sea,

But such a tide as moving seems asleep,
Too full for sound and foam,
When that which drew from out the boundless deep
Turns again home.

Twilight and evening bell,
And after that the dark!
And may there be no sadness of farewell,
When I embark;

For tho’ from out our bourne of Time and Place
The flood may bear me far,
I hope to see my Pilot face to face
When I have crost the bar.

At first glance it appears to be a poem about the voyage of a ship that is going to cross a sandbar at the entrance of a harbour.
The time is the setting of the sun and the rising of the evening star, the planet Venus, and the poet can perceive a sort of “call”.
He hopes he will not hear the moan of the waves beating against the shoal when he sets out to sea. Instead, he would like the tide to be so swollen that it creates no sound or foam, and moving so slowly that it may seem “asleep”.
Twilight comes with the evening bell, which will be followed by darkness. He hopes no one will cry when he departs, because even though he will go beyond the limits of this time and space, he has the hope that he will look at the face of his “Pilot”, after he has “crossed the bar”.

Actually, the poet is using an extended metaphor to compare death with crossing the “sandbar” between life, a coastal area, and the wider sea/ocean that lies beyond death, the “boundless deep”, to which we all return.

In essence, it is a poem that argues that death is a kind of comfort to be faced quietly and serenely, without fear, reassured by the knowledge that what comes next is a meeting with the “Pilot”, God. Crossing the bar, one of several images of liminality, represents the line between living and dying and
the passing to the other side is referred to as “embarking” and it almost seems that the experience is considered an adventure.

Final note

A sandbar. or a shoal, is a ridge of sand built up by currents along a shore. The bars are safe to cross only during the high tides when they are submerged, because low tides often result in their resurfacing. Therefore they are dangerous places for ships and sailing because boats can become stranded on them.
Since sandbars commonly occur close to land, crossing the bar means starting to sail in deeper waters.
On the Salcombe Bar, three decades later, there was the capsizing of Salcombe’s town lifeboat “The William and Emma” which caused the loss of 13 of the 15 crew.

La poesia di Henley dal titolo “Margaritae Sorori” (vedi qui), con il suo desiderio di una morte pacifica, ricorda “Crossing the Bar” di Tennyson.

Alfred Lord Tennyson, che fu poeta laureato di Gran Bretagna per gran parte del regno della regina Vittoria, scrisse questa poesia nel 1889, tre anni prima della sua morte
Si ritiene che il poeta lo compose mentre era in mare , attraversando il Solent, il braccio di mare che separa l’Isola di Wight dalla terraferma della Gran Bretagna, in un momento della sua vita in cui era appena sfuggito a una malattia quasi fatale. O subito dopo un altro impegnativo viaggio in mare durante il quale potrebbe aver sentito i suoni provenienti dal banco di sabbia “che geme” di Salcombe, provocati dai rumori dell’acqua che si infrange sulla secca.

Poco prima di morire, Tennyson chiese a suo figlio Hallam di “mettere ‘Crossing the Bar’ alla fine di tutte le edizioni delle mie poesie”.

Oltre le secca

Il tramonto e la stella della sera,
e un chiaro richiamo per me!
Spero che non ci siano gemiti alla secca,
quando prenderò il largo,

ma che la marea pur in moto sembri addormentata,
troppo alta per emettere suoni e schiuma,
quando ciò che trasse dalle profondità sconfinate
ritorna indietro.

Il crepuscolo e il rintocco della sera,
e poi la notte!
Che non ci sia tristezza al momento dell’addio,
quando mi imbarcherò;

perché sebbene la corrente potrà trasportarmi
lontano dai nostri limiti di Tempo e di Spazio,
spero di vedere in viso il mio Timoniere
quando avrò superato la secca.

(trad: L.Z.)

A prima vista sembra si tratti di una poesia sul viaggio di una nave che sta per attraversare un banco di sabbia all’ingresso di un porto.
È il momento del tramonto del sole e del sorgere della stella della sera, il pianeta Venere, e il poeta sente come un “richiamo”.
Spera di non udire il triste gemito delle onde che battono contro la secca, quando si metterà in mare. Vorrebbe invece che la marea fosse così gonfia da non creare suoni o schiuma e che si muovesse così lentamente da sembrare “addormentata”.
Il crepuscolo arriva con la campana della sera, a cui seguirà l’oscurità. Spera che nessuno pianga alla sua partenza, perché anche se andrà oltre i limiti del tempo e dello spazio come li conosciamo noi, ha la speranza che guarderà il volto del suo “Timoniere” quando avrà “superato la secca”.

In realtà la poesia è una metafora estesa che mette a confronto la morte con l’attraversamento della barriera tra la vita, una zona costiera e il più ampio mare/oceano che sta oltre la morte, la “profondità sconfinata”, a cui tutti torniamo.
In sostanza, è una poesia che sostiene che la morte è in realtà una sorta di conforto e quindi deve essere affrontata con calma e serenità, senza paura, rassicurati dalla consapevolezza che ciò che viene dopo è un incontro con il “Timoniere”, Dio, dopo aver attraversato il banco di sabbia, una delle numerose immagini di liminalità che rappresentano il confine tra vivere e morire.
Il passaggio dall’altra parte viene definito “imbarco” e sembra quasi che l’esperienza sia considerata un’avventura.

Nota finale

Una secca è un cordone di sabbia formato dalle correnti lungo una riva. La si può attraversare in sicurezza solo durante l’alta marea quando è sommersa, invece durante la bassa marea riaffiora e diventa pericolosa per la navigazione perché le imbarcazioni vi si possono arenare sopra.
Poiché i banchi di sabbia si trovano comunemente vicino alla terraferma, andare oltre la secca significa iniziare a navigare in acque più profonde.

Proprio alla secca di Salcombe, tre decenni dopola pubblicazione della poesia, ci fu un grave incidente: il ribaltamento della scialuppa della stazione di salvataggio locale, “The William and Emma”, in cui persero la vita 13 dei 15 membri dell’equipaggio.

65 thoughts on “Crossing the Bar

  1. ♥️♥️♥️♥️♥️♥️♥️♥️♥️👌👌👌👌👌👌👌👏👏👏👏👏👏. This is the most beautiful post of the day. I am speechless, dear Luisa. You are marvelous. Love it so much. The sheer beauty of the poem mesmerizes me. Keep rocking.

    Liked by 3 people

  2. Thank you, Luisa, for another fascinating addition and a beautiful poem.
    The concept of meeting with God at the end of the journey reminds me of Rabindranath Tagore and his expression of faith:

    “Faith is the bird
    that feels the light
    when the dawn
    is still dark.”

    Joanna

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  3. Luisa ! Alfred Lord Tennyson , a British Poet Laureate of the Victorian period , has rightly used an extended metaphor to compare death with crossing the ‘sandbar’ between life , a coastal area , and the wider ocean that lies beyond death , the ‘ boundless deep ‘ , to which we all return . Even in the Hindu mythology after death people has to cross a river called VAITARANI to reach the destination— either heaven or hell . As sandbar is safe to cross when there is high tide , and when there is low tide it would be quite dangerous to cross it . Anyway , like Tennyson , the Hindu mythology also say that it is difficult to cross the heavenly river VAITARANI without any help as such . And that’s why, after the death we use to give a Calf as a gift to the priest performing last rituals of the dead person , so that the dead person could cross the river by catching the tail of that gifted Calf while crossing the VAITARANI river . Thanks Luisa for bringing about a poem of A.L. Tennyson whose poems I read when I was in school as such .

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    1. It is I who must thank you for this wonderful comment that draws a parallel between Tennyson’s poem and Hindu culture. What you described is truly fascinating and I am extremely grateful to you🙏🙏🙏

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  4. Beautifully written and eloquently explained dear Luisa. I think those who are close to or pondering death would wish for nothing more than a peaceful passing. Have a great day. Allan

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  5. La vita, a volte, assomiglia ad una nave: quello che ci succede durante tutto l’arco della nostra esistenza può essere un viaggio dove le acque sono calme e tranquille e l’orizzonte non è coperto da nuvole, ma può capitare anche che le acque inizino ad agitarsi, il cielo a scurirsi e l’arrivo del temporale arrivi, improvviso, a scombussolarci un po’. Se la nave è guidata da un buon comandante queste tempeste possono essere superate con serenità e si ritornerà a vedere l’azzurro del cielo. Così dev’essere anche il momento in cui ci si ritroverà a lasciare questa terra: se nella vita avremo saputo superare quei momenti di tempesta non dovremmo essere troppo spaventati dall’idea della morte perché verrà vista come un porto in cui, prima o poi, tutti dovremo approdare.

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    1. Bellissime parole, Eleonora cara, che ti denotano non solo coma una persona profonda e riflessiva, ma anche estremamente più matura della tua giovane età.
      Ti ringrazio per aver condiviso questa riflessione

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  6. C’EST  LA  VIE!
     
     
    Se sol potessi non mi sveglierei,
    se solo dalla mia volontà
    dipendesse . . . così io finirei
    questa avventura sulla terra: qua,
     
    laddove gioie molte ho avuto,
    fin tanto che ho quell’età raggiunto
    sì alta per cui sono divenuto
    di grande impaccio a tutti quanti. Punto.
     
    Quindi l’andare a letto ogni sera
    si accompagna al desiderio di
    più non svegliarmi: ogni primavera
     
    non è eterna e pertanto, eh sì,
    scomparso il rispetto che un dì c’era
    è meglio via volare . C’est la vie!

    Niente pietà. Meglio “una botta e bi!”

    (Cassandro)

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  7. Anche in questi verdi un’ottima metafora che descrive alla perfezione la fase del trapasso con espressioni figurate che sembrano parlare di un quadro❣️❣️❣️ Buon proseguimento di giornata cara Luisa un abbraccio 🥰

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  8. Dolce e malinconica. Per me il poeta vede nela secca la fine della sua vita e spera di non soffrire molto come la secca geme con la bassa marea ma di scivolare via quando la stessa è ricoperta dall’alta marea.

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    1. Anche a me piace il suono della marea: durante un soggiorno-studio a St Malo, in Bretagna, quando frequentavo ancora l’università, mi facevo prestare la bicicletta dalla mia padrona di casa e andavo alle Rocce scolpite di Rotheneuf ad ascoltarla e ammirarla.💙💙💙💙💙

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